La Federazione Utilitalia ha presentato un Documento per il rilancio economico del Paese che avrebbe un impatto del 3,6% sul PIL e di 400 mila posti di lavoro, purché il Governo crei le giuste condizioni per consentire alle imprese di realizzarli ed essere in linea con gli obiettivi del nuovo Piano d’azione per l’economia circolare di cui le Utilities sono il volano.
Garantire l’operatività dei servizi essenziali e snellire i procedimenti autorizzativi per interventi urgenti, avviando poi le azioni necessarie a favorire il percorso di rilancio tramite la realizzazione di nuove opere infrastrutturali.
Sono i temi centrali intorno ai quali si sviluppa ilDocumento“Il contributo delle Utilities al rilancio economico del Paese”, realizzato daUtilitalia(la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche) in collaborazione con laFondazione Utilitatise con il contributo diSvimezePwC, e presentato il 14 luglio 2020 nel corso di un Webinar cui hanno partecipato vertici di grandi gestori, rappresentanti istituzionali e del mondo accademico.
L’evento è nato dalla considerazione che la crisi sanitaria in corso sta mettendo a dura prova l’economia italiana e che, tra i tanti settori industriali che hanno subìto gli effetti economici del blocco delle attività produttive,quello delle utilities ha mostrato resilienza, legata soprattutto alla natura di essenzialità dei servizi erogati. L’intero settore è pronto a fornire il proprio contributo alla ripartenza del sistema Paese, ma per fare in modo che tale contributo possa realizzarsi è necessario che il Governo crei le giuste condizioni, individuando gli strumenti idonei per permettere alle imprese di mettere a frutto gli investimenti pianificati.
Già oggi le Utilities producono ricchezza, utilizzando efficacemente i fattori produttivi, con l’obiettivo di generare valore aggiunto rispetto alle risorse esterne impiegate. Inoltre, le attività svolte contribuiscono allacrescita economica del contesto sociale e ambientale in cui le Aziende operano, e producono importanti ricadute indirette sui territori, in particolare, in considerazione degli investimenti realizzati e dell’occupazione.
Le imprese di Utilitalia hanno in programma unpiano di investimentida50 miliardi di euro in 5 anniper contribuire alla ripartenza economica del Paese:30 nel settore idrico;12 in quello energetico;8 in quello ambientale. Tuttavia, per la sua effettiva realizzazione, c’è bisogno che ilGoverno crei le giuste condizioni, individuando gli strumenti idonei per permettere alle imprese di mettere a frutto gli investimenti pianificati. Secondo Utilitalia, questi investimenti possono contribuire in modo rilevante al rilancio dell’economia, datoil forte impatto che sono in grado di generaresul PIL (3,6%) e sull’occupazione, con un incremento di circa400 mila postisu scala nazionale, oltre un terzo dei quali – come stimato da Svimez – solo al Sud.

“Tra i settori industriali che hanno subìto gli effetti economici del blocco delle attività produttive, quello delle Utilities ha mostrato una elevata capacità di resilienza, legata soprattutto alla natura di essenzialità dei servizi erogati– ha spiegato il Direttore Generale di Utilitalia,Giordano Colarullo– Il nostro studio mostra come gli investimenti nei settori dell’acqua, dell’ambiente e dell’energia rappresentino un volano per accelerare la crescita del Paese, con una forza e un impatto economico significativo che si inserirebbero nella linea degli obiettivi della sostenibilità e del Green New Deal. Un intervento importante anche per lo sviluppo economico delle regioni del Sud, considerando l’elevato fabbisogno di investimenti che tali aree presentano per colmare il gap infrastrutturale con il resto dell’Italia”.
Se si considera che ilciclo dell’acqua, laproduzione di energia rinnovabilee ilriciclo dei rifiutisono i3 pilastrisu cui si basa il nuovoPiano di azioneper l’Economia circolareadottato dalla Commissione UE lo scorso marzo, uno dei principali strumenti del Green Deal europeo per lacrescita sostenibile in Europa, va da sé che leUtilities locali, il cui core business è rappresentato proprio da tali settori,assumeranno un ruolo chiave nel nuovo scenario.
Le proposte intersettoriali
Per
supportare questa prima fase, Utilitalia propone di prevedere un’iniezione
straordinaria di liquiditàa supporto delle imprese, e anche di sostegno
all’attuazione dei piani di investimento programmati. Sarebbe inoltre
necessariorilanciare il mercato dei contratti pubblici e garantire la
tempestività degli approvvigionamenti,nonchésemplificare i
procedimenti e ridurre – di un terzo – i terminidelle procedure
autorizzative. Da un punto di vista fiscale si propone di incentivare
fiscalmente leaggregazioni tra impresee di introdurre l’agevolazione
fiscale delsuperammortamento, limitata agli investimenti non inferiori
ai 10 milioni di euro effettuati fino al 2023.
