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Fondo per transizione giusta: da correlare agli obiettivi climatici

La Corte dei conti europea (ECA) avverte, con un parere espresso di recente, che la mancanza di uno stretto legame tra il Fondo per una transizione Giusta (JTF) e gli obiettivi climatici e ambientali dell’UE il meccanismo non contribuisca a porre fine alla forte dipendenza di alcune regioni dalle attività ad alta intensità di carbonio e che la transizione verso un’economia verde richieda nuovi interventi finanziari.

Secondo il parere della Corte dei conti europea (ECA), pubblicato il 22 luglio 2020, la proposta di Regolamento, recentemente modificata, concernente il Fondo per una transizione giusta (JTF) dovrebbe stabilire un legame più chiaro con gli obiettivi dell’UE in materia di clima e ambiente.

Lo scorso dicembre, la Commissione UE ha presentato il Green Deal europeo , la nuova Strategia per decarbonizzare l’economia dell’UE al 2050, rendendola sostenibile, trasformando le sfide climatiche e ambientali in opportunità in tutti i settori politici e affrontandone l’impatto sociale, economico e ambientale sui settori e le regioni colpite, tramite il meccanismo per una transizione giusta, strumento chiave per garantire che la transizione verso un’economia climaticamente neutra avvenga in modo equo e non lasci indietro nessuno, in particolare i lavoratori e le comunità che dipendono dalla catena del valore dei combustibili fossili.

Nel gennaio 2020, presentando il Piano di investimenti per il Green Deal europeo (il cosiddetto “Piano di investimenti per un’Europa sostenibile”), la Commissione UE aveva indicato in almeno 100 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 i finanziamenti per il Meccanismo che consterà di 3 fonti principali di finanziamento, tra cui Fondo per la transizione giusta che avrebbe avuto uno stanziamento di 7,5 miliardi di euro, per contribuire a generare gli investimenti di cui necessitano i lavoratori e le comunità che dipendono dalla catena del valore dei combustibili fossili.

Nel maggio scorso, a seguito del blocco economico causato dalla pandemia di Covid-19, la Commissione UE, oltre ai 7,5 miliardi di euro, proponeva per il Fondo un finanziamento aggiuntivo considerevole, del valore di 2,5 miliardi di euro nel quadro del prossimo bilancio a lungo termine dell’UE e di 30 miliardi di euro a carico Next Generation EU ovvero del Piano per la ripresa economica dell’UE dopo la pandemia, elevando così a 40 miliardi di euro le risorse totali del Fondo per una transizione giusta.

Il Trattato sul funzionamento dell’Unione prevede che la proposta emendativa della Commissione implica l’obbligo di consultare la Corte dei conti europea; e il Parlamento europeo e il Consiglio hanno quindi scritto separatamente alla Corte per richiederne il parere che sottolinea come “i finanziamenti dovrebbero essere maggiormente basati sulle necessità e orientati alla performance. Se così non fosse – ha avvertito la Corte – vi è il rischio che il cambiamento strutturale necessario non si concretizzi e che la transizione verso un’economia verde debba essere nuovamente finanziata”.

Per la Corte la Commissione UE non ha effettuato una valutazione d’impatto a priori per giustificare l’importo modificato. Una solida analisi delle necessità è fondamentale per assicurare una migliore assegnazione delle risorse finanziarie dell’UE e per individuare e quantificare gli obiettivi da raggiungere. Ciò è tanto più importante in quanto la proposta prevede ulteriori finanziamenti per le regioni che hanno già ricevuto un sostegno per la modernizzazione energetica tramite altri fondi dedicati.

Il Fondo per una transizione giusta è uno strumento chiave del Green Deal europeo per garantire che la transizione verso un’economia climaticamente neutra si svolga in modo equo, senza lasciare indietro nessuno – ha dichiarato Nikolaos Milionis, il Membro dell’ECA responsabile del parere – La Commissione, tuttavia, dovrebbe fare in modo che la nuova proposta legislativa, assieme ai piani territoriali per una transizione giusta che saranno approvati, disponga di un solido quadro di riferimento della performance per conseguire gli ambiziosi obiettivi dell’UE”.

La Corte ha osservato, inoltre che il collegamento tra performance e finanziamenti è relativamente debole. Il metodo di assegnazione proposto fornisce scarsi incentivi ad attuare la profonda e significativa trasformazione strutturale necessaria per conseguire gli obiettivi dell’UE in materia di clima. Per giunta, benché siano proposti indicatori comuni di realizzazione e di risultato, questi non rispecchiano chiaramente l’obiettivo della transizione da settori ad alta intensità di carbonio. Secondo la Corte, vi è quindi il rischio significativo che il JTF non contribuisca a porre fine alla forte dipendenza di alcune regioni dalle attività ad alta intensità di carbonio.

Come avevamo osservato in altra occasione, senza i paletti di una stretta correlazione tra la possibilità di accedere al Fondo e i contributi nazionali di riduzione delle emissioni e l’adozione di strategie a lungo termine di decarbonizzazione dei Paesi membri, c’è il rischio di un “assalto alla diligenza” , anche se nel frattempo con l’ultimo Consiglio UE (17-21 luglio 2020) che ha approvato il nuovo Piano per la ripresa, il “bottino” da 40 si è ridotto a 10 miliardi miliardi di euro.

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