Nel position paper intitolato“The Circular Economy Act must deliver demand-side measures for recycled materials”, la FEAD (Federazione Europea delle Imprese di Gestione dei Rifiuti e dei Servizi Ambientali) individua nella domanda insufficiente e volatile di materiali riciclati la principale barriera strutturale che frena lo sviluppo dell’economia circolare in Europa.
In vista dell’adozione da parte della Commissione UE delCircular Economy Act, previsto entro l’autunno, l’Associazione europea per la gestione dei rifiuti (FEAD) cherappresenta l’intera catena del valore della gestione dei rifiuti, dalla raccolta e selezione al riciclo, al recupero energetico e allo smaltimento finale, attraverso le sue21 associazioni nazionali e membri associati, che rappresentano complessivamenteoltre 3.000 aziende, piùdi 500.000 posti di lavoroa livello locale, alimentando investimenti per5 miliardi di euro nell’economia ogni anno, ha pubblicato ilPosition paper“The Circular Economy Act must deliver demand-side measures for recycled materials”, con le Raccomandazioni dell’Associazione affinché l’introduzione del nuovo strumento normativo crei un mercato sicuro per le materie prime seconde.
Secondo FEAD, sebbene specifici flussi di rifiuti possano presentare limitazioni in termini di raccolta, selezione o qualità, l‘Europa non si trova ad affrontare una carenza strutturale generalizzata di materiale riciclabile, bensì l’assenza di una domanda prevedibile che non consente la sostenibilità economica di un aumento della capacità di raccolta, selezione e riciclaggio.
Le principali raccomandazioni di FEAD per la CEA
- Salvaguardare gli obiettivi relativi al contenuto riciclatoattraverso una definizione armonizzata di in tutta la legislazione dell’UE, garantendo che solo i rifiuti post-consumo vengano conteggiati ai fini degli obiettivi obbligatori. I materiali di origine biologica e i rifiuti pre-consumo devono essere categoricamente esclusi dalla definizione di contenuto riciclato. I materiali e i sottoprodotti pre-consumo e post-industriali, già recuperati all’interno di cicli industriali controllati, non dovrebbero indebolire gli obiettivi volti a stimolare un’ulteriore raccolta, selezione e riciclo. Ilcontenuto di origine biologica dovrebbe rimanere un concetto politico distinto e dovrebbe essere considerato riciclato solo se derivante da autentici processi di recupero di rifiuti organici. I rifiuti post-consumo vengono raccolti da fonti disperse e sono più esposti a contaminazione, perdita di tracciabilità e variazioni qualitative. Il loro trattamento è quindi più complesso e costoso. È necessario concentrarsi chiaramente sui materiali post-consumo per correggere questo fallimento del mercato e garantire che le norme sul contenuto riciclato generino una reale circolarità aggiuntiva.
- Introdurre una componente “Made in Europe”(UE + Regno Unito + EFTA)in tutti gli obiettivi, attuali e futuri, relativi al contenuto riciclato, garantendo che le misure dell’UE a sostegno della domanda supportino i rifiuti post-consumo raccolti, selezionati e riciclati in Europa, applicando al contempo requisiti equivalenti e rigorosi alle importazioni. Gli obblighi relativi al contenuto riciclato devono tradursi anche in una domanda di capacità di riciclo europea. L’esperienza della legislazione sugli imballaggi ha dimostrato il rischio che i nuovi obblighi possano essere soddisfatti attraverso materiali importati senza sufficienti garanzie sull’origine, sulle condizioni di riciclo o sulle prestazioni ambientali. Pertanto, il quadro normativo dovrebbe distinguere tra:
–materiale riciclato post-consumo europeo, proveniente da rifiuti raccolti, selezionati e riciclati in Europa;
–materiale riciclato importato, che dovrebbe essere ammesso solo laddove requisiti rigorosi ed effettivamente applicabili garantiscano standard ambientali, sociali e qualitativi equivalenti, supportati da un’efficace verifica e sorveglianza del mercato. - Introdurre un requisito orizzontale per il contenuto riciclato nelle materie plastiche e accelerare i requisiti specifici di prodotto nell’ambito dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation(Regolamento UE 2024/1781) dando priorità ai prodotti con un elevato potenziale di assorbimento di contenuto riciclatoIl processo di atto delegato ESPR è tuttavia intrinsecamente lento: affronta la sostenibilità nel suo senso più ampio, per poi applicarla in modo mirato a specifiche categorie di prodotti. L’attuale piano di lavoro include solo un numero limitato di categorie di prodotti finali e intermedi, mentre il contenuto di riciclato e la riciclabilità come requisiti orizzontali sono previsti solo per le apparecchiature elettriche ed elettroniche. FEAD non intende sostituire la struttura dell’ESPR, ma sottolinea che il suo ritmo non è commisurato all’urgenza che impone l’economia circolare. La Commissione dovrebbe pertanto accelerare i lavori nell’ambito dell’ESPR, dandopriorità ai prodotti per i quali esiste un elevato potenziale tecnico di assorbimento di contenuto riciclato e per i quali le attività di riciclo possono già rispondere a una domanda aggiuntiva.
- Utilizzare gli appalti pubblici come fattore vincolante di domanda per i materiali riciclati europei e i prodotti che li contengono. Ciò potrebbe essere realizzato attraverso il CEA o la legislazione rivista in materia di appalti, maprevedere solo un obbligo di “valutazione” della circolarità non è sufficiente a fornire il segnale di mercato necessario per rendere redditizi i mercati europei del riciclo.
- Ecomodulazione obbligatoria e intersettoriale delle tariffe EPR (Responsabilità Estesa del Produttore)affinché il contributo ambientale versato dai produttori non sia fisso, ma vari (venga modulato) in base alla sostenibilità del prodotto, premiando finanziariamente l’uso di contenuto riciclato post-consumo europeo verificato.
