25 Settembre 2021
Cambiamenti climatici Clima

Stato del Clima 2019: gli indicatori attestano la tendenza al riscaldamento

L’annuale revisione globale sullo Stato del Clima coordinato dalla NOAA e al quale hanno concorso 520 scienziati di oltre 60 Paesi, conferma che nel 2019 tutti i principali indicatori dei cambiamenti climatici hanno continuato a riflettere tendenze coerenti con il riscaldamento del Pianeta e alcuni, come il livello del mare e le concentrazioni di gas serra in atmosfera hanno battuto i record stabiliti l’anno prima.

The State of the Climate nel 2019 è la trentesima edizione di una serie a revisione paritaria pubblicata ogni anno come supplemento speciale al Bulletin of the American Meteorological Society. Il Journal rende il rapporto completo apertamente disponibile online.

Come ogni anno dal 1996 a fine estate viene pubblicata come Supplemento sul Bulletin of the American Meteorological Society (BAMS) la valutazione annuale, sottoposta a peer review paritaria, sul clima globale, conosciuta come “State of the Climate”, che fornisce un aggiornamento dettagliato dello stato e delle tendenze di molti indicatori climatici.

Il Rapporto, compilato dai Centri nazionali per l’informazione ambientale della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) con i contributi di 520 scienziati di oltre 60 Paesi e il supporto di decine di migliaia di misurazioni da più set di dati indipendenti, ha confermato che il 2019 è stato tra i tre anni più caldi da quando sono iniziate le registrazioni delle temperature nella seconda metà dell’Ottocento, con un riscaldamento a breve termine, ma debole, all’inizio dell’anno ad opera di El Niño. 

Tutti i principali indicatori dei cambiamenti climatici hanno continuato a riflettere le tendenze coerenti con il riscaldamento del Pianeta. Diversi marker come il livello del mare e le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno battuto ancora una volta i record stabiliti solo un anno prima. 

I risultati più rilevanti dello State of Climate 2019

– I livelli di gas serra sono stati i più alti mai registrati. Come ogni anno, le principali concentrazioni di gas a effetto serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano e ossidi di azoto hanno raggiunto nel 2019 nuovi record. In particolare, la concentrazione atmosferica media annuale globale di CO2 è stata di 409,8 parti per milione (ppm), 2,5 ppm superiore alle quantità del 2018 ed è stato il più alto nel moderno record di misurazione di 61 anni e nei record desunti dalle carote di ghiaccio risalenti a 800.000 anni fa.

La temperatura della superficie globale è stata prossima al record. Le temperature annuali della superficie globale (terra e oceani), sono state superiori di 0,44 °C – 0,56 °C al di sopra della media 1981-2010, a seconda del set di dati utilizzato. Questo pone il 2019 tra i tre anni più caldi dall’inizio delle registrazioni. Il mese di luglio è risultato il mese più caldo nelle registrazioni risalenti alla metà del 1800. I sei anni più caldi mai registrati si sono verificati tutti negli ultimi sei anni, dal 2014. Ogni decennio dal 1980 è stato più caldo del decennio precedente, con un aumento maggiore nell’ultimo essendo stato di circa 0,2 °C più caldo rispetto al precedente (2000-2009).

La temperatura della troposfera ha raggiunto quasi il record. Nella regione dell’atmosfera appena al di sopra della superficie terrestre, la temperatura media globale è stata la terza più alta, mentre negli strati medi e superiori della stratosfera sono risultate le più basse da quando sono iniziate le registrazioni satellitari nel 1979.

Le temperature superficiali del mare sono state vicine ai record. La temperatura media globale della superficie del mare del 2019 è stata la seconda più alta mai registrata, superata solo dall’anno di influenza record di El Niño del 2016.

Il contenuto di calore inglobato dalla parte superiore degli oceani è risultato record. A livello globale, il contenuto di calore dell’oceano superiore ha raggiunto livelli record nel 2019 sia dalle misurazioni in superficie che alla profondità di 700m. Questo calore record riflette il continuo accumulo di energia termica negli strati superiori dell’oceano. Anche gli strati a maggiore profondità,  tra i 700m e i 2000m, hanno raggiunto livelli record di temperatura. Gli oceani assorbono più del 90% del calore in eccesso della Terra dovuto al riscaldamento globale.

Il livello del mare globale è stato il più alto mai registrato. Per l’ottavo anno consecutivo, il livello medio globale del mare è salito al nuovo record (87,6 mm) superiore alla media del 1993, l’anno che segna l’inizio del record misurato con l’altimetro satellitare. Questo aumento rappresenta un aumento di 0,24 pollici (6,1 mm) dal 2018. Il livello globale del mare sta aumentando a un tasso medio di 3,2cm per decennio. Lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali, insieme al riscaldamento degli oceani, spiega la tendenza all’aumento del livello medio globale del mare.

