Edilizia e urbanisticaSostenibilità

UN-Habitat: crisi abitativa è minaccia a sviluppo urbano inclusivo

Il World Cities Report 2026, rapporto di punta di UN-Habitat, l’Agenzia delle Nazioni Unite il cui compito è favorire un’urbanizzazione socialmente e ambientalmente sostenibile, e garantire a tutti il diritto ad avere una casa dignitosa, fotografa una vera e propria emergenza globale legata all’abitare, creata da decenni di investimenti insufficienti, rapida urbanizzazione, instabilità economica e sfollamenti.

– Crisi abitativa: circa 3,4 miliardi di persone in tutto il mondo non dispongono di un alloggio accessibile, sicuro e adeguato, di cui oltre 1 miliardo vive in insediamenti informali.

– Divario di accessibilità economica: il rapporto globale prezzo-reddito è aumentato da 9,3 (2010) a 11,2 (2023), raggiungendo 16,8 nell’Asia centrale e meridionale.

– Peso dell’affitto: quasi il 44% delle famiglie in tutto il mondo spende oltre il 30% del proprio reddito per l’alloggio, il che indica un crescente stress legato agli affitti e una maggiore disuguaglianza nelle aree urbane.

– Minaccia climatica: gli shock climatici potrebbero distruggere quasi 167 milioni di case entro il 2040, mentre i disastri naturali hanno causato perdite economiche per un valore di 280 miliardi di dollari nel 2023.

– Problematica globale dei senzatetto: i tassi di senzatetto è pari a 21 ogni 10.000 persone in Cina, 20 negli Stati Uniti, 13 in India e 11 in Brasile.

Sono alcuni dei dati che evidenziano lacrisi abitativa globale, quale emerge daWorld Cities Report 2026dal titolo “The Global Housing Crisis. Pathway to Action” cheUN-Habitat, l’Agenzia delle Nazioni Unite il cui compito è favorire un’urbanizzazione socialmente e ambientalmente sostenibile, e garantire a tutti il diritto ad avere una casa dignitosa, presentato alla 13ª sessione del World Urban Forum (WUF13), la Conferenza globale sullo sviluppo urbano sostenibile (Baku, 17 – 22 maggio 2026) che si tiene ogni due anni, riunendo responsabili politici, professionisti e leader della comunità, al fine di collegare l’esperienza locale con i processi decisionali globali:dalla riqualificazione delle baraccopoli e dal finanziamento di alloggi a prezzi accessibili all’adattamento climatico e alla ricostruzione post-conflitto.

L’edizione 2026 del Rapporto di punta di UN-Habitat sulle città mondiali offre una maggiore comprensione delle cause, degli impatti e delle soluzioni alla crisi abitativa globale, persistente e pervasiva, affrontando la crisi abitativa globale attraverso5 dimensioni interconnesse e interdipendenti:accessibilità economica;sfratto;insediamenti informali;resilienza/sostenibilità;vivibilità.

L’attuale crisi abitativa globale è il risultato di decenni di inazione-ha dichiaratoAnacláudia Rossbach, Direttrice esecutiva di UN-Habitat –Investimenti limitati, rapida urbanizzazione, pressioni macroeconomiche e crisi, con conseguente perdita di abitazioni, sono tra i fattori che hanno contribuito alle attuali carenzeLe ultime stime globali rendono ormai la situazione inequivocabilmente chiara. Si stima che fino a 3,4 miliardi di persone in tutto il mondo vivano senza un alloggio sicuro, adeguato e protetto, di cui oltre 1 miliardo risiede in insediamenti illegali e baraccopoli, affrontando quotidianamente gravi minacce, tra cui precarietà del possesso della casa, sovraffollamento, esposizione a rischi naturali e assenza di servizi essenziali come un sistema igienico-sanitario gestito in modo sicuro. Data la sua portata, la crisi abitativa globale deve essere affrontata con la massima urgenza per il bene dell’umanità, ora e in futuro. Tuttavia, nonostante il diritto universalmente riconosciuto a un alloggio adeguato, il mondo è ancora lontano dal risolvere questa crisi. Anche durante i periodi di impegno globale per l’azione, prima nell’ambito degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e poi degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la carenza di alloggi adeguati si è intensificata anziché diminuire. Il deficit globale è aumentato da 251 milioni di unità nel 2010 a 288 milioni nel 2023. Milioni di persone continuano a essere sradicate con la forza dalle proprie case ogni anno, con una stima di 133 milioni di persone sfollate a livello globale nel 2024 a causa di conflitti, persecuzioni, violenze, violazioni dei diritti umani e disastri naturali. Inoltre, gli sfratti urbani rimangono diffusi, ma sono scarsamente documentati e spesso non vengono denunciati. Una nuova ricerca condotta da UN-Habitat per questo rapporto indica che circa 64 milioni di persone sono state sfrattate tra il 2003 e il 2023. Le conseguenze per le famiglie colpite sono profonde, distruggendo i mezzi di sussistenza e spingendo le popolazioni già vulnerabili in una povertà ancora più profonda”.

