Presentato in occasione dell’inizio della X edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, il Rapporto di primavera dell’ASviS dal titolo “Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050. Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile” segnala che in un clima politico sempre più ostile alle politiche ambientali, il nostro Paese rischia di mancare gran parte degli obiettivi fissati, ma politiche coraggiose e coordinate possono cambiare le attuali traiettorie di bassa crescita, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze.
L’Italia mancherà molti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile di natura economica, sociale, ambientale e istituzionale che si era impegnata a raggiungere entro il 2030. La carenza di politiche pubbliche a favore della sostenibilità “a tutto campo” spiega questi risultati deludenti che rischiano di caratterizzare anche il futuro a lungo termine del Paese, ma gli scenari al 2050 mostrano come politiche coraggiose e coordinate di decarbonizzazione e innovazione, unite a un deciso investimento nell’occupazione giovanile e femminile e in educazione e formazione, possono cambiare le attuali traiettorie di bassa crescita, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze che caratterizzano oggi l’Italia.
È quanto emerge dalRapporto di primaveradal titolo “Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050. Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile” che l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha presentato in occasione dell’evento di apertura delFestival di primavera(6-22 maggio 2026), la più grande iniziativa che si svolge su tutto il territorio italiano per sensibilizzare e mobilitare cittadini, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, e realizzare un cambiamento culturale e politico che consenta all’Italia di attuare l’Agenda 2030 delle Nazioni unite e i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).
Le previsioni elaborate daPrometeiae dall’ASviSmostrano chesolo 11 obiettivi quantitativi sui 38 analizzati sono raggiungibili entro il 2030. Ad esempio, il tasso di occupazione previsto è al 71,2% (contro un target del 78%), la quota di energia da rinnovabili al 29,4% (contro il 42,5% del RePower EU), il rapporto occupazionale di genere al 77,1% (contro il 90% previsto dal Pilastro europeo dei diritti sociali). Persistono poi forti disuguaglianze di genere: il 71,3% di chi lavora e riceve una retribuzione inadeguata in Italia è donna, mentre il tasso di occupazione femminile è al 57,4%, 20 punti sotto il target europeo.
“Una certa narrazione vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa, ma i dati dimostrano che è vero esattamente il contrario: le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa– ha sottolineatoEnrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS –La transizione energetica è l’unica strada possibile per generare prosperità, tutelare l’ambiente e accrescere l’autonomia strategica, come scrivemmo un anno fa mentre la politica si dedicava ad altro. Questo nuovo Rapporto, grazie a dati inediti e a scenari basati su modelli scientifici, mostra come la combinazione di politiche trasformative può cambiare il presente e il futuro del nostro Paese. Nel momento in cui il Governo deve aggiornare la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS indica chiaramente gli investimenti e le riforme da realizzare per cambiare direzione, nonostante l’instabilità globale”.
I dati raccolti evidenziano dunque comela sostenibilità convenga, anche dal punto di vista economico. I dati Istat, ad esempio, mostrano che nelsettore agricolo le aziende orientate al mercato e quelle che usano energie rinnovabili tendono maggiormente a utilizzare pratiche biologiche. Leimprese manifatturiere con un profilo elevato di sostenibilità registrano un differenziale di crescita pari a oltre il 16%rispetto a quelle poco coinvolte in questo ambito, a parità di altre condizioni, con valori più alti nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, in quelle del tessile, abbigliamento e calzature, e della fabbricazione di prodotti chimici e farmaceutici.

L’Istituto Tagliacarnesottolinea poi che tra il 2017 e il 2024i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-ESG contro il 55% delle Low-ESG, l’occupazione dipendente rispettivamente del 40% e del 28%; gli investimenti materiali e immateriali per le imprese High-ESG del 29% e del 167%, a fronte di incrementi del 27% e del 97% per le imprese Low-ESG. Anchesul fronte della finanza sostenibile, i dati smentiscono coloro che la considerano tramontata: gli operatori previdenziali con investimenti sostenibili sono passati da 79 a 95 in un solo anno, il 99,7% delle imprese assicurative italiane integra criteri ESG e il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari, un valore cresciuto di sei volte dal 2018.
Il futuro del nostro Paese non è segnato, anzi: lesimulazioni inedite al 2050realizzate dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) in collaborazione con l’ASviS, mostrano come mentre nelloscenario business as usual(BAU)nel 2050 l’Italia perderà posizioni rispetto ad altri Paesi europei(ad esempio la Spagna), politiche coordinate possono cambiare drasticamente la situazione. In particolare, realizzando politiche di decarbonizzazione, di investimento nell’istruzione di qualità, di stimolo all’occupazione giovanile e femminile e di innovazione digitale, l’indice che misura il benessere complessivo del Paese migliora del 15%, un valore più che doppio rispetto a quello tipico della singola politica più efficace.

“Chiediamo che gli impegni assunti a livello nazionale e internazionale siano tradotti in azioni coerenti, misurabili e verificabili– ha commentatoMarcella Mallen, Presidente dell’ASviS –affrontando le proprie vulnerabilità strutturali: dalla dipendenza energetica dalle fonti fossili alle disuguaglianze sociali e territoriali, dalla precarietà lavorativa alla mancata piena valorizzazione delle nuove generazioni e del ruolo delle donne”.
Serve dunque un disegno unitario delle politiche. I piani previsti per il biennio 2026-2027 rappresentano una straordinaria occasione per il nostro Paese: laVoluntary National Review(VNR) che l’Italia presenterà all’ONU a lugliodeve prendere atto dello stato insoddisfacente dell’Italia rispetto all’Agenda 2030 e costituire la base per la revisione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile fissata a fine anno, che deve poi condurre a predisporre entro maggio 2027 quelPiano di Accelerazione Trasformativache l’Italia ha garantito di realizzare per colmare i tanti gap rispetto agli SDGs, per poi, a settembre 2027, dopo le elezioni politiche, preparare il nuovoPiano Strutturale di Bilancio(PSB) come fissato da regole fiscali europee, anche alla lucedel Quadro Finanziario Pluriennale europeo 2028-2034che nel frattempo sarà stato definito.
Grazie al contributo degli esperti delleoltre 300 organizzazioni che aderiscono all’ASviS, il Rapporto di Primavera 2026 illustraproposte concrete per definire i contenuti tali documenti, coerentemente con gli impegni stabiliti a livello europeo, che richiederanno all’Italia un deciso cambio di passo su politiche economiche, sociali, ambientali e istituzionali, nella cornice delineata dalla modifica della Costituzione del 2022 e dalla recente approvazione della legge che impone laValutazione d’Impatto Generazionale(VIG) e laValutazione d’Impatto di Genere(VIGE) delle nuove leggi.
Dopo aver portatola sostenibilità nellaCostituzione italiana, ora bisognacambiare le politiche e i comportamenti, tanto più nel mondo instabile in cui viviamo, per assicurare alle generazioni presenti e a quelle future un benessere più equo e sostenibile.
