Nel corso di un webinar, la Società di consulenza Althesys ha presentato uno Studio che segnala una strategia complessiva di ampio respiro per la gestione dei fanghi di depurazione, da attuarsi attraverso una roadmap al 2030, che potrebbe a pieno titolo usufruire dei finanziamenti del Piano di ripresa (PNRR).
–La fase di chiusura del ciclo idrico attraverso la gestione dei fanghi di depurazione è fondamentale per il funzionamento e la sostenibilità dell’industria idrica.
–Lo sviluppo tecnologico, i miglioramenti gestionali e la programmazione possono trasformare il problema dei fanghi da costo in opportunità e completare la filiera nel rispetto dei principi dell’economia circolare.
–È necessario superare le incertezze normative per evitare l’invio in discarica dei fanghi di depurazione, con ingenti costi economici e ambientali.
–Sono possibili soluzioni sinergiche dell’utilizzo dei fanghi di depurazione, sia con il settore agricolo, migliorando la fertilità dei suoli, sia con quello energetico e del waste management, attraverso il recupero energetico.
Sono le principali evidenze che emergono dalloStudio “L’industria idrica e le sfide dell’economia circolare. La gestione sostenibile dei fanghi di depurazione”,presentato il 28 gennaio 2021 inwebinar econdotto da Althesys, società professionale indipendente specializzata nella consulenza strategica nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utilities, in collaborazione con le associazioni e i principali operatori del settore (Utilitalia, FISE Assoambiente, Acea, Cap, Hera, MM, Smat, Veolia) cheprende in esameilquadro normativo e tecnologico, glieconomics, gliaspetti chiavee lepotenziali criticitàper cogliere le opportunità offerte da una gestione più sostenibile dei fanghi di depurazione.
All’Italia serve una strategia complessiva di ampio respiro per la gestione dei fanghi di depurazione, da attuarsi attraverso una roadmap al 2030. Per fare questo è necessario definire un quadro normativo chiaro e stabile che, contemplando le diverse possibilità di recupero dei fanghi, permetta di ricorrere anche ai fondi messi a disposizione dal Piano Nazionale di Recupero e Resilienza (PNRR) nel quadro del NextGenerationEU. Nell’ambito della voce sulla transizione ecologica il Governo ha previsto nell’ultima bozzalostanziamento di 15,3 miliardi di euroalla voce“Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica”.
“La gestione dei fanghi di depurazione è centrale per la chiusura dell’intero ciclo idrico,poiché più a fondo si pulisce l’acqua proveniente dalle fognature e più fanghi restano nel depuratore– ha spiegato l’economistaAlessandro Marangoni, Amministratore delegato di Althesys –Questi, tuttavia, sono una risorsa che, in una logica di economia circolare, possono essere recuperati, fornendo nutrienti all’agricoltura o producendo energia. Bisogna quindi evitare lo smaltimento in discarica e valorizzare le sinergie con gli altri settori, agricoltura ed energia, tracciando un piano a medio-lungo termine di gestione nazionale condivisa che, in un quadro normativo chiaro, consideri le diverse opzioni tecnologiche”.
I diversi utilizzi dei fanghi
Questi materiali, purtroppo, sono spesso inviati in discarica invece di procedere al recupero di materia e di energia. I modi con i quali i fanghi possono essere riutilizzatiin agricoltura o con la valorizzazione energeticasono diversi.In particolare, l’impiego dei fanghi in agricoltura si è trovato a fronteggiare a più riprese, negli anni, incertezze normative, interventi giurisprudenziali e legislazioni regionali differenti, con forti impatti sulla gestione e i costi per le imprese idriche. Parallelamente, le destinazioni alternative all’agricoltura in Italia sono limitate da vari fattori:pochi impianti Waste to Energy per i fanghi,uso limitato nei cementifici,restrizioni per lo smaltimento in discarica. Tutto questo grava, in ultima istanza, sui cittadini, con maggiori costi e peggior qualità del servizio e dell’ambiente.
Numeri e statistiche
I fanghi da trattamento acque reflue urbane prodotti in Italia nel 2018, secondo l’ultimoRapportoRifiuti Speciali dell’ISPRA (2020) sono stati3,1 milioni di tonnellate,ma alcune stime diUtilitaliaindicano3,8 milioni.
La produzione di fanghi è diversa tra le varie regioni italiane, essendo correlata alla presenza e qualità della depurazione. Il grado di copertura nazionale del servizio di depurazione è circa il 90%, ma se si considera la capacità degli impianti con il carico inquinante potenziale generabile nel territorio,la copertura scende al 57%. La situazione è eterogenea sul territorio: nelle regioni dove la depurazione è più efficiente si ha una maggior produzione di fanghi. In testa si trovano Lombardia (14%),Emilia-Romagna(12,2%),Veneto(12%) eLazio(11,6%); in coda Sicilia, Calabria, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata.
Ilcosto di sistema della gestione dei fanghiè stimabiletra i 400 e i 520 milioni di euro, assumendo un mix delle varie modalità di gestione e una produzione nazionale tal quale intorno ai 4 milioni di tonnellate a regime.
Strategia al 2030
L’Italia anche in questo campo dispone dunque diuna risorsa che non sa valorizzare. Lo studio traccia le linee di una strategia nazionale dell’industria idrica sui fanghi che si articola su più direttrici.
Innanzitutto,definire un quadro normativo chiaro e stabileper l’utilizzo in agricoltura, che preveda untavolo di coordinamento istituzionale normativo. Lavalorizzazione della qualità dei fanghi,che è fondamentale per mantenere il loro sbocco verso gli usi agricoli, e unavisione integrata idrico-waste-agricoltura,che coinvolga l’intera filiera, sono altri elementi chiave di questa strategia.
Inoltre, lacreazione di una rete di stakeholderche includa produttori, operatori, utilizzatori e imprese agricole di trasformazione; ilricorso alla termovalorizzazione, con impianti dedicati o destinati anche ad altri rifiuti, già molto diffusi in alcuni Paesi europei anche per il potenziale recupero delfosforo, per il quale fabbisogno l’Italia è
quasi totalmente dipendente dall’importazione.
Serve, nel complesso, unpiano impiantistico nazionaleche favorisca anchel’adozione ditecnologie innovative,conla sperimentazione e la ricerca disoluzioni avanzate di minimizzazione e di recupero dei fanghi o impianti per la prduzione dibiometano, e infine unaprogrammazione regionaleall’interno di indirizzi e linee guida definiti a livello nazionale.
Il percorso punta ad andare oltre la gestione delle emergenze periodiche, attraverso una visione condivisa tra tutti gli stakeholder e un adeguato periodo di transizione nel quale glioperatori possano individuare e realizzare, nell’ambito delle indicazioni nazionali e regionali, le soluzioni più adatte alla situazione impiantistica e al territorio.
C’è da osservare, peraltro, che l’entrata in vigore delRegolamento europeo sul riutilizzo delle acque affinate a fini irrigui in agricoltura, comporterà la necessità di infrastrutture dedicate e conseguente aumento di produzione di fanghi di depurazione. Rientrando tale riutilizzo nelle attività di mitigazione del clima, i finanziamenti per tali infrastrutture rientrerebbero a pieno titolo tra quelli da programmare nel Piano di Ripresa (PNRR), che deve averealmeno il 37% della dotazione assegnatoall’obiettivo climatico, secondo leLinee guidadella Commissione UE.
E.B.
