Negli spazi di WeGil, a Trastevere, l’evento di riferimento nazionale del Green Public Procurement. Verrà presentato il report della Fondazione Ecosistemi nell’ambito del progetto BESA3
GliAppalti pubblici europeivalgonotra il 14% e il 20% del PILdell’UE e mobilitano ogni anno oltre2.000 miliardi €. Una massa economica enorme che incide giàoggi su circa il 15% delle emissioni globali di gas serrae che potrebbe trasformarsi in una delle principali leve industriali e climatiche a disposizione dell’Europa.
È quanto emerge, tra l’altro, da uno studio dellaFondazione Ecosistemirealizzato nell’ambito del progettoBESA3e presentato alForum Compraverde Buygreen, evento di riferimento nazionale delGreen Public Procurementche aprirà i battentidomanie proseguirà fino al28maggiopressoPalazzo WEGILin Largo Ascianghi 5,Roma(Trastevere).
La manifestazione, nata nel 2007 per promuovere una cultura diffusa degli acquisti verdi, è divenuta, nel tempo, un luogo di scambio delle buone pratiche che favorisce il confronto e le relazioni tra istituzioni, imprese e società civile organizzata in un matching fra domanda e offerta di beni e servizi con caratteristiche green.
Nel corso degli anni, ilForum Compraverde Buygreensi concretizzato come un contenitore d’eccellenza che orienta e supporta il Paese nel raggiungimento degli obiettivi definiti dall’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile, a conferma di quanto già nel 2010 venne sancito dalla Direzione Generale Ambiente dell’Europa come “evento chiave nell’agenda sul Green Public Procurement”.
Ma torniamo allo studio di cui all’inizio di questo articolo.
Secondo il documento l’introduzione sistematica dicriteri ambientalinegli acquisti pubblici consentirebbe di ridurre fino al21%– per fare un esempio – leemissioni nel settore del cementoe del18% in quello dell’acciaio.
Dati che assumono un peso ancora maggiore se si considera che, ogni anno, i governi europei e Ocse investono circa120 miliardi €nelleinfrastrutture di trasporto, uno dei comparti più esposti al tema delleemissioniincorporate nei materiali e delle grandi forniture industriali.
Secondo la ricerca, la questione non riguarda soltanto lasostenibilità ambientale. Il Green Public Procurement (GPP) – il sistema con cui la pubblica amministrazione utilizza bandi e gare per premiare prodotti, materiali e servizi a minore impatto ambientale – sta infatti assumendo sempre più il ruolo di unavera politica industriale europea, capace diorientare investimenti,tecnologie,standard produttiviefiliere strategiche.
Dal massimo ribasso alla politica industriale
Per decenni gli appalti pubblici sono stati interpretati soprattutto come uno strumento amministrativo finalizzato alla riduzione della spesa. Oggi, stando ai dati, quella stagione non è più sufficiente.
La pubblica amministrazione europea rappresenta infatti uno dei più grandi “compratori” del pianeta e le sue scelte stanno diventando determinanti nel definire quali materiali, quali tecnologie e quali modelli produttivi avranno maggiore spazio nel mercato europeo nei prossimi anni.
Nel documento si sottolinea come il procurement possa agire contemporaneamente sulla riduzione delle emissioni, sul sostegno all’innovazione industriale, sullo sviluppo di filiere circolari, sulla crescita della domanda di materiali low-carbon e sul rafforzamento dell’autonomia strategica europea. In altre parole, la PA non acquista soltanto prodotti e servizi: orienta il mercato.
È per questo che diversi Paesi europei stanno iniziando a utilizzare gli appalti verdi come leva strutturale di politica economica e industriale.
Il caso della Svezia che premia chi riduce le emissioni
Uno dei casi più avanzati analizzati nello studio è quello diTrafikverket, l’amministrazione svedese dei trasporti. L’ente utilizza modelli diLife Cycle Assessmente dichiarazioni ambientali di prodotto obbligatorie per misurare il carbonio incorporato nei materiali utilizzati nelle infrastrutture ferroviarie.
Nei bandi vengono fissati target climatici specifici e le imprese che riescono a superare gli obiettivi di riduzione delle emissioni possono ottenere bonus economici. Al contrario, il mancato raggiungimento dei target comporta penalità.
Per i grandi progetti infrastrutturali viene inoltre definito un vero e proprio “budget di carbonio” di riferimento, utilizzato per monitorare l’impatto climatico dell’opera durante tutto il ciclo di vita. Secondo l’analisi, questo approccio ha già prodotto risultati significativi.
In una gara relativa alla fornitura di 400 mila traverse ferroviarie all’anno, l’applicazione di criteri ambientali ha consentito una riduzione del26%delle emissioni di CO₂ e contemporaneamente una diminuzione dei costi del14%. Un dato che ribalta una delle convinzioni più diffuse sul Green Procurement: la sostenibilità non necessariamente aumenta i costi industriali.
La Germania punta sui fornitori
Anche la compagnia ferroviaria nazionale tedesca,Deutsche Bahn, ha avviato un profondo processo di trasformazione della propria catena di fornitura. Secondo la ricerca, nel 2024 oltre 1.200 fornitori del gruppo ferroviario tedesco disponevano di rating di sostenibilità aggiornati, coprendo circa il 70% del volume complessivo degli acquisti.
Dal 2023 le valutazioni ambientali sono già richieste nelle gare europee, mentre dal 2026 i requisiti minimi di sostenibilità saranno estesi a tutti gli appalti superiori a 100 mila euro.