Le dimensioni di un alloggio adeguato (Fonte, UN-Habitat, 2026)

Il rapporto evidenzia come icambiamenti climatici stiano intensificando l’insicurezza abitativa, in particolare per le popolazioni vulnerabili che vivono in insediamenti informali e aree ad alto rischio.Si prevede che irischi legati ai cambiamenti climatici distruggeranno 167 milioni di case entro il 2040. Solo nel 2023, lecatastrofi naturali hanno causato perdite per 280 miliardi di dollari a livello globale, la maggior parte delle quali non coperte da assicurazione.

Allo stesso tempo,il settore immobiliare continua a essere uno dei principali responsabili delle emissioni. Gli edifici rappresentano circa il 34% del consumo energetico globale e il 37% delle emissioni di CO2, con le sole abitazioni responsabili di una percentuale stimata tra il 17 e il 21% delle emissioni totali.

Il rapporto rileva che circa il 60% degli edifici che si prevede esisteranno entro il 2050 non sono ancora stati costruiti, rappresentando quella che viene definita una “finestra di opportunità decisiva” per integrare su larga scala soluzioni abitative a basse emissioni di carbonio e resilienti ai cambiamenti climatici.

Lacrisi abitativa viene collegata inoltre al crescente fenomeno degli spostamenti forzati e dell’informalità urbana. Alla fine del 2024, 123,2 milioni di persone erano state sfollate con la forza in tutto il mondo, il doppio rispetto a dieci anni prima.Molti sfollati si stabiliscono nelle città, dove spesso si trovano ad affrontare precarietà abitativa, sovraffollamento e un elevato rischio di sfratto.

Si sottolinea che lacrisi abitativa è fondamentalmente una sfida ai diritti umani, che colpisce in modo sproporzionato le popolazioni vulnerabili, tra cui i residenti degli insediamenti informali, le famiglie a basso reddito e le comunità sfollate.

Il rapporto avverte chela crescente mercificazione degli alloggi ha privilegiato sempre più il valore di mercato rispetto all’accessibilità economica e alla fruibilità degli stessi, esponendo milioni di persone al rischio di sfratti forzati, precarietà abitativa e senzatetto.

Tassi di alloggi sfitti in alcuni paesi europei e nelle rispettive capitali (Fonte, UN-Habitat, 2026)

Si stima che circa3 miliardi di persone in tutto il mondo non abbiano ancora accesso a un alloggio adeguato, compreso l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

Secondo UN-Habitat, la soluzione alla crisi abitativa globale richiederàingenti investimenti pubblici, unagovernance più solidae un’azione coordinata tra i diversi settori. Si stima che il fabbisogno globale di finanziamenti per alloggi adeguati e a prezzi accessibili ammonti a3-4 trilioni di dollari all’anno fino al 2030, oltre agli investimenti necessari per la manutenzione e l’ammodernamento del patrimonio immobiliare esistente.

Il rapporto auspicamaggiori investimenti nell’edilizia sociale e a prezzi accessibili, incentivando al contempo la partecipazione del settore privato attraverso sussidi mirati, finanziamenti a livello comunitario e misure di riduzione del rischio.

Il documento sostiene inoltre che interventi isolati e la sola costruzione di alloggi non saranno sufficienti, proponendo inveceapprocci integrati che combinino le politiche abitative con le infrastrutture, la gestione del territorio, la finanza, la governance e la partecipazione della comunità.

Non casualmente ilPiano Strategico 2026-2029diUN-Habitatsi concentra sullacrisi abitativa globale, ponendo alloggi, territorio e servizi di base al centro dello sviluppo urbano sostenibile. Inoltre, il Piano fungerà anche da importante strumento per promuovere il progresso verso alloggi adeguati e un’urbanizzazione sostenibile a livello globale. Si basa sulla consapevolezza che l’incapacità di fornire alloggi adeguati e di affrontare tempestivamente il problema degli insediamenti informali e delle baraccopoli haeffetti negativi a cascata che compromettono lo sviluppo sostenibilee aggravano le disuguaglianze esistenti. Attraverso l’attuazione di questo piano, UN-Habitat mira a ottenereun impatto significativo affrontando la crisi abitativa globale insieme ad altre sfide urgenti, tra cui povertà, cambiamenti climatici e crisi umanitarie.

Gli Stati membri si riuniranno a New York il 16 luglio 2026 per una riunione di alto livello dell’Assemblea generale al fine di esaminare i progressi compiuti nell’attuazione dellaNuova Agenda Urbana, a 10 anni dalla sua adozione alla Conferenza di Quito, in Ecuador.

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