Un team internazionale di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, de Museo di Pergamo di Berlino e delle Università di San Diego (USA) e Tel Aviv (Israele), utilizzando le nuove tecniche di archeomagnetismo ha svelato alcuni interrogativi che avvolgono il mistero dell’antico monumento babilonese.
Un recente studio condotto con le tecniche dell’archeomagnetismoha riacceso il dibattito scientifico sulladatazione delle tre diverse fasi di costruzione della Porta di BabiloniaoPorta di Ishtar, identificate da precedenti scavi archeologici.
LaPorta di Ishtar,così denominata perché principalmente dedicata a Ishtar, dea dell’amore e della guerra, fu fatta costruire dal re Nabucodonosor II (regnante dal 605 al 562 a.C.) ed oggi è possibile ammirarla ricostruita in una sala del del Museo di Pergamo a Berlino.
Il materiale utilizzato per la ricostruzione della Porta di Ishtar, portata a termine nel 1930, era stato rinvenuto durante una serie di scavi archeologici condotti tra il 1902 e il 1914 daRobert Johann Koldeweyche deve appunto la sua fama alla scoperta della città di Babilonia, nell’attuale Iraq.
A causa delle dimensioni ridotte del Museo di Pergamo di Berlino, la Porta di Ishtar non è completa e altri parti sono oggi conservate al Museo del Louvre di Parigi e nei Musei Archeologici di Baghdade Istanbul.
La sua celebrità è dovuta essenzialmente per i suoimattoni in terracotta rivestiti di smalto blu e bassorilievi, rappresentanti alcune divinità attraverso varie rappresentazioni di animali: i leoni per Ishtar, i tori perAdad, il dio del tempo meteorologico, e i draghi perMarduk, il dio protettore di Babilonia.
Un team internazionale di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), delMuseo di Pergamo di Berlinoe delleUniversità di San Diego (USA) eTel Aviv(Israele) ha analizzato piccolissimi frammenti (più piccoli di 3mm) provenienti da 5 mattoni appartenenti a tre differenti fasi costruttive della Porta (all’epoca in cui venivano fabbricati gli antichi mattoni in Mesopotamia su ciascuno di essi era inciso il nome del re di quel momento), per provare a comprendere se esista o meno unacorrelazione temporale tra i diversi momenti di costruzione della Porta e l’esito delle guerre condotte dal re babilonese, che sconfisse gli Egizi nella battaglia diKarkemishe conquistò la città diGerusalemmenel 586 a.C. e distrusse il primo Tempio.

“I campioni sono stati analizzati con la tecnica dell’archeointensità, vale a dire l’analisi della forza del campo magnetico terrestre rimasto ‘impresso’ nei mattoni al momento della loro fabbricazione –ha spiegatoAnita Di Chiara, ricercatrice dell’INGV e co-autrice dell’articolo“An archaeomagnetic study of the Ishtar Gate, Babylon”, pubblicato il 17 gennaio 2024 su PLOS ONE –Se i mattoni fossero stati prodotti nello stesso momento, avrebbero registrato la stessa intensità del campo magnetico. Se, viceversa, i valori della forza del campo magnetico misurati in laboratorio fossero diversi, significherebbe che sono stati fabbricati in momenti diversi”.
La datazione attraverso l’archeomagnetismo presenta, di norma, incertezze di secoli poiché le variazioni del campo magnetico terrestre sono molto lente. Tuttavia, in questo caso specifico esiste una anomalia del campo, la cosiddetta “anomalia dell’Età del Ferro”, che vide l’intensità delcampo magnetico terrestre variare molto rapidamente nell’arco di pochi secoli. Molto probabilmente la porta fu costruita intorno al 569 a.C. e le 3 fasi di costruzione avvennero a breve distanza l’una dall’altra durante la vita di Nabucodonosor, senza alcun collegamento con la conquista di Gerusalemme.
“Le analisi che abbiamo effettuato nel Laboratorio di Paleomagnetismo dell’Università di San Diego– ha aggiunto Di Chiara-hanno rivelato che l’intensità registrata è statisticamente indistinguibile e probabilmente successiva alla conquista di Gerusalemme avvenuta nel 586 a.C.”.
Sebbene lo studio non fornisca una risposta conclusiva rispetto alla consequenzialità degli eventi, prova però che anche minuscoli campioni di materiale sono sufficienti per effettuare studi di archeomagetismo. Questa evidenza apre alla possibilità che in futuro studi di questo genere possano essere estesi anche al resto dell’antica Mesopotamia, regione ricca di costruzioni millenarie che potrebbero offrire nuovi punti di vista per le ricerche scientifiche.
“Il campo geomagnetico è un enigma della Terra – ha affermato la Professoressa di GeofisicaDipartimento Scripps Institution of Oceanography dell’Università di California – San Diego,pressoLisa Tauxe, co-autrice dell’articolo –I mattoni reliquie delle antiche culture mesopotamiche, offrono un’occasione senza precedenti per scrutare i cambiamenti nell’intensità del campo con una risoluzione temporale senza eguali”.
