Un briefing dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), supportato da un Rapporto tecnico ETC CE, prende in esame la questione della quantità di prodotti tessili restituiti e invenduti che vengono distrutti in Europa e le opzioni per affrontare questa sfida.
Il consumo di prodotti tessili in Europa esercita pressioni significative sull’ambiente e sul clima. Una parte di queste pressioni deriva da tessuti restituiti e invenduti che vengono distrutti e mai utilizzati per lo scopo previsto.
Al fine di fornire unapanoramica delle conoscenze esistenti sui tessili restituiti e invenduti in Europa, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha pubblicato il 4 marzo 2024 ilBriefing“The destruction of returned and unsold textiles in Europe’s circular economy”, sulla base delRapporto tecnicodelCentro tematico europeo per l’economia circolare(ETC CE), a cui hanno collaborato il Centro di ricerca tecnologica del BelgioVITOe la Società di consulenza daneseNORION.
Secondo l’EEA, la crescita dello shopping online, le pratiche di restituzione flessibili, le mutate preferenze dei consumatori e le strategie commerciali delfast fashionin Europa hanno portato ad unaumento delle quote di tessili restituiti e invenduti. Negli ultimi anni, è stato segnalato che il fast fashion e i marchi di lusso hanno distrutto abiti, scarpe e altri tessuti restituiti o invenduti.
La distruzione dei prodotti tessili, in cui i prodotti vengono distrutti da rivenditori, marchi o produttori prima dell’uso, è un esempio di un approccio “prendi-produci-spreca” delle risorse, evidenziando l’inefficienza degli attuali sistemi lineari di produzione-consumo che causano impatti negativi evitabili sull’ambiente e clima.

Sebbene i dati siano sparsi, le migliori prove disponibili suggeriscono che circail 4-9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato europeo vengono distrutti senza mai essere utilizzati per lo scopo previsto. Secondo il briefing dell’EEA, si stima che la lavorazione e la distruzione dei tessili restituiti o invenduti siano responsabili fino a 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra equivalenti a CO2, una cifra leggermente inferiore alle emissioni nette della Svezia nel 2021.
Di recente, un’indaginecondotta daGreenpeace Italiasugli acquisti e i resi online di capi di abbigliamento fast fashion sulle varie piattaforme e-commerce, ha rivelato che i loro viaggicompiono mediamente 4.502 km, con un impatto ambientale per il trasporto di ogni ordine e reso corrispondente a 2,78 kg di CO2 equivalente.
Studi recenti indicano che circa il20% dell’abbigliamentoeil 30% delle calzature, acquistati online nell’UE, vengono restituiti dai clienti. Circail 70% di questi resi sono causati da un modo e uno stile di vestibilità inadeguati. Tuttavia, il briefing dell’AEA stimache solo circa il 3% delle emissionidannose per l’ambiente dei prodotti tessili provengano dalla distribuzione e dalla vendita al dettaglio, il che significa che anche unprocedimento di restituzione lungo e complicato è molto probabilmente vantaggioso per l’ambiente, se porta alla rivendita del prodotto. e usato.

Il briefing dell’EEA afferma che sono necessari sia regolamenti che politiche mirate, nonchémisure di informazione soft, per ridurre i resi dei clienti e le merci invendute. Allo stesso tempo, è necessario affrontare il problema sistemico della sovrapproduzione e della distruzione dell’industria tessile, cosa che potrebbe essere affrontata sia con modelli che con politiche di business circolari.
Un passo positivo è stato compiuto lo scorso dicembre con l’accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio europeo sullapropostadi Regolamentosui prodotti sostenibilidella Commissione