27 Settembre 2021
Circular economy Sostenibilità

Riciclaggio imballaggi di plastica: a rischio gli obiettivi UE al 2025 e 2030

L’analisi della Corte dei conti europea relativa all’azione dell’UE per affrontare il problema dei rifiuti di plastica, quale indicata nella modifica della Direttiva imballaggi che ha innalzato i tassi di riciclaggio e  introdotto criteri più rigidi per i relativi calcoli, nonché  l’imminente entrata in vigore della Convenzione di Basilea che fissa condizioni più rigide per l’invio di rifiuti di plastica all’estero, indica che i valori-obiettivo prefissati non saranno conseguiti se non si inverte l’attuale situazione.

L’UE non raggiungerà i valori-obiettivo che si è posta per il riciclaggio degli imballaggi di plastica per il 2025 e il 2030, senza una necessaria un’azione concertata.

È questa la conclusione dell’analisiL’azione dell’UE per affrontare il problema dei rifiuti di plastica”, condotta dalla Corte, pubblicata oggi (6 ottobre 2020) e basata prevalentemente su informazioni di dominio pubblico o su materiale raccolto appositamente a tal fine.

I soli imballaggi, come i vasetti di yogurt o le bottiglie d’acqua, costituiscono circa il 40 % dell’utilizzo della plastica e oltre il 60 % dei rifiuti di plastica generati nell’UE, sottolinea la Corte, e si tratta del tipo di imballaggio con il più basso tasso di riciclaggio nell’UE (di poco superiore al 40 %).

Per risolvere questo crescente problema dei rifiuti, la Commissione UE nel 2018 ha adottato la Strategia per la plastica, che prevedeva tra l’altro la modifica della Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio del 1994 [ndr: la revisione della Direttiva sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio è stata inserita nella Direttiva 2018/849/UE relativa al cosiddetto “Pacchetto economia circolare rifiuti”, recepita nell’ordinamento italiano lo scorso agosto] e il raddoppio del valore-obiettivo di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio di plastica, che è passato così al 50 % entro il 2025 e persino al 55 % entro il 2030.

Il raggiungimento di questi valori-obiettivo sarebbe un passo avanti significativo verso il conseguimento dei traguardi ambiziosi che l’UE si è posta in materia di economia circolare.
Per raggiungere questi nuovi valori-obiettivo in materia di riciclaggio degli imballaggi di plastica, l’UE deve invertire l’attuale situazione, nella quale le quantità incenerite sono maggiori di quelle riciclate. Si tratta di una sfida difficilissima – ha dichiarato Samo Jereb, il Membro della ECA responsabile dell’analisi – Facendo rinascere, a causa di preoccupazioni di ordine sanitario, le abitudini dell’usa e getta, la pandemia di COVID-19 dimostra che la plastica continuerà ad essere un pilastro delle nostre economie, ma anche una minaccia ambientale sempre più grave”.

Negli ultimi anni, l’UE ha cercato di ovviare alle carenze del proprio quadro per i rifiuti di imballaggio. La Commissione sta programmando di modificare le norme in materia di progettazione degli imballaggi (“requisiti essenziali”), che al momento vengono giudicate inapplicabili nella pratica. Ciò, osserva la Corte, potrebbe condurre ad una migliore progettazione degli imballaggi a fini di riciclabilità e potrebbe incentivare il riutilizzo. In modo analogo, tramite nuove norme UE si vuole armonizzare e potenziare i regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR), in modo che essi promuovano la riciclabilità (ad esempio, mediante sistemi di modulazione degli oneri o persino sistemi di cauzione-rimborso), e non solo imballaggi più leggeri, come la più parte di essi fa al momento. Dette modifiche sono necessarie per contribuire a raggiungere i nuovi valori-obiettivo di riciclaggio.

La modifica della direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio ha introdotto criteri più rigidi per il calcolo dei tassi di riciclaggio. Le attuali cifre sono lungi dall’essere precise o confrontabili tra uno Stato membro e l’altro. I nuovi metodi di calcolo dovrebbero fornire un quadro maggiormente attendibile dell’effettiva percentuale di imballaggi di plastica che vengono riciclati. Si stima che ciò potrebbe comportare una notevole diminuzione dei tassi di riciclaggio comunicati, che passerebbero dall’attuale 42% ad appena il 30 %. La sfida relativa al potenziamento della capacità di riciclaggio nell’UE è ancor maggiore se si tiene conto della recente Convenzione di Basilea, che dovrà presto essere applicata, la quale fissa condizioni più rigide per l’invio di rifiuti di plastica all’estero.

Gli Stati membri dell’UE fanno elevato ricorso a Paesi non-UE per gestire i propri rifiuti di imballaggio di plastica e raggiungere i rispettivi valori-obiettivo di riciclaggio. Quasi un terzo del tasso di riciclaggio di imballaggi di plastica comunicato nell’UE è ottenuto spedendo questi ultimi in Paesi non-UE per farli riciclare.  A partire dal gennaio 2021, però, la maggior parte delle spedizioni di rifiuti di plastica sarà proibita.

La Corte avverte che ciò, assieme alla carente capacità di trattare questo tipo di rifiuti nell’UE, costituisce un ulteriore rischio per il raggiungimento dei nuovi valori-obiettivo. Rischia inoltre di condurre ad un aumento delle spedizioni illegali e dei reati legati ai rifiuti, contro i quali il quadro dell’UE è troppo debole.

Operazione Green Tuscany
Nel 2019, 96 persone sono state arrestate nel corso dell’operazione Green Tuscany, svolta in collaborazione dalle autorità di contrasto italiane e slovene coordinate da Europol. I 96 arrestati facevano parte di un gruppo della criminalità organizzata che trasportava illegalmente rifiuti di plastica dall’Italia alla Cina passando per la Slovenia. Alcune imprese slovene fornivano a imprese italiane documenti comprovanti che i rifiuti erano stati riciclati prima di essere inviati in Cina. Nel corso dell’operazione sono state scoperte 560 spedizioni illegali di rifiuti, per un valore totale di 8 milioni di euro (Fonte: Europol).

L’ambizione dell’UE di migliorare il riciclaggio degli imballaggi di plastica rispecchia le dimensioni della sfida ambientale posta dalla plastica stessa. Con questo nuovo approccio, l’UE ha l’opportunità di ottenere i vantaggi derivanti dal fatto di agire per prima e di rafforzare la propria posizione di leader mondiale nel riciclaggio degli imballaggi di plastica.

Tuttavia, date le difficoltà e le carenze da superare, gli Stati membri dell’UE potrebbero non raggiungere i nuovi valori obiettivo. La Corte segnala che è necessaria un’azione significativa e concertata perché l’UE possa quasi raddoppiare la quantità dei propri rifiuti di imballaggio di plastica riciclati entro il 2030.

Segnaliamo al riguardo che Il Parlamento europeo, il 16 settembre 2020, nell’ambito dei negoziati sul Bilancio UE 2021-2027, ai fini di reperire nuove risorse per far fronte ai 750 miliardi di uscite del Recovery Plan, ha approvato un emendamento, tra gli altri, al Progetto di decisione del Consiglio UE dello scorso luglio, con cui si chiede, che dal 1° gennaio 2021 venga introdotto un nuovo contributo nazionale basato sui rifiuti di imballaggio in plastica non riciclata, che incentiverebbe anche un ridotto utilizzo di plastica monouso, favorirebbe il riciclaggio e promuoverebbe l’economia circolare.

In copertina: Fonte: Parlamento europeo



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