Secondo un Rapporto di Transparency International, la protezione in UE dei whistleblower, ovvero dei segnalatori di illeciti che avvengono nel luogo in cui lavorano, è incoerente e debole, non riuscendo a tutelare pienamente gli individui dalle ritorsioni, nonostante tutti gli Stati membri abbiano implementato negli ordinamenti nazionali la Direttiva 2019/1937/UE.
A più di sei anni dall’adozione della Direttiva “Whistleblowing”, gli Stati membri dell’UE continuano a non tutelare adeguatamente i segnalatori di illeciti.
Lo rileva ilRapporto“How effective is whistleblower protection in the EU?”diTransparency International, con cui l’Organizzazione della società civile che opera in oltre 100 paesi per porre fine all’ingiustizia della corruzione, avverte che le lacune nella legislazione e la debole attuazione scoraggiano le persone dal denunciare gli illeciti e le espongono al rischio di ritorsioni se lo fanno.
L’analisi sull’attuazione dellaDirettiva2019/1937/UEavviene nel momento in cui si è chiusa (22 aprile 2026) laconsultazione pubblicaavviata dalla Commissione UE per raccogliere osservazioni e contributi utili a verificare se la Direttiva “Whistleblowing”[Ndr: alla lettera “soffiare il fischietto” che non trova equivalenti termini in italiano che rendano il concetto:si tratta di un individuo che denuncia, per il bene pubblico, comportamenti illeciti che avvengono nel luogo in cui lavora] stia funzionando come previsto e se abbia effettivamente raggiunto i suoi obiettivi di rafforzare l’applicazione del diritto dell’Unione, garantendo un livello elevato di tutela per chi segnala violazioni nell’interesse pubblico.
Ad oggitutti gli Stati hanno adottato leggi per armonizzare il proprio quadro giuridico alla Direttiva, anche se in alcuni casi è stato necessario l’intervento della Commissione UE con il deferimento allaCorte di giustizia europea, tra cui l’Italiache l’ha recepita in seguito con ilD.lgs. 10 marzo 2023.L’inserimento nella legislazione nazionale da parte degli Stati membri è stato lento, disomogeneo e spesso ritardato, lasciando lacune significative dovute a un quadro giuridico incompleto o errato che costringono i potenziali informatori a una scelta difficile:tacere o rischiare di perdere il lavoro, affrontare azioni legali o molestie per aver parlato apertamente. Inoltre, ipaesi non riescono a raccogliere e pubblicare dati sui casi di denuncia e sui relativi esiti, rendendo impossibile un controllo efficace.
Tuttavia, secondo Transparency International riaprire la Direttiva rischia di affrontare il problema sbagliato e potrebbe persino minare le tutele esistenti. Le principali debolezze non risiedono nella Direttiva in sé, ma nel modo in cui è stata recepita e attuata a livello nazionale, dove sono ancora urgentemente necessarie delle riforme.
“I whistleblower smascherano pratiche corruttive, dalle frodi che costano ai contribuenti miliardi alle violazioni delle norme di sicurezza che mettono a rischio la vita delle persone– ha dichiaratoMarie Terracol, responsabile della protezione degli informatori presso Transparency International –Eppure, in tutta Europa, chi denuncia non è ancora adeguatamente protetto. I governi falliscono proprio dove conta di più: nel trasformare gli impegni legali in una reale protezione nella pratica. Invece di riaprire la Direttiva, dovrebbero concentrarsi sul colmare le lacune nelle legislazioni nazionali, far rispettare le norme e garantire che coloro che denunciano illeciti siano protetti, supportati e ascoltati”.
Il rapporto esamina come tali carenze compromettano la protezione dei whistleblower in tutta l’UE,Individuando persistenti lacune legislative in settori chiave come i rimedi e l’onere della prova, unitamente a sistemi di applicazione della legge frammentati e con risorse insufficienti, che faticano a prevenire ritorsioni o a imporre sanzioni significative.
Vi si legge che inItaliauna sentenza del Tribunale di Milano del giugno 2025 è stata la prima a interpretare correttamente le disposizioni relative all’onere della prova, dopo una serie di precedenti decisioni che non avevano raggiunto tale obiettivo. Prima della sentenza,i dipendenti erano tenuti a dimostrare in tribunale il nesso di causalità tra la segnalazione e la misura ritorsiva subìta, senza beneficiare della presunzione legale che la ritorsione fosse dovuta a una segnalazione protetta. Ciò comportava un onere probatorio più gravoso per il segnalatore e, in molti casi, solo una protezione formale, insufficiente a garantire un’effettiva tutela dei diritti in gioco.
Con solo pochi casi sparsi nell’UE in cui sono state imposte sanzioni (ad esempio Francia,Italiae Slovacchia), Transparency International osserva cheè difficile valutare se l’applicazione delle norme sia in grado di dissuadere le ritorsioni e altre pratiche volte a scoraggiare i whistleblower.
Gli osservatori della società civile notano che lesanzioni vengono raramente applicatee quando vengono applicate, tendono a collocarsi nella fascia inferiore dei limiti previsti. Ad esempio, inItalia, nel 2024, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) a cui i whistleblower possono rivolgersi in caso di ritorsioni, ha imposto sanzioni pecuniarie ai datori di lavoro pari a 5.000 euro in due casi (la sanzione minima prevista dalla precedente legislazione) e 10.000 euro in un altro caso (la sanzione minima prevista dalla legislazione vigente), nonostante il quadro giuridico consentisse sanzioni fino a 50.000 euro. L’ANAC può solo applicare sanzioni per le ritorsioni, non può offrire protezione o risarcimento direttamente ai whistleblower. Ciò compromette la tempestività e la funzione preventiva della tutela dei whistleblower.
Viene sottolineato, inoltre,il limitato accesso a consulenza e supporto indipendenti, con le organizzazioni della società civile che spesso colmano queste lacune senza un adeguato riconoscimento o finanziamento, nonché lamancanza di una raccolta dati sistematica e inclusiva.
Transparency Internationalsollecitaun’azione più incisiva da parte della Commissione UE per rafforzare l’applicazione della legge, garantire protezioni complete ed efficaci e migliorare la trasparenza, la responsabilità e i sistemi di supporto per i whistleblower.
Al contempo gliStati membri sono invitati a:
–garantire il pieno ed efficace allineamento con la Direttiva UE sulla segnalazione di illeciti e con le migliori prassi, colmando le lacune legislative e applicando concretamente le misure di protezione;
–offrire servizi di consulenza e supporto accessibili, indipendenti e gratuiti per chi denuncia irregolarità;
–istituire un sistema di raccolta e pubblicazione dati sistematico e trasparente sui casi di segnalazione di illeciti e sui relativi esiti, includendo dati disaggregati per identificare le lacune strutturali nella protezione.