Gli oceani hanno assorbito una quantità record di anidride carbonica e i livelli di pH continuano a diminuire. L’oceano ha assorbito nel 2019 circa 2,4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in più rispetto a quanto rilasciato. Si tratta di una quantità record e di un aumento di 0,2 miliardi di tonnellate dal 2018, continuando una tendenza iniziata all’inizio del XXI secolo. Come conseguenza dell’aumento dell’anidride carbonica oceanica, il pH dell’oceano superficiale è diminuito, rendendo le acque più acide (0,018 ± 0,004 unità per decennio nella maggior parte degli oceani dal periodo preindustriale, in particolare nelle acque più fredde).

L’Artico ha continuato a riscaldarsi e l’estensione minima del ghiaccio marino era quasi a livelli record. La temperatura media annuale dell’aria superficiale per le aree terrestri artiche è stata la seconda più alta degli ultimi 120 anni, inferiore solo il 2016, con 1,7 °C sopra la media 1981-2010. A marzo, quando il ghiaccio marino artico ha raggiunto la sua estensione massima annuale, il ghiaccio sottile del primo anno comprendeva circa il 77% di tutto il ghiaccio, rispetto a circa il 55% degli anni ’80. Poiché il ghiaccio più sottile e giovane è più vulnerabile allo scioglimento in estate, questo cambiamento dello stato del ghiaccio marino ha contribuito alla diminuzione dell’estensione minima del ghiaccio. L’estensione minima del ghiaccio marino, raggiunta il 18 settembre 2019, è stata pari a quella del 2007 e inferiore a quella del 2016, secondo i rilevamenti satellitari di 41 anni. L’estensione del ghiaccio marino artico sta ora diminuendo a un tasso del 12,9% per decennio. Nel mare di Bering, l’aumento delle temperature dell’oceano ha ridotto il ghiaccio marino a livelli record per il secondo inverno consecutivo, determinando cambiamenti nella distribuzione degli stock ittici di alcune delle specie più importanti per le attività di pesca.

– Anche il continente antartico ha raggiunto livelli quasi record di caldo ed è perdurata la tendenza all’abbassamento di spessore della calotta. In Antartide, il 2019 è stato il secondo anno più caldo per il continente nel suo complesso superando il 2018 che è ora il terzo anno più caldo, e inferiore solo al 1980. L’estensione del ghiaccio marino antartico al di sotto della media è perdurata per tutto il 2019, continuando nella tendenza iniziata a settembre 2016. L’estensione netta del ghiaccio marino è stata inferiore alla media 1981-2010 per tutti i giorni dell’anno, e gennaio e giugno hanno stabilito un nuovo record di estensione media mensile minima del ghiaccio marino. La calotta glaciale antartica ha continuato a perdere massa, con i più alti tassi di perdita che si sono verificati nell’Antartide occidentale e nella Terra di Wilkes, nell’Antartide orientale.

I cicloni tropicali sono stati complessivamente superiori per numero ben superiori alla media. Ci sono state 96 tempeste tropicali denominate durante le stagioni delle tempeste nell’emisfero settentrionale e in quello meridionale, ben al di sopra della media di 82 del periodo di riferimento 1981-2010. Cinque cicloni tropicali hanno raggiunto l’intensità di categoria 5 della scala Saffir-Simpson. Nel bacino del Nord Atlantico, l’uragano Dorian ha causato una devastazione senza precedenti e tremenda, con oltre 70 morti e danni per un totale di 3,4 miliardi di dollari alle Bahamas. I cicloni tropicali Idai e Kenneth hanno gravemente colpito l’Africa sud-orientale rispettivamente a marzo e aprile. Idai ha provocato danni totali di almeno 2,2 miliardi di dollari, la tempesta più costosa che sia mai stata registrata per il bacino dell’Oceano Indiano meridionale, nonché la più mortale con oltre 1.200 vittime in Mozambico, Zimbabwe, Malawi e Madagascar.

– Il Dipolo dell’Oceano Indiano ha influenzato il tempo dall’Africa all’Australia. Il Dipolo dell’Oceano Indiano IOD), denominato anche il Niño indiano per la sua somiglianza con il suo equivalente del Pacifico, è la differenza ( positiva o negativa) delle temperature medie della superficie del mare tra l’Oceano Indiano occidentale e quello Orientale. L’Oceano Indiano Occidentale in ottobre aveva raggiunto sua fase positiva più forte dal 1997, con venti forti che hanno soffiato da Est con un drammatico riscaldamento dell’acqua superficiale dell’Oceano Indiano occidentale, vicino all’Africa. Ciò ha contribuito a un eccesso di precipitazioni nel Corno d’Africa da ottobre a dicembre, con conseguenti inondazioni diffuse in tutta l’Africa orientale e, allo stesso tempo, a un grande deficit di precipitazioni nell’Oceano Indiano orientale e nell’Oceano Pacifico meridionale a est dell’Australia. Il caldo e la siccità record in Australia hanno intensificato le condizioni di siccità già in atto a seguito delle precipitazioni inferiori alla media nel 2017 e 2018.

Fabio Bastianelli

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