27 Maggio 2022
Efficienza energetica Energia

Efficienza energetica: i contributi UE alle imprese sono stati spesi male

Secondo la Corte dei conti europea (ECA) che ha monitorato i finanziamenti UE per l’efficienza energetica delle imprese, nella maggior parte dei casi, gli investimenti che hanno ricevuto finanziamenti per molti progetti erano già stati pianificati, e sarebbero proseguiti  anche senza il sostegno dell’UE, inoltre i due terzi delle spese hanno riguardato solo 5 Paesi membri, tra i quali l’Italia.

I finanziamenti UE non sono ancora sufficientemente collegati ai bisogni delle imprese e i risultati attesi da detti finanziamenti, sebbene impossibili da rilevare nell’ambito del quadro di monitoraggio esistente, consisteranno probabilmente in un modesto contributo agli obiettivi dell’UE in materia di efficienza energetica.

È la conclusione della Relazione specialeEfficienza energetica nelle imprese: in alcuni casi è stato conseguito un risparmio energetico, ma vi sono debolezze nella pianificazione e nella selezione dei progetti” che la Corte dei conti europea (ECA) ha pubblicato il 17 gennaio 2022.

In precedenza l’ECA aveva pubblicato la Relazione sugli investimenti dell’UE nel campo dell’efficienza energetica degli edifici residenziali, nonché la Relazione sull’azione dell’UE per la progettazione ecocompatibile e l’etichettatura energetica.

La Direttiva sull’efficienza energetica, il principale strumento giuridico nel campo dell’efficienza energetica. dispone che gli Stati membri pongano in essere misure per raggiungere i valori obiettivo nazionali di efficienza energetica, il che a sua volta contribuirà al raggiungimento dei valori-obiettivo dell’UE. Nei loro Piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica, gli Stati membri definiscono misure per accrescere l’efficienza dell’approvvigionamento, della trasmissione e della distribuzione di energia, nonché misure applicabili agli utenti finali.

L’efficienza energetica è un elemento importante dell’ambizione dell’UE di conseguire la neutralità in termini di emissioni di carbonio entro il 2050. Tuttavia, sono ancora necessari notevoli sforzi, e alle imprese spetta un ruolo importante. Di conseguenza, parallelamente alle misure proprie degli Stati membri, l’UE, tra il 2014 e il 2020, ha consacrato notevoli somme al sostegno al miglioramento dell’efficienza energetica nelle imprese. La Corte osserva che il livello programmato di sostegno nel quadro della politica di coesione dell’UE è diminuito negli ultimi anni: da una dotazione complessiva fissata in 3,2 miliardi di euro nel 2016 è sceso a 2,4 miliardi di euro nel 2020. In aggiunta, la maggior parte della spesa è stata concentrata solo in alcuni Stati membri. Due terzi della spesa destinata all’efficienza energetica nelle imprese riguardano solo 5 Stati membri (Repubblica ceca, Polonia, Germania, Italia e Bulgaria).

Migliorare le prestazioni energetiche delle imprese, qualunque sia il settore in cui esse operano, è cruciale se l’UE vuole conseguire il proprio obiettivo di ridurre le emissioni di almeno il 55 % entro il 2030 –  ha dichiarato Samo Jereb, il Membro dell’ECA, responsabile della relazione – Finora, però, il vero effetto dei finanziamenti dell’UE sull’efficienza energetica delle imprese rimane non chiaro”.

La relazione solleva dubbi sull’effettivo valore aggiunto dei finanziamenti dell’UE. È chiaro che le sovvenzioni UE sono prese in considerazione quando le imprese adottano decisioni d’investimento. . Ma, nella maggior parte dei casi, gli investimenti che hanno ricevuto finanziamenti erano stati già pianificati. In altre parole, molti progetti sarebbero andati avanti senza il sostegno dell’UE. La Corte osserva che, anche senza sostegno pubblico, investire nell’efficientamento energetico è in genere efficiente. Secondo le stime, risulta più conveniente risparmiare un’unità di energia che pagare per la stessa quantità di elettricità, la fonte energetica prevalentemente utilizzata. Ciò è divenuto ancor più vero dopo i recenti aumenti dei prezzi dell’energia.

Secondo la Corte, è difficoltoso quindi stabilire il contributo complessivo dei finanziamenti dell’UE, e non è possibile alcuna valutazione della performance: le autorità nazionali dispongono sì di indicatori, ma questi ultimi differiscono da uno Stato membro all’altro, e talvolta anche tra programmi di un medesimo Stato membro. In assenza di informazioni consolidate a livello UE, gli auditor della Corte hanno effettuato propri calcoli, stimando che i potenziali risparmi generati dai progetti cofinanziati nelle imprese ammontano approssimativamente allo 0,3 % dello sforzo necessario per conseguire i valori obiettivo di efficienza energetica dell’UE per il 2030. In altre parole, i progetti di efficienza energetica finanziati dall’UE apporteranno soltanto un modesto contributo

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