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Energia: consumi fermi ma emissioni in forte calo

L’analisi trimestrale del sistema energetico italiano dell’ENEA rileva che nelterzo trimestre 2023 i consumi di energia sono rimasti stabili mentre c’è stata una forte contrazione delle emissioni di C02 per il minore utilizzo di fonti fossili e il significativo aumento delle rinnovabili, ma non siamo ancora in linea con il target del 40% al 2030.

Consumi energetici sostanzialmente stabili (0,3%) nel terzo trimestre del 2023, ma forte contrazione delle emissioni di CO2 (-8%) per il minore utilizzo di fonti fossili e il significativo aumento delle rinnovabili. Stime preliminari per l’intero 2023 indicano un calo dei consumi di circa il 3% e delle emissioni di circa l’8%.

È quanto emerge dall’aggiornamento trimestraledell’Analisi del sistema energetico italiano, condotta  dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) nell’ambito dell’obbligo di svolgere attività di monitoraggio della transizione energetica, previsto dal 2017 per gli Stati membri dell’UE, che evidenzia anche un netto miglioramento (+48% rispetto al 2022) dell’ISPRED (l’indice che misura la transizione energetica sulla base di prezzi, emissioni e sicurezza degli approvvigionamenti).

I dati evidenziano che nel terzo trimestre l’andamento dei consumi è di nuovo in linea con l’andamento del PIL, della produzione industriale e del clima– ha sottolineatoFrancesco Gracceva, che coordina l’Analisi trimestrale dell’ENEA –È infatti tornato ad annullarsi il disaccoppiamento fra la dinamica della domanda di energia e quella dei suoi principali driver che si era registrato nell’ultimo anno e mezzo. Sul fronte emissioni, anche nel III trimestre 2023 il calo è stato determinato per la gran parte dai settori ETS, ovvero l’industria energivora e soprattutto la generazione elettrica (-15% rispetto a un anno prima), mentre nei settori non-ETS si stima una flessione inferiore al 2%”.

In termini difonti, nel III trimestre la marginale flessione dei consumi di energia è la risultante del calo delle fonti fossili per circa 1,5 Mtep(-40% l’utilizzo del carbone) e dell’aumento delle rinnovabili(+20%) per un valore di poco inferiore, grazie soprattutto allaripresa dell’idroelettrico. Nell’insieme dei primi nove mesi,primo driver del calo complessivo dei consumi per circa 4,5 Mtepè ancora il gas(-5,5 Mtep), seguito dacarbone(-1,3 Mtep) epetrolio(-0,6 Mtep), mentreaumenti significativihanno registratorinnovabili elettriche(+1,9 Mtep, +10%) eimport netto di elettricità(+1 Mtep).

In termini disettori, ilmarginale calo della domandanel III trimestre è dovuto allariduzione dei consumi elettrici di industria e civile, in coerenza con produzione industriale e PIL.

L’ENEA sottolinea positivamente il forte incrementodell’indice sintetico della transizione energeticaISPRED, che nel III trimestre èaumentato del 48%rispetto a un anno prima, quando però l’indice era al minimo della serie storica. Il miglioramento è legato in gran parte all’andamento della componente decarbonizzazione(grazie al calo delle emissioni) e in misura minore aiprezzi dell’energia(diminuiti rispetto ai livelli record della seconda metà del 2022). In aumento anche le fonti rinnovabili anche se, “l’incremento della quota di FER sui consumi finali, che a fine anno dovrebbe raggiungere il target del 20,5%, superando il massimo storico del 2020 – ha osservato Gracceva – non è ancora in linea con la traiettoria necessaria a raggiungere il nuovo obiettivo del 40% al 2030”.

Sul fronte dellasicurezza energetica, nonostante il livello record di riempimento degli stoccaggi (al 99% al 1° novembre sia in Italia che nell’UE), nel prossimo inverno il soddisfacimento dei consumi resta legato al persistere di punte di domanda ampiamente inferiori ai massimi. “In caso di prolungati picchi di freddo potrebbero evidenziarsi criticità”, ha aggiunto l’esperto.

Nei primi dieci mesi del 2023, infatti, ildrastico crollo delle importazioni di gas russo(la cui media giornaliera è scesa a 8 mln di m3, rispetto  ai 77 del 2021 con un calo di circa il 90%)è statocompensato da aumenti significativi di tutte le altre fonti di approvvigionamento(+16 mln di m3/giorno ilGNLnel 2023 rispetto al 2021, +14 mln di m3/g ilgas dal Nord Europa, +8 mln di m3/g ilgas algerino e azero), “ma il fattore più importante è stato il netto calo della domanda, la cui media giornaliera si è ridotta di ben 30 mln di m3 (da 198 mln di m3/giorno a 168, -15%) nei primi dieci mesi 2023 rispetto agli stessi mesi del 2021”, ha evidenzia Gracceva.

Fra gliaspetti più criticiche emergono dall’Analisi, vi è il forte deficit nella bilancia commerciale delle tecnologie chiave per la decarbonizzazione. Nel primo semestre 2023 il disavanzo ha superato i 3 miliardi di euro, pari a quasi l’80% del deficit registrato nell’intero 2022, con il peso del saldo commerciale sul PIL che ha raggiunto lo 0,32% (era allo 0,2% nel 2022). A pesare sono soprattutto leimportazioni di accumulatori agli ioni di litio,pannelli fotovoltaicieveicoli ibridi plug-in.

Quanto allacapacità innovativa, dai più recenti dati di brevetto emerge come anche latenuta competitiva dell’Italia nelle tecnologie per l’efficienza energetica presenti alcuni rischi. A fronte di una crescita della competizione tecnologica tra paesi a livello mondiale e di una rapida avanzata dell’area asiatica, l’Italia presenta sia punti di forza che di debolezza: ilvantaggio tecnologicodel paese risulta assaiconsolidato nell’edilizia(con valori dell’indice di specializzazione[2] stabilmente superiori a 1,3 nel corso dell’ultimo ventennio), matende a declinare nell’industria, presentando negli ultimi anni valori appena intorno all’unità.  Il focus dedicato ai brevetti nelle tecnologie per l’efficienza energetica, nel contesto globale, europeo e la posizione dell’Italia, chiude il report trimestrale.

Considerata la vocazione industriale dell’economia italiana– ha concluso Gracceva –questo andamento risulta particolarmente critico soprattutto nel confronto con la Germania, che registra un incremento degli indici di specializzazione, riportando valori superiori a 1,5 negli anni più recenti”.

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