28 Luglio 2021
Risorse e rifiuti Sostenibilità

Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti: avviato il dibattito

Un Documento sottoscritto Legambiente, Greenpeace, WWF, Kyoto Club e Waste zero Italy, precisa modi e condizioni per l’applicazione del Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti, non previsto dalla Direttiva UE ed inserito nel D.Lgs. di recepimento del Governo italiano.

Legambiente, Greenpeace, WWF, Kyoto Club e Waste zero Italy hanno firmato un Documento congiunto in cui paventano che l’inserimento nel D.lgs. n. 161 di recepimento del cosiddetto “Pacchetto Economia circolare rifiuti”, di un “Programma nazionale di gestione rifiuti” (PNGR), non previsto dalla Direttiva europea, preluda ad un’ ulteriore capacità di incenerimento

Nel documento, tra l’altro, si legge: “la fattispecie prevista dalla Direttiva è quella dei ‘Piani di settore’, sinora delegati alle Regioni, strumento attraverso il quale le Regioni hanno sinora governato e programmato le attività, individuando gli scenari e, nella loro generalità, assicurando l’evoluzione del sistema verso le attuali situazioni; situazioni che descrivono un’Italia che da Paese arretrato, ha scalato le classifiche europee e mondiali, diventando uno dei Paesi con prestazioni più avanzate in termini di raccolta differenziata, riciclo, e minimizzazione del RUR [Rifiuto Urbano Residuo]”.

Un approccio del PNGR tutto impostato sulla definizione delle capacità (e delle tipologie!) impiantistiche, in particolare per il RUR – prosegue il Documento – non farebbe che riproporre lo schema logico dello Sblocca Italia il livello centrale decide per il tipo di tecnologie e le relative capacità, alle Regioni rimane solo la localizzazione. Uno schema già abbondantemente sconfessato dalla sostanziale sterilità delle misure a suo tempo ivi previste; nonché – ed in modo eloquente! – dalle sentenze della Corte Europea di Giustizia e del TAR del Lazio”.

In particolare, riteniamo fondamentale sottolineare un approccio riduttivo che vediamo usare con insistente frequenza, e che include diversi errori metodologici e concettuali: diffidiamo, una volta per tutte, dall’usare la formula, inopinatamente proposta e purtroppo ripetuta più volte senza i necessari approfondimenti e riflessioni in merito, per il calcolo della ‘necessità di incenerimento’: la formula ‘100-65-10 [65% di riciclo, tetto massimo del 10% del totale dei rifiuti in discarica e 25% di incenerimento] fallace per diversi motivi, che rendono irricevibile, ed ai limiti del ridicolo, il ragionamento ogni volta che viene riproposto:
– Anzitutto, perché è appena il caso di sottolineare che il 65% di riciclo netto è l’obiettivo minimo, non massimo, previsto dalle Direttive UE; e fino al 2035 c’è abbondanza di tempo per perseguire scenari più ambiziosi (peraltro, già conseguiti in territori, anche estesi) in confronto con i percorsi virtuosi che le Regioni e le altre Amministrazioni Locali possono/vogliono definire;
Ma soprattutto, ed ancora una volta, va ribadito che l’incenerimento non è l’unica opzione di trattamento del RUR; né, in riferimento alle finalità di quel calcolo, l’unica opzione che consenta di ridurne l’avvio a discarica!
Insomma, l’approccio metodologico a tale calcolo è profondamente riduttivo e distorto, e non reggerebbe alla prova dei fatti, su cui siamo pronti a sfidare, con evidenze, informazioni, e capacità di visione, chiunque se ne faccia latore, a livello istituzionale o di portatori di interesse.
Ma vale la pena di rammentare, a chi cerca di sfruttare l’occasione del PNGR per ravvivare una agenda dell’incenerimento, che questa dovrebbe invece ormai volgere allo spegnimento progressivo, come hanno già dichiarato molti dei Paesi Nordici spesso citati da chi in modo pasticciato e confuso parla di coerenza tra incenerimento e scenari avanzati di recupero materia (e riduzione dei rifiuti!)”.

Infine, ci corre l’obbligo di sottolineare un concetto, su cui la confusa riproposizione della formula ‘100- 65-10’ pare essere cieca: in discarica, mandiamo tonnellate, non percentuali; dunque, chi vuole davvero minimizzare il ricorso alla discarica, deve evitare di legare il territorio a capacità di incenerimento che, ingessando il sistema, impediscono di lavorare sulla minimizzazione del RUR, ossia (appunto) quei tonnellaggi a cui le percentuali si applicano. I territori che più di tutti sono riusciti a minimizzare i contributi specifici alla discarica (i kg/ab di RUR, che poi diventano le tonnellate smaltite) sono, guarda caso, quelli liberi dall’ingessamento causato dalla presenza di inceneritori che necessitano di tonnellaggi onde garantire il recupero degli investimenti.

Ormai lo scenario operativo abbonda di evidenze di questo tipo, in Italia ed a livello UE: e chi si occupa di programmazione non può più permettersi di ignorarle”.

Par di capire che il dibattito in vista della definizione del Piano nazionale per la gestione dei rifiuti e delle scelte per la tipologia degli impianti è iniziato e che le posizioni in campo dei vari stakeholder non sono ravvicinate,  fermo restando che il deficit impiantistico per la gestione dei rifiuti in alcune aree del nostre Paese è evidente, con le migliaia di camion carichi di rifiuti che dalle regioni del sud si spostano verso quelle del Centro-Nord, come è stato evidenziato durante il recente Green Symposium di Napoli.

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