Il nuovo “Planetary Health Check 2025” del PIK ha rilevato che più di tre quarti dei sistemi fisici di supporto alla vita sulla Terra si trovano oltre i limiti di sicurezza e che quest’anno è stato violato un settimo del 9 limiti planetari critici ovvero l’acidificazione degli oceani. Per Direttore del PIKJohan Rockström, intervenuto all’UNGA80 di New York la “finestra verso un futuro climatico gestibile è ancora aperta, ma solo per un po’. Il fallimento non è inevitabile. È una scelta”.
Sette dei nove limiti planetari sono stati superati, uno in più rispetto all’anno precedente. Per la prima volta, anche il limite di acidificazione degli oceani è considerato superato. La causa principale è la combustione di combustibili fossili, le cui conseguenze si fanno già sentire: le barriere coralline e gli ecosistemi artici sono sotto pressione e intere catene alimentari sono minacciate. Ma un’azione decisa può ancora invertire la situazione.
È il risultato del nuovo “Planetary Health Check2025” delPlanetary Boundaries Science LabdelPotsdam Institute for Climate Impact Research(PIK) pubblicato il 24 settembre 2025 in occasione dell’intervento(quidal minuto 2:48) del Direttore del PIKJohan RockströmalSummit sul Climaconvocato dal Segretario delle Nazioni Unite durante la Settimana di alto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA80) di New York (22-30 settembre 2025).
“Sono passati ormai 10 anni da quando il mondo ha sottoscritto a Parigi un accordo giuridicamente vincolante per evitare pericolosi cambiamenti climatici-ha affermato Rockström–Da allora, la scienza ha raggiunto un livello di chiarezza schiacciante: consentire che il riscaldamento globale a lungo termine superi 1,5 °C costituisce un pericolo. Eppure, le emissioni di gas serra continuano ad aumentare e nel 2024 la variazione annuale della temperatura globale è stata spinta oltre 1,5 °C per la prima volta nella nostra storia. Questa è una profonda preoccupazione. Una preoccupazione ancora più profonda è che il riscaldamento globale sembra accelerare, superando le emissioni[…]Oltre 1,5 °C, il rischio di superare punti di non ritorno è concreto. Le più recenti scoperte scientifiche concludono che siamo pericolosamente vicini a innescare cambiamenti fondamentali e irreversibili”.
Ilimiti planetari(Planetary Boundaries), cioè iprocessi fondamentali per la stabilità del sistema Terra, furono proposti nel 2009 da un gruppo di ricercatori, coordinati appunto da Rockström, allora Direttore delloStockholm Resilience Centre, per individuare uno “spazio sicuro” in cui l’uomo potesse agire senza entrare in conflitto con la Natura, senza cioè compromettere lo stato di equilibrio terrestre e le funzioni che la Terra stessa offre all’uomo.
Sono stati individuati9 limiti:
–Cambiamenti climatici. L’aumento dei gas serra e degli aerosol nell’atmosfera terrestre intrappola il calore che altrimenti si disperderebbe nello spazio. Il limite planetario dei cambiamenti climatici valuta la variazione del rapporto tra energia in entrata e in uscita dalla Terra. Una maggiore anidride carbonica nell’atmosfera e una maggiore radiazione intrappolata causano un aumento delle temperature globali e alterano i modelli climatici.
–Riduzione dell’ozono. L’ozono presente nell’alta atmosfera protegge la vita sulla Terra dalle radiazioni ultraviolette in arrivo. L’assottigliamento dello strato di ozono, dovuto principalmente a sostanze chimiche prodotte dall’uomo, consente a una maggiore quantità di radiazioni UV dannose di raggiungere la superficie terrestre. L’ozono totale si sta lentamente riprendendo grazie all’eliminazione graduale a livello internazionale delle sostanze che riducono lo strato di ozono dalla fine degli anni ’80. Pertanto, la riduzione dell’ozono rientra attualmente nello Spazio Operativo Sicuro.
–Biodiversità. L’estensione e la salute degli organismi viventi e degli ecosistemi influenzano lo stato del pianeta, co-regolando l’equilibrio energetico e i cicli chimici sulla Terra. L’alterazione della biodiversità minaccia questa co-regolazione e la stabilità dinamica. Sia la perdita di diversità genetica che il declino dell’integrità funzionale della biosfera sono al di fuori dei livelli di sicurezza.
–Acidificazione degli oceani. Man mano che assorbe la CO2 atmosferica l’acqua oceanica aumentala sua acidità (il suo pH diminuisce), danneggiando gli organismi che necessitano di carbonato di calcio per costruire gusci o scheletri, con un impatto sugli ecosistemi marini, e riducendo l’efficienza dell’oceano nel fungere da serbatoio di carbonio.
– Inquinamento atmosferico da aerosol.I cambiamenti nelle particelle sospese nell’aria derivanti dalle attività umane e da fonti naturali influenzano il clima alterando i modelli di temperatura e precipitazioni e hanno impatti dannosi anche sulla salute sulla salute degli organismi vegetali e animali.
