9 Febbraio 2023
Prodotti e acquisti verdi Sostenibilità

Greenwashing: per metà delle affermazioni ecologiche dei prodotti online

La Commissione UE ha pubblicato i risultati di un’indagine sul greenwashing dei prodotti in vendita online per verificare se le affermazioni ecologiche dichiarate non violino il diritto dell’UE sulla tutela dei consumatori. I risultati confluiranno entro l’anno nella nuova proposta legislativa sulla fondatezza delle dichiarazioni verdi, prevista dall’Agenda del consumatore.

Il 28 gennaio 2021 la Commissione UE e le autorità nazionali di tutela dei consumatori hanno pubblicato i risultati di uno screening sui siti web, ossia dell’indagine a tappeto effettuata ogni anno per individuare violazioni del diritto dell’UE in materia di tutela dei consumatori nei mercati online.

Una “indagine a tappeto” prevede una serie di controlli effettuati simultaneamente su diversi siti web per individuare possibili violazioni del diritto dell’UE in materia di tutela dei consumatori in un particolare settore.

Quest’anno l’indagine a tappeto è stata coordinata non solo con le autorità nazionali di tutela dei consumatori di cui al Regolamento (UE) 2017/2394 (per l’Italia il Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale per il Mercato, La concorrenza, il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica) e con le entità esterne (per l’Italia: Altroconsumo, Centro per i Diritti del Cittadino, Centro Europeo Consumatori Italia, Movimento Consumatori), ma anche con autorità di tutto il mondo, sotto l’egida della International Consumer Protection and Enforcement Network (ICPEN).

Per la prima volta, l’indagine a tappeto si è concentrata sul “greenwashing“, la pratica seguita dalle imprese che dichiarano di fare per l’ambiente più di quanto facciano in realtà, analizzando le affermazioni ecologiche online in vari settori economici, quali abbigliamento, cosmetici e elettrodomestici. Secondo le autorità nazionali di tutela dei consumatori nel 42 % dei casi vi era motivo di ritenere che le affermazioni fossero esagerate, false o ingannevoli e potessero potenzialmente configurare pratiche commerciali sleali a norma del diritto dell’UE. Peraltro, con i lockdown che si sono succeduti nel corso del 2020 nei vari Paesi, correlati alla pandemia di Covid-19, gli acquisti online hanno avuto un’impennata, come attesta Eurostat.

Sempre più persone vogliono vivere una vita all’insegna del rispetto dell’ambiente, per questo mi congratulo con le imprese che si adoperano per produrre prodotti o servizi ecologici – ha dichiarato Didier Reynders, Commissario UE per la Giustizia – Tuttavia, non si possono ignorare i commercianti senza scrupoli, che ingannano i consumatori con affermazioni vaghe, false o esagerate. La Commissione è fermamente determinata a dotare i consumatori dei mezzi per la transizione verde e a lottare contro il greenwashing. È questa una delle principali priorità della nuova agenda dei consumatori adottata lo scorso autunno“.

La “Nuova agenda del consumatore” prevede di adottare entro il 2021 una proposta legislativa sulla fondatezza delle dichiarazioni verdi, al fine di proteggere i consumatori nei confronti di informazioni non veritiere o presentate in modo confuso o fuorviante,  imponendo alle imprese di comprovare le dichiarazioni utilizzando metodi basati sull’impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni.

Nell’ambito della Strategia Farm to Fork” ” la Commissione UE proporrà l’introduzione dell’obbligo di apporre sulla parte anteriore dell’imballaggio un’etichetta nutrizionale armonizzata, in modo che i consumatori possano compiere scelte alimentari informate, sane e sostenibili. Per diversi elettrodomestici, l’etichetta energetica dell’UE fornisce già un’indicazione chiara e semplice sull’efficienza energetica dei prodotti, consentendo ai consumatori di risparmiare più facilmente sulle bollette elettriche domestiche, e riducendo al contempo le emissioni di gas a effetto serra in tutta l’UE.

Principali risultati

Dopo uno screening generale la Commissione e le autorità di tutela dei consumatori hanno esaminato in modo più approfondito 344 affermazioni apparentemente dubbie, relative a vari prodotti (i più comuni erano i tessuti / abbigliamento / scarpe, seguiti dai cosmetici / articoli per la cura della persona e attrezzature per la casa) rilevando che:
– in oltre la metà dei casi, il commerciante non aveva fornito ai consumatori informazioni sufficienti per valutare la veridicità dell’affermazione;
– nel 37 % dei casi, l’affermazione conteneva formulazioni vaghe e generiche, come “cosciente”, “rispettoso dell’ambiente”, “sostenibile”, miranti a suscitare nei consumatori l’impressione, priva di fondamento, di un prodotto senza impatto negativo sull’ambiente;
– inoltre, nel 59 % dei casi, il commerciante non aveva fornito elementi facilmente accessibili a sostegno delle sue affermazioni.
Nel complesso, tenendo conto di vari fattori, nel 42 % dei casi le autorità hanno avuto motivo di ritenere che l’affermazione potesse costituire greenwashing e configurasi potenzialmente come una pratica commerciale sleale prevista dalla relativa Direttiva.

Le autorità nazionali contatteranno le imprese interessate per segnalare i problemi riscontrati e garantire che siano risolti, se necessario. I risultati dell’indagine a tappeto confluiranno nella valutazione d’impatto che sarà redatta per la nuova proposta legislativa succitata.

Lo screening dei siti web incentrato sul “greenwashing” costituisce una delle numerose iniziative intraprese dalla Commissione per dotare i consumatori dei mezzi per compiere scelte più sostenibili. Tra le altre, il Green Consumption Pledge, lanciato dal Commissario Raynders il 25 gennaio 2021.

Parte del Patto europeo per il clima, l’iniziativa si propone di accelerare il contributo delle imprese a una ripresa economica sostenibile e di creare fiducia nei consumatori sulle prestazioni ambientali di aziende e prodotti, rivolta direttamente alle aziende, chiedendo loro impegni volontari. Per prendere parte al progetto le società devono adottare misure concrete in almeno tre delle cinque aree di impegno fondamentali individuate dalla Commissione UE, dimostrando i passi avanti compiti con dati trasparenti e accessibili al pubblico. Le prime imprese ad aver aderito alla fase pilota del Green Consumption Pledge, sono:  L’Oréal,  Gruppo Colruyt, Decathlon, Renewd e LEGO Group.

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