Cambiamenti climatici

Calotte glaciali della Terra: si stanno sciogliendo più velocemente

Uno Studio coordinato dall’Università britannica del Northumbria, a cui hanno collaborato ricercatori dell’INGV e dell’Università di Bologna, ricostruisce la storia più completa mai realizzata finora delle perdite delle calotte glaciali della Groenlandia a partire dal 1972 e dell’Antartide dal 1979, che hanno determinato un innalzamento del livello globale del mare di oltre 3cm.

Dal 1970 ad oggi, la Groenlandia e l’Antartide hanno perso complessivamente 11,3 trilioni di tonnellate di ghiaccio, provocando un innalzamento del livello globale del mare di oltre 3 centimetri.La maggior parte di questa perdita di ghiaccio non è dovuta allo scioglimento superficiale, ma al fatto che i ghiacciai scorrono più rapidamente verso l’oceano.

Lo rivela loStudio“Mass balance of the Greenland and Antarctic ice sheets from the 1970s to 2023”, pubblicato 16 settembre 2026 sulla rivista scientificaNature Scientific Datae condotto da un team internazionale guidato dallaNorthumbria Universitydi Newcastle-upon-Tyne (GB) che ha coinvolto anche affiliati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università di Bologna, che ha utilizzato un esteso set di dati geofisici e geodetici per analizzare il più lungo intervallo di tempo finora considerato in studi di questo genere, ottenendoil quadro più completo mai realizzato sulla perdita di ghiaccio del nostro pianeta.

Il team di scienziati polari dell’Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise(IMBIE), la collaborazione scientifica internazionale fondata nel 2011 e supportata daESAeNASAper armonizzare le misurazioni satellitari sul bilancio di massa delle calotte glaciali, ha combinato 42 rilevamenti satellitari indipendenti, attingendo a 27 missioni satellitari e risalendo fino al 1972 per la Groenlandia e al 1979 per l’Antartide, utilizzando l’archivio delle prime immagini Landsat.

I risultati mostrano chele due calotte glaciali hanno perso 11.309 miliardi di tonnellate di ghiaccio tra il 1979 e il 2023, facendo aumentare il livello globale del mare di 31,4 millimetri. La Groenlandia ha fornito la quota maggiore di questo innalzamento, mentre l’Antartide ha contribuito con 13,3 millimetri.

“Questi risultati sottolineano il ruolo centrale delle calotte glaciali nel futuro innalzamento del livello del mare– ha affermatoGiorgio Spada, Professore al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna, co-autore dello Studio –La loro risposta al riscaldamento climatico è la principale fonte di incertezza nelle proiezioni, e una serie continua di mezzo secolo sul comportamento delle calotte è quindi essenziale per prevedere i rischi che minacciano le centinaia di milioni di persone residenti nelle zone costiere a bassa quota“.

L’INGV ha contribuito allo studio elaborandomodelli numerici della deformazione della superficie terrestre in risposta alla variazione del carico esercitato dalle masse glaciali. Infatti, in seguito all’ultima deglaciazione iniziata circa 20.000 anni fa, il letto roccioso su cui poggiano i ghiacciai dell’Antartide e della Groenlandia si sta ancora lentamente sollevando, e nell’analisi dei dati satellitari è importante tenere conto di questi movimenti per migliorare la precisione sulle stime dei tassi di fusione attuali.

Un dato estremamente rilevante emerso dallo studio mostra che l’84% della perdita complessiva di ghiaccio sia stata causata dall’accelerazione della fusione dei ghiacciai e dal maggiore afflusso di ghiaccio nell’oceano, mentresolo il 16% è dovuto alla fusione superficiale delle calotte polari, responsabili di circa un quarto dell’innalzamento globale del livello marino.

“I dati analizzati mostrano che la perdita di ghiaccio è aumentata vertiginosamente a partire dagli anni ’90: la Groenlandia, che negli anni ’70 era quasi in equilibrio, ha visto il proprio tasso di perdita di ghiaccio passare da circa 60 miliardi di tonnellate all’anno perse negli anni ’80 a 264 miliardi di tonnellate nei primi dieci anni del Duemila, un decennio caratterizzato da ripetuti episodi di fusione estiva estrema– ha spiegatoDaniele Melini, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio –Contemporaneamente, il tasso di perdita dell’Antartide è passato da circa 48 miliardi di tonnellate all’anno negli anni ’80 a 202 miliardi di tonnellate negli anni 2010, con l’intera perdita netta causata dalla fusione dei suoi ghiacciai: il deflusso di ghiaccio dall’Antartide occidentale, guidato dai ghiacciai Pine Island e Thwaites, è di fatto aumentato in ogni decennio di cui si hanno dati”.

Confronto dei tassi di bilancio di massa annuale presentati in questo studio con una precedente valutazione del bilancio di massa della calotta glaciale (IMBIE 2023). Fonte: Scientific Data, 2026

Gli ultimi anni (2020–2023) hanno portato a unrallentamento temporaneo della perdita di ghiaccio. Le nevicate record sull’Antartide orientale hanno compensato in parte le perdite glaciali del continente in altre zone, mentre una serie di estati più miti in Groenlandia ha ridotto di circa la metà la fusione superficiale. Tuttavia, i ricercatori avvertono che non si tratta di un’inversione di rotta nella perdita di ghiaccio, bensì difluttuazioni a breve termine inserite nell’ambito di una tendenza a lungo termine ben chiara e delineata.

“I nostri risultati sottolineano inoltre il ruolo centrale delle calotte polari nel futuro innalzamento del livello del mare– ha concluso Melini –La loro risposta al riscaldamento climatico rappresenta infatti la principale fonte di incertezza nelle proiezioni sul futuro livello marino: le stime più elevate relative al suo innalzamento globale entro il 2150 aumentano di 2,6 volte se si prende in considerazione il rischio di instabilità delle calotte glaciali. Una serie continua di dati sul comportamento delle calotte polari, raccolta nell’arco di mezzo secolo, è quindi fondamentale per anticipare i rischi che incombono sulle centinaia di milioni di persone che vivono nelle zone costiere maggiormente esposte al rischio inondazione”.

In copertina: Groenlandia (Foto di Sammie Buzzard, Northumbria University)

 

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