–Acque dolci. L’’alterazione dei cicli delle acque dolci, inclusi i fiumi e l’umidità del suolo, ha un impatto su funzioni naturali come il sequestro del carbonio e la biodiversità e può portare a variazioni nei livelli delle precipitazioni.
–Deforestazione e degrado suoli. La distruzione delle foreste riduce la capacità della Terra di assorbire CO2, aumentando il riscaldamento globale, e distrugge habitat essenziali, causando l’estinzione di specie. Inoltre, l’urbanizzazione e le pratiche agricole intensive che portano a erosione, inquinamento e desertificazione, minacciano la capacità del pianeta di sostenere la vita.
–Flussi biogeochimici. Elementi nutritivi come azoto e fosforo sono fondamentali per il sostegno della vita e il mantenimento degli ecosistemi. I processi industriali e agricoli interrompono i cicli naturali e modificano l’equilibrio dei nutrienti per gli organismi viventi. Questo limite viene oltrepassato, perché sia il flusso globale di fosforo nell’oceano sia la fissazione industriale dell’azoto (conversione dell’azoto stabile dall’atmosfera in forme bioreattive) hanno interrotto i flussi biogeochimici globali.
–Nuove entità. L’introduzione di sostanze chimiche sintetiche (come microplastiche, interferenti endocrini, e PFAS), materiali radioattivi e organismi geneticamente modificati (OGM), che alterano i cicli naturali e la funzionalità degli ecosistemi, supera la capacità globale di valutazione e monitoraggio del loro impatto, rendendo l’ecosistema globale più vulnerabile.
Per affrontare queste sfide, il PIK e i suoi partner hanno lanciatoPlanetary Boundaries Science(PBScience), progetto scientifico per migliorare la capacità di osservare e modellare l’evoluzione del sistema Terra sotto la pressione dell’attività umana, fornendo misurazioni globali regolari ad alta risoluzione.
Il cuore di questo progetto è ilPlanetary Boundaries Science Labche coordina la produzione del RapportoPlanetary Health Check, un rapporto annuale sullo stato di salute della Terra che evidenzia le più recenti scoperte scientifiche e aggiorna lo stato attuale e il livello di rischio di ciascuno dei 9 confini planetari. Il Rapporto viene revisionato da una comunità scientifica internazionale, avvalendosi di modelli all’avanguardia del sistema Terra e dei punti di svolta, di un ambizioso monitoraggio dell’intera Terra e di una sintesi approfondita della letteratura scientifica. L’obiettivo è di rendere accessibili a tutti le informazioni globali e locali rilevanti, nonché i dati osservativi sottostanti e i risultati modellati, per consentire un cambiamento positivo e lavorare per un ritorno a uno spazio operativo sicuro.

Dal Planetary Health Check 2025 emerge chepiù di tre quarti dei sistemi fisici di supporto alla vita sulla Terra si trovano oltre i limiti di sicurezzae che quest’anno è statoviolato un settimo del 9 limiti planetari criticiovvero l’acidificazione degli oceani, aumentata del 30-40% dall’inizio dell’era industriale a causa dell’assorbimento della crescente CO2 dell’aria, con gravi danni agli ecosistemi acquatici.
“L’oceano sta diventando più acido– ha sottolineatoLevke Caesar, co-responsabile del Planetary Boundaries Science Lab e uno degli autori del rapporto –I livelli di ossigeno stanno diminuendo e le ondate di calore marine stanno aumentando, con conseguente pressione su un sistema vitale per stabilizzare le condizioni del pianeta Terra. Questa crescente acidificazione deriva principalmente dalle emissioni di combustibili fossili e, insieme al riscaldamento globale e alla deossigenazione, colpisce tutto, dalla pesca costiera all’oceano aperto“.
Per miliardi di anni, l’oceano è stato il grande stabilizzatore della Terra: generando ossigeno, plasmando il clima e sostenendo la diversità della vita. Oggi, l’acidificazione è una spia rossa lampeggiante sul cruscotto della stabilità della Terra. Ignorandola, rischiamo di far crollare le fondamenta stesse del nostro mondo vivente. Proteggere l’oceano e proteggiamo noi stessi.

Erano già stati superati i confini deicambiamenti climatici, deiflussi biogeochimici, dell’integrità della biodiversità,uso del suoloedell’acqua dolce,cicli biogeochimicienuovi inquinanti. Solo lostrato di ozonosi è ripristinato e l’inquinamento atmosferico globale da aerosolè diminuito.
“Il mio messaggio di oggi: la scienza è chiara. Abbiamo una crisi planetaria alle porte. E abbiamo soluzioni scalabili per eliminare gradualmente i combustibili fossili, utilizzare in modo efficiente le risorse e passare a un’alimentazione sana e sostenibile– ha concluso nel suo intervento all’UNGA80,Rockström –Percorsi che ci renderanno tutti vincitori. La finestra verso un futuro climatico gestibile è ancora aperta, ma solo per un po’. Il fallimento non è inevitabile. È una scelta”.
