Il Pacchetto di infrazioni di febbraio 2023, riserva all’Italia un deferimento alla Corte di giustizia europea per il mancato recepimento della Direttiva sulla protezione delle persone che segnalano reati (whistleblowing), un parere motivato per inadeguata trasposizione della Direttiva Nitrati, 3 lettere di costituzione in mora in tema di revisione dei conti (Audit), reddito di cittadinanza e assegno unico familiare.
La Commissione UE ha adottato il 15 febbraio 2023 il mensile pacchetto di infrazioni volto ad intraprendere le azioni legali nei confronti degli Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell’UE e a garantire la corretta applicazione del diritto dell’UE a favore dei cittadini e delle imprese.
Per l’Italia vengonoavviate 5 procedure di infrazioneche, in ordine di gravità, si sostanziano in undeferimento alla Corte di giustizia europea, unparere motivatoe3 lettere di costituzione in mora.
In tema diGiustizia, l’Italia è stata deferita per il mancato recepimento della Direttiva 2019/1937, la cosiddetta Direttiva “Whistleblowing”[Ndr: alla lettera “soffiare il fischietto” che non trova equivalenti termini in italiano che rendano il concetto:si tratta di un individuo che denuncia, per il bene pubblico, comportamenti illeciti che avvengono nel luogo in cui lavora].
La Direttiva ha un ruolo chiave nell’attuazione del diritto dell’Unione in una serie di importanti settori strategici in cui le violazioni del diritto dell’Unione possono pregiudicare l’interesse pubblico; tali settori spaziano dalla tutela dell’ambiente agli appalti pubblici, dai servizi finanziari alla sicurezza nucleare e alla sicurezza dei prodotti, fino alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione.
La Direttiva impone agli Stati membri di fornire agli informatori che operano nel settore pubblico e privato canali efficaci per segnalare violazioni delle norme dell’UE in via riservata, istituendo un solido sistema di protezione contro le ritorsioni. Ciò si applica a livello sia interno (in seno a una data organizzazione) che esterno (a un’autorità pubblica competente). Gli Stati membri erano tenuti ad adottare le misure necessarie per conformarsi alle disposizioni della direttivaentro il 17 dicembre 2021.
Nel gennaio 2022 la Commissione aveva inviato lettere di costituzione in mora a 24 Stati membri che non avevano recepito pienamente la direttiva e non avevano informato la Commissione delle misure di recepimento entro il termine stabilito. Successivamente la Commissione aveva inviato pareri motivati a 15 Stati membri nel luglio 2022 e ad altri 4 Stati membri per non aver comunicato misure che dessero piena attuazione alla Direttiva.
Poiché le risposte di 8 Stati membri ai pareri motivati della Commissione non erano soddisfacenti, la Commissione ha deciso di deferire tali Stati membri, tra cui l’Italia, alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Ilparere motivatoinviato all’Italia si riferisce al settore “Ambiente”, in particolare all’acqua,per l’inadeguataprotezione della popolazione e gli ecosistemi del paese dall’inquinamento provocato da nitrati provenienti dall’agricoltura, secondo quanto prevede la Direttiva 91/676 (Direttiva Nitrati).
IlPiano di azione“Azzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo”, uno dei principali obiettivi del Green Deal europeo,è ridurre l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo a livelli che non siano più considerati nocivi per la salute umana e gli ecosistemi naturali.
La Direttiva Nitrati obbliga gli Stati membri acontrollare le loro acque e a individuare quelle che sono inquinate da nitrati di origine agricola o quelle che potrebbero esserlo, nonché le acque interessate da eutrofizzazione. Essi sono inoltre tenuti adesignare come zone vulnerabili ai nitrati le zone che scaricano in tali acque e a istituire adeguati programmi d’azione per prevenire e ridurre l’inquinamento da nitrati.
Nel novembre 2018 la Commissione aveva inviato all’Italia una prima lettera di costituzione in mora, invitando le autorità a garantire la stabilità della rete di monitoraggio dei nitrati, a procedere a un riesame e proseguire nella designazione delle zone vulnerabili ai nitrati in diverse regioni e ad adottare misure supplementari.
Successivamente, sebbene le autorità italiane abbiano compiuto alcuni progressi, la Commissione ha constatato la necessità di adottare ulteriori misure per affrontare i problemi rimanenti. Nel frattempo sono inoltre emersi altri problemi, come lariduzione del periodo di blocco continuativo(durante il quale è vietata l’applicazione di fertilizzanti). Per questi motivi nel dicembre 2020 è stata inviata all’Italia unalettera complementare di costituzione in mora.
Pur riconoscendo che da alloraalcune carenze sono state risolte, la Commissione continua a nutrire preoccupazioni riguardo ad altre violazioni in diverse regioni nelle quali lasituazione nelle acque sotterranee inquinate dai nitrati non sta migliorando o si osserva un peggioramento del problema dell’eutrofizzazione delle acque superficiali. La Commissione ha pertanto deciso di inviare un parere motivato all’Italia che dispone ora di 2 mesi per rispondere e adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.
Una primalettera di costituzione in moraè stata inoltrata all’Italia per il settore “Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali” per il non completo recepimento della Direttiva 2006/43 (Direttiva Audit) sulla revisione legale dei conti. Le norme in essa stabilite prevedono ladesignazione di un’autorità competenteche si assume la responsabilità finale per le mansioni di controllo nel settore della revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati (Direttiva 2014/56). Per incrementare la trasparenza del controllo dei revisori e per consentire una maggiore responsabilità, la Direttiva sulle revisioni legali si impone agli Stati membri di designare una singola autorità che si assume la responsabilità finale delle mansioni di controllo. Lalegislazione nazionale italiana prevedetuttavia due diverse autoritàin alcune mansioni di controllo, senza designarne espressamente una che si assuma la responsabilità finale per ciascuna di tali mansioni. La Commissione ha concluso che le autorità italiane non hanno recepito correttamente la pertinente disposizione della direttiva sulle revisioni legali. In assenza di un riscontro soddisfacente da parte dell’Italia entro 2 mesi, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Un’altra lettera di costituzione in mora per l’Italia attiene “Lavoro e diritti sociali”, in particolare per larichiesta dei 10 anni di residenza per ottenere il reddito di cittadinanza. Il nostro Paese èl’unico nell’UE ad aver istituito tale requisito per misure di contrasto alla povertà.
A norma delRegolamento (UE) 492/2011le prestazioni di sicurezza sociale come il “reddito di cittadinanza” dovrebbero essere pienamente accessibili ai cittadini dell’UE che siano lavoratori subordinati o autonomi o che abbiano perso il lavoro, indipendentemente da dove abbiano soggiornato in passato. Inoltre, i cittadini dell’UE non impegnati in un’attività lavorativa per altri motivi dovrebbero poterbeneficiare della prestazione alla sola condizione di essere legalmente residenti in Italia da almeno 3 mesi. La Direttiva 2003/109/CE prevede che i soggiorni di lungo periodo provenienti da Paesi terzi abbiano accesso a tale prestazione. Pertanto ilrequisito dei 10 anni di residenza si configura come discriminazione indiretta, in quanto è più probabile che i cittadini non italiani non riescano a soddisfare tale criterio. Inoltre ilregime di reddito minimo italiano discrimina direttamente i beneficiari di protezione internazionale, i quali non hanno accesso a tale prestazione, in violazione della Direttiva 2011/95/UE. Ilrequisito della residenza, infine, potrebbeimpedire agli italiani di trasferirsi al di fuori del paese per motivi di lavoro, in quanto non avrebbero diritto al reddito minimo al rientro in Italia. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione, trascorsi i quali quest’ultima potrà decidere di inviare un parere motivato.
L’ultima lettera di costituzione in mora si riferisce al settore della “Sicurezza sociale”, in particolare all’Assegno unico universale per i figli a caricointrodotto dall’Italia nel marzo 2022, a cuihanno diritto solo persone residenti in Italia da almeno 2 anni, a condizione che vivano in uno stesso nucleo familiare insieme ai figli.
Secondo la Commissione questa normativa è in contrasto con ilRegolamento 883/2004in materia dicoordinamento di sicurezza socialee con ilRegolamento 492/2011suldiritto alla libera circolazione dei lavoratori UE all’interno dell’UE, in quanto non tratta i cittadini dell’UE in modo equo esi qualifica pertanto come discriminazione. Il Regolamento sul coordinamento della sicurezza sociale vieta inoltrequalsiasi requisito di residenza ai fini della percezione di prestazioni di sicurezza sociale, quali gli assegni familiari. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione, trascorsi i quali quest’ultima potrà decidere di inviare un parere motivato.