Andrebbe poi accompagnato il rilancio degli investimenti conl’esclusione dall’ambito di applicazione del Testo Unico delle società partecipate(D.lgs. 175/2006) di tutte quelle società che emettono strumenti finanziari quotati diversi dalle azioni in mercati regolamentati o a questi equiparati; con l’obiettivo di superare le criticità derivanti dalla normativa sulle società a controllo pubblico, bisognerebbe inoltreescluderequeste società dalleregole speciali in materia di gestione del personale.
Settore idrico
In
questa prima fase, occorre che sia completata la riforma di governance
istituzionale per il servizio idrico nel Meridione, anche attraverso il
coinvolgimento delleAutorità di bacino distrettuale,in tutte quelle
realtà in cui la riforma stessa non sia stata completata; andrebbe inoltre
rifinanziatoil piano strategico per le grandi infrastrutture idriche,lavorando
al contempo a unagestione integrata dei fanghi di depurazione.
Bisognerà poi prevedere unampliamento e miglioramento delle reti acquedottistichecon l’obiettivo primario
di contenere le perdite di rete e losviluppo dei water safety plans,per segnare il passaggio da un approccio reattivo ad uno preventivo ai
controlli sulla qualità dell’acqua distribuita. Andranno superate le criticità
che riguardano lamancanza parziale o totale delle reti di raccolta e
collettamento dei reflui,potenziando al contempogliimpianti di
depurazioneper garantire il superamento della grave carenza strutturale
del servizio soprattutto nel Sud e nelle Isole. Più in generale, deve essere
messa in campo unastrategia di
intervento volta alla sviluppo dell’economia circolarebasata su quattro
assi principali:
– l’efficienza energeticanelle attività e nelle infrastrutture del
servizio idrico integrato;
– lariduzione dell’utilizzo della plasticamediante la promozione del
consumo di acqua potabile;
– ilrecupero di energia– elettrica e termica – e dimaterie primemediante impianti o
specifici trattamenti integrati nelle infrastrutture idriche, nonchéla diffusione di energia da fonti rinnovabili
per l’alimentazione degli impianti del servizio idrico integrato;
– ilriuso dell’acqua trattata, ad esempio a fini agricoli e
industriali.
Settore Ambiente
In questa prima fase Utilitalia propone di attribuire a tutte leRegionila responsabilità di effettuare unastima del fabbisogno impiantistico residuo, per permettere rapidamente la realizzazione di infrastrutture necessarie alla gestione ed al trattamento dei rifiuti. Alle Regioni e alle Province autonome andrebbe permesso di autorizzare, ove tecnicamente possibile, unincremento fino al 10% della capacità degli impianti di trattamentodellafrazione organica, anche se proveniente da altre regioni. Bisognerebbe inoltresemplificare e ridurre i tempi delle procedure autorizzativedegli impianti di trattamento, nonchérivederel’attuale disciplina dell’End of waste.
In una seconda fase, andrebbe valutata unariforma profonda del sistema,investendo nella costruzione degli impianti necessari, con soluzioni che tengano in considerazione il principio di prossimità, sia per i rifiuti urbani che per gli speciali. Andrebbero inoltre promossela piena applicazione dellaresponsabilità estesa del produttoree l’utilizzo delCSScome combustibile alternativo, supportando al contempo l’attività diregolazionee rafforzando la filiera del riciclo tramite misure economiche per consentire losviluppo del mercatodei materiali riciclati.
Settore Energia
Nel settore energetico, è necessario
in questa prima fasegarantire il conseguimento dei target previstidal
Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima PNIEC), il cui strumento più
importante sono iTitoli di Efficienza Energetica (TEE). Bisogna inoltre
prevedere una fortesemplificazione delle proceduree garantire a tutti
glistakeholdersun equilibrio economico-finanziario;stabilizzare il
sistema degli incentivi nella filiera del biometanoe concedere un
prolungamento dei termini per permettere alle aziende diusufruire del periodo di incentivazione decennale; e introdurre
adeguatichiarimenti normativiper l’applicazione dell’aliquota Iva del
10% alle forniture di energia termica rese tramiteteleriscaldamento.
In una seconda fase andrà previsto unrilancio del ruolo del settore idroelettrico(superando l’elevata frammentazione normativa),del meccanismo dei TEEe del relativo mercatoattraverso la rimozione dei vincoli di natura territoriale o settoriale. Sarà poi importante rafforzare gli strumenti e i meccanismi di mercato come ilcapacity market,promuovere lepotenzialità del biometanoe individuare un regime di sostegno alla realizzazionedi reti di teleriscaldamento. Andranno infine previste unacompletaliberalizzazione dei mercati retailche possa garantire il contenimento dei prezzi, anche attraverso un riordino della struttura degli oneri di sistema, fiscali e parafiscali, e la definizione di meccanismi che forniscano un adeguato bilanciamento tra il riconoscimento di incentivi alleenergy communitiese la necessità di assicurare l’equilibrioeconomico-finanziario delleinfrastrutture di rete preesistenti.
