Un Rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) (UNHCR) sullo stato dell’istruzione dei rifugiati, evidenzia come, nonostante alcuni progressi conseguiti, quasi 6 milioni (44%) di bambini rifugiati non frequentano la scuola, e il 65% di quelli frequentanti la scuola primaria, solo il 32% si iscriveva ad una scuola secondaria, in un contesto in cui i tagli ai finanziamenti umanitari rischiano di precludere opportunità a una generazione di giovani.
Quasi 6 milioni di bambini rifugiati in tutto il mondo non frequentavano la scuola nel 2025, mentre i tagli ai finanziamenti, sempre più consistenti, minacciano di escludere milioni di altri bambini dalle aule scolastiche e di vanificare anni di progressi nell’istruzione dei rifugiati.
L’avvertimento è contenuto nelRapporto“Pathways to the Future: Education, Opportunity and self-Reliance” che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) (UNHCR) ha pubblicato il 2 ottobre 2026, secondo cui5,8 milioni di minori rifugiati non frequentano la scuola, pari al 44% dei 13,1 milioni di bambini e ragazzi in età scolare costretti alla fuga.
“Ripensando ai miei anni da rifugiato, comprendo l’importanza dell’istruzione– ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati,Barham Salih–Mi ha offerto opportunità che lo sfollamento mi avrebbe altrimenti negato. Mi ha aiutato a ricostruire la mia vita e a plasmare il mio futuro.L’istruzione è protezione. Ma è anche una via verso le opportunità e l’autosufficienza. In un momento di forte pressione sui finanziamenti per gli aiuti umanitari e lo sviluppo, i tagli all’istruzione rischiano di vanificare decenni di investimenti collettivi e di precludere opportunità a una generazione di giovani”.
Il passaggio all’istruzione secondaria rimane una delle maggiori sfide per gli studenti rifugiati. Mentrenel 2025 il 65% dei bambini rifugiati in età scolare primaria era iscritto alla scuola primaria, solo il 32% era iscritto alla scuola secondaria.
Per leragazze rifugiate, il passaggio alla scuola secondaria è un momento critico. Mentre la frequenza alla scuola primaria è pressoché identica per ragazze e ragazzi,il divario si amplia notevolmente nella scuola secondaria, poiché povertà, rischi per la propria incolumità, matrimoni precoci e altre pressioni spingono un numero crescente di ragazze adolescenti ad abbandonare gli studi.
In questo contesto, i progressi nell’istruzione superiore dimostrano cosa si può ottenere con investimenti costanti. Leiscrizioni di rifugiati all’istruzione terziaria hanno raggiunto un livello record dell’11% nel 2025, rispetto al 9% del 2024, con oltre 450.000 rifugiati iscritti per la prima volta all’istruzione superiore, il livello più alto mai registrato. Questo incremento mantiene l’UNHCR e i suoi partner sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 15% di iscrizioni di rifugiati all’istruzione superiore entro il 2030 (15by30), attraverso un maggiore accesso alle università, alla formazione professionale, alle opportunità di apprendimento connesso, alle borse di studio e ai percorsi di studio in Paesi terzi.
L’istruzione superiore può essere particolarmente trasformativa per le donne e le ragazze rifugiate, offrendo loro accesso a competenze, qualifiche, opportunità di lavoro e, potenzialmente, una maggiore indipendenza economica. Tuttavia, l’accesso rimane profondamente ineguale. In oltre l’80% dei Paesi che hanno fornito dati, lo scorso anno l’iscrizione dei rifugiati all’istruzione superiore è rimasta al di sotto della media nazionale.Nei paesi a basso reddito e in quelli colpiti da conflitti, solo il 2% dei rifugiati era iscritto all’istruzione superiore, rispetto al 13% dei cittadini nazionali.
In occasione dellaGiornata internazionale per la protezione dell’istruzione dagli attacchi(9 settembre 2026), Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica globale sulla necessità imprescindibile di preservare le scuole, le università e i luoghi di apprendimento come spazi sicuri protetti dalle violenze dei conflitti armati, l’UNICEFha pubblicato i dati aggiornati sui bambini privati dell’istruzione a causa dei conflitti, da cui emerge chesono 93 milioni i bambini che in tutto il mondo non frequentano la scuola a causa di conflitti e crisi umanitarie.
L’UNHCR ricorda cheinvestire nell’istruzione dei rifugiati significa anche rafforzare i sistemi scolastici nazionali che servono sia i rifugiati che le comunità ospitanti. Man mano che un numero maggiore di rifugiati impara insieme ai bambini delle comunità che li ospitano, le scuole hanno bisogno di un numero sufficiente di insegnanti, aule, materiali didattici e finanziamenti per rendere l’inclusione una realtà.
L’UNHCR esorta, pertanto la comunità internazionale e i partner per lo sviluppo asalvaguardare i finanziamenti per l’istruzione e a investire nei sistemi nazionali dei paesi che ospitano rifugiati.
“La nostra ambizione deve andare oltre il semplice mantenimento dei bambini in classe– ha sottolineato Salih –Lo sfollamento non dovrebbe determinare i limiti della vita di un bambino. Un bambino che può imparare oggi è meglio preparato a contribuire e a mantenersi domani, sia che alla fine torni a casa, che costruisca il suo futuro nel paese che gli ha offerto rifugio o che cerchi opportunità altrove. La nostra responsabilità è garantire loro questa possibilità”.