L’obiettivo dichiarato è accompagnare gradualmente la trasformazione delle imprese fornitrici, utilizzando il procurement non solo come strumento di selezione, ma anche come meccanismo di evoluzione industriale dell’intera filiera.
Italia in bilico tra norme avanzate e ritardi applicativi
L’indagine diEcosistemievidenzia come l’Italia disponga già oggi diuno dei quadri normativi più avanzati in Europa sul Green Public Procurementgrazie all’obbligatorietà dei CAM – i Criteri Ambientali Minimi – previsti dal Codice Appalti.
Un’impostazione che colloca formalmente il Paese in una posizionepiù avanzata rispetto a molte realtà europee sul piano regolatorio.
Tuttavia, secondo l’analisi,permane una forte distanza tra l’impianto normativo e la capacità di utilizzare realmente gli appalti pubblici come leva industriale e strategica.
Mentre in Paesi come la Svezia ilprocurementviene utilizzato per imporre target climatici vincolanti, premiare economicamente le imprese più innovative e costruire veri sistemi di monitoraggio delle emissioni incorporate nei materiali,in Italia il Green Public Procurement resta ancora spesso confinato a una logica prevalentemente amministrativa e documentale.
Allo stesso tempo, però, il sistema produttivo italiano dispone di un vantaggio competitivo potenzialmente decisivo proprio sul fronte industriale.
Lo studio ricorda infatti che oltre l’85%dell’acciaio italiano viene prodotto attraverso forno elettrico e utilizzo di rottame ferroso riciclato, contro una media europea che si attesta attorno al44%. Un dato che rende la siderurgia italiana una delle più circolari e meno emissive d’Europa.
Per questo, secondo la ricerca, una piena evoluzione del Green Public Procurement europeo potrebbe rappresentare non soltanto una sfida ambientale, ma anche una straordinaria opportunità industriale per il sistema produttivo italiano.
La partita, però, si giocherà sulla capacità di superare definitivamente una cultura degli appalti ancora troppo spesso legata al massimo ribasso e agli adempimenti formali, trasformando invece il procurement pubblico in uno strumento capace di orientare innovazione, investimenti e competitività delle filiere nazionali.
Chi compra decide il mercato
La transizione ecologica europea, quindi, si giocherà sempre meno sugli obiettivi dichiarati e sempre più sulle regole concrete che governeranno il mercato nei prossimi anni. Tra queste regole, gli appalti pubblici rappresentano probabilmente la leva più potente.
Decidere quali materiali acquistare, quali criteri ambientali inserire nei bandi, quali standard premiare e quali processi produttivi incentivare significa infatti decidere quale industria sostenere e quale modello economico costruire.
Secondo il Rapporto, senza una politica degli acquisti pubblici orientata alla sostenibilità e alla qualità ambientale delle filiere, l’Europa rischia di spostare semplicemente altrove le proprie emissioni, indebolendo contemporaneamente la competitività industriale continentale. Il Green Public Procurement viene quindi descritto come uno strumento capace di integrare obiettivi climatici, resilienza industriale e autonomia strategica.
PerFondazioneEcosistemi, dunque, la sfida dei prossimi anni sarà superare definitivamente la logica del massimo ribasso e trasformare il procurement pubblico in uno strumento capace di guidare innovazione, competitività e decarbonizzazione dell’economia europea.

Coordinamento Agende 21
Il Forum sarà anche l’occasione per la presentazione delQuaderno GPP, realizzato dalCoordinamento Agende 21.Il documento ripercorre vent’anni di sviluppo del Green Public Procurement in Italia, mettendo in evidenza i risultati raggiunti dalla pubblica amministrazione e dalle imprese nell’applicazione degliAcquisti Verdi.
La pubblicazione analizza l’evoluzione normativa europea e nazionale del GPP, le nuove prospettive legate al principio DNSH (Do No Significant Harm, cioè non arrecare un danno significativo) e le principali procedure, strumenti e criticità che ancora caratterizzano l’attuazione dei CAM nella pubblica amministrazione.
“Il Green Public Procurement non è più soltanto uno strumento tecnico legato agli appalti pubblici, ma una vera leva strategica di politica industriale, ambientale e sociale”, sottolineaRenata Zuffi, la presidente del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane. “Le scelte della pubblica amministrazione possono incidere concretamente sul mercato, sostenere le imprese più innovative e generare benefici tangibili per territori e cittadini”.
Ampio spazio è dedicato anche alle esperienze virtuose dienti pubblicieamministrazioniche hanno già adottato modelli avanzati di acquisti sostenibili, dimostrando come il procurement pubblico possa diventare una leva concreta di trasformazione economica e ambientale.
“In un contesto segnato da crisi energetiche, tensioni geopolitiche, competizione globale sulle materie prime e trasformazioni profonde dei sistemi produttivi, il Green Public Procurement assume oggi un valore ancora più strategico: significa orientare il mercato, guidare investimenti e innovazione, rafforzare le filiere industriali sostenibili e costruire una maggiore autonomia energetica e produttiva europea”, ha dichiaratoSilvano Falocco,direttore di Fondazione Ecosistemi
“La sostenibilità, in questo scenario, non rappresenta un vincolo o un costo aggiuntivo, ma un nuovo criterio con cui ripensare infrastrutture, servizi pubblici, sviluppo industriale e competitività. È da questa consapevolezza che nasce il Forum Compraverde: un luogo di confronto che da vent’anni mette in connessione istituzioni, imprese, pubbliche amministrazioni, territori e mondo della ricerca per trasformare gli acquisti pubblici in uno strumento concreto di cambiamento economico, ambientale e sociale”.
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