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SOTEU 2020: annuncio di un obiettivo climatico al 2030 più ambizioso?

Dopo la risoluzione della Commissione ENVI del Parlamento europeo sulla Legge europea sul clima dello scorso marzo, in cui si chiede, tra l’altro, di tagliare del 60% le emissioni di gas serra al 2030, la Presidente della Commissione UE nel suo discorso sullo Stato dell’Unione (SOTEU) del 16 settembre annuncerebbe la proposta di riduzione del 55% delle emissioni, di aumento al 38-40% dell’apporto delle rinnovabili, assieme all’aumento dell’obiettivo di efficienza energetica, alla riforma del sistema EU-ETS, alla riduzione del consumo di carbone, petrolio e gas.

La Commissione Ambiente, Salute pubblica e Sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento europeo ha votato (46 voti a favore, 18 contrari e 17 astensioni) per rendere la neutralità climatica obbligatoria entro il 2050 sia nell’UE che negli Stati membri, chiedendo al contempo di ridurre del 60% le emissioni al 2030 rispetto al 1990, e di inserire un obiettivo intermedio per il 2040 a seguito di una valutazione d’impatto, per garantire che l’UE sia sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo al 2050 e di essere allineata con gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 °C, secondo quanto deciso con l’Accordo di Parigi.

Inoltre, gli eurodeputati della Commissione ENVI chiedono all’UE e agli Stati membri di eliminare gradualmente tutti i sussidi diretti e indiretti ai combustibili fossili entro il 31 dicembre 2025, sottolineando la necessità di continuare gli sforzi per combattere la povertà energetica.

La proposta è avvenuta nell’ambito dell’adozione della Relazione sulla Legge europea sul Clima che la Commissione UE ha presentato lo scorso maggio, volta a sancire l’impegno politico dell’UE di conseguire la neutralità climatica entro il 2050, secondo quanto previsto dal Green Deal europeo che definisce l’obiettivo e traccia la road-map per tutte le politiche dell’UE.

L’adozione della Relazione invia un messaggio chiaro alla Commissione europea e al Consiglio dell’UE alla luce dei prossimi negoziati: ci aspettiamo che tutti gli Stati membri raggiungano la neutralità climatica al più tardi entro il 2050 e abbiamo bisogno di ambiziosi obiettivi intermedi al 2030 e al 2040 anche per l’UE per raggiungere questo obiettivo – ha dichiarato la relatrice Jytte Guteland – Sono anche soddisfatta dell’inclusione di un budget per i gas a effetto serra, che definisce la quantità totale rimanente di emissioni di gas a effetto serra, come CO2 equivalente, che potrebbe essere emessa al più tardi fino al 2050, senza mettere a rischio gli impegni dell’Unione nell’ambito dell’Accordo di Parigi“.

Anche se la Risoluzione della Commissione ENVI dovrà essere votata dall’Assemblea durante la sessione plenaria del 5-8 ottobre, prima di poter avviare i negoziati con gli Stati membri, resta il fatto che il Parlamento europeo ha sempre sostenuto una politica più ambiziosa sui cambiamenti climatici rispetto alle altre istituzioni, tanto da dichiarare il 29 novembre 2019, alla vigilia della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP25) di Madrid l’emergenza climatica e ambientale.

La risoluzione della Commissione ENVI potrebbe costituire un assist per la Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen che nel suo discorso sullo Stato dell’Unione (SOTEU) che pronuncerà il 16 settembre 2020 davanti al Parlamento europeo per fare il punto sui risultati dell’anno passato e presentare le priorità per l’anno a venire, potrebbe innalzare l’asticella della riduzione delle emissioni di gas serra al 2030.

Secondo l’Agenzia EurActiv , solitamente ben informata su quel che accade all’interno delle istituzioni europee, e che ha potuto prendere visione di un relativo documento.

Nel suo discorso, la von der Leyen annuncerebbe la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, segnando un salto significativo dall’attuale obiettivo del 40%, insieme a tre priorità chiave per guidare la transizione netta zero: più energie rinnovabili, migliore efficienza energetica e importanti riforme di il sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE (ETS) insieme a 3 priorità chiave per guidare la transizione net zero:
più energie rinnovabili (salirebbero al 38-40%, contro il precedente obiettivo del 32%); migliore efficienza energetica; riforme al sistema di scambio delle quote di emissioni (EU-ETS). Al contrario, il consumo di carbone dovrebbe essere ridotto del 70% al 2015 e quello di petrolio e gas rispettivamente del 30% e del 25%.

Tutti i settori dell’economia dovranno “intensificare significativamente l’azione“, inclusi agricoltura, silvicoltura, energia e, in particolare, edifici e trasporti, le cui emissioni hanno continuato a crescere negli ultimi anni.

Se tale proposta non dovrebbe trovare grossi ostacoli al Parlamento europeo, l’opposizione in seno al Consiglio sarà più dura ad opera soprattutto dei Paesi dell’Europa orientale, le cui economie dipendono ancora in gran parte dalle industrie inquinanti e temono le conseguenze sociali ed economiche della transizione e non sembrano essere ancora disponibili a rinunciare al carbone, come ha rivelato il recente Rapporto di CAN Europe ed EMBER, nonostante le cospicue risorse messe in campo dalla Commissione UE con il Fondo per la transizione giusta, previsto dal Green Deal europeo, per aiutare le regioni ancora troppo dipendenti dalle fonti fossili a decarbonizzarsi, e per introdurre forme di sostegno e riqualificazione per i lavoratori messi in difficoltà dalla transizione.

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