2 Dicembre 2021
Cambiamenti climatici Clima

Clima già cambiato: ma l’Italia non ha un Piano di adattamento

L’annuale Rapporto dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente evidenzia la continua drammatica crescita degli eventi meteorologici estremi in Italia, che colpiscono duramente le aree urbane dove impermeabilizzazione e consumo di suolo sono stati negli ultimi anni più intensi, ma il nostro è l’unico grande Paese europeo ha non avere ancora un Piano nazionale di adattamento al clima.

In Italia aumentano i fenomeni meteorologici estremi e i Comuni colpiti, ma siamo l’unico grande Paese europeo che non ha ancora un Piano di adattamento al clima e continuiamo a rincorrere le emergenze.

È l’ulteriore allarme lanciato dall’annuale Rapporto dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente, presentato il 23 novembre 2021 nel corso di un evento in streaming e realizzato con il contributo del Gruppo Unipol e con la collaborazione scientifica di Enel Foundation, il cui scopo è di contribuire a far crescere l’attenzione e le analisi scientifiche sugli impatti che la crisi climatica ha sulle aree urbane e sul territorio italiano e per chiedere di accelerare le politiche di adattamento al clima, a livello nazionale e locale.

Dal 2010 al 1° novembre 2021, l’Osservatorio ha registrato nella Penisola 1.118 eventi estremi, 133 nell’ultimo anno, segnando un +17,2% rispetto alla passata edizione del Rapporto. Gli impatti più rilevanti si sono registrati in 602 comuni italiani, 95 in più rispetto allo scorso anno (quasi +18%). Nello specifico si sono verificati 486 casi di allagamenti da piogge intense, 406 casi di stop alle infrastrutture da piogge intense con 83 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 308 eventi con danni causati da trombe d’aria, 134 di eventi causati da esondazioni fluviali, 48 casi di danni provocati da prolungati periodi di siccità e temperature estreme, 41 casi di frane causate da piogge intense e 18 casi di danni al patrimonio storico. Si sono avute 261 vittime, 9 solo nei primi 10 mesi del 2021.

La rilevanza dei danni dipende anche dal modo in cui abbiamo trasformato il territorio e reso più fragile la capacità di reagire a questi fenomeni – si legge nel Rapporto – La ragione sta nell’incredibile consumo di suolo ed impermeabilizzazione delle aree urbane realizzato negli ultimi 70 anni, da case, capannoni, strade e parcheggi. Un’ulteriore dimostrazione è venuta dai ripetuti allagamenti in Sicilia, colpita da una serie di medicane per larga parte del mese di ottobre, con centri cittadini inagibili, infrastrutture danneggiate, vittime e sfollamenti”.

 È in città che si corrono i rischi maggiori e tra le città più colpite: Roma dove, dal 2010 al 1° novembre 2021, si sono verificati 56 eventi, 9 solo nell’ultimo anno, di cui ben oltre la metà (32) hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense; altro caso importante è quello di Bari con 41 eventi, principalmente allagamenti da piogge intense (20) e danni da trombe d’aria (18); a Milano ci sono stati 30 eventi totali, almeno 20 dei quali da esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro.

Eppure sono solo 4 le città italiane (Bologna, Ancona, Torino e Padova) che hanno Piani specifici di adattamento, che affrontino singolarmente aspetti come gli allagamenti, le inondazioni e le ondate di calore. Di contro, in Gran Bretagna sono 95, in Francia 54, in Germania 51.

Purtroppo il nostro Paese non dispone di alcun indirizzo strategico chiaro che individui l’adattamento come priorità delle politiche di intervento. Siamo ancora al livello di studi sul tema, visto che nel 2014 è stata approvata la “Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici” ma non è mai stato approvato il “Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”. Dopo la prima stesura effettuata dal Centro EuroMediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) e la Consultazione avviata nel 2017 per la “elaborazione della versione finale”, se ne sono perse le tracce, nonostante fosse stato indicato dal Ministro dell’Ambiente dell’epoca “strumento strategico irrinunciabile per un Paese come l’Italia che vive ogni giorno gli effetti dei mutamenti climatici”.

Di fronte a questo quadro, Legambiente torna a ribadire l’urgenza di approvare quanto prima il Piano nazionale di adattamento al Clima che individui le aree a maggior rischio e le priorità di intervento per orientare in modo efficace le politiche Da decenni si continua a spendere un’enorme quantità di risorse economiche per rincorrere i danni provocati da alluvioni, piogge e frane, a fronte di poche risorse spese per la prevenzione. Sono 23 i Paesi UE, con l’aggiunta del Regno Unito, che hanno adottato un piano nazionale o settoriale di adattamento al clima e tra questi ancora non compare l’Italia.

Fonte: Osservatorio CittàClima

La Commissione UE ha adottato la nuova Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici Forging a climate-resilient Europe” che definisce il cammino da percorrere per essere pronti ai loro effetti inevitabili, sollecitando i Paesi  ad attuare strategie e piani di adattamento, con 3 priorità trasversali:
– integrare l’adattamento nella politica macrofinanziaria;
– soluzioni
 per l’adattamento basate sulla natura;
– azioni di adattamento locale.

Fabio Bastianelli

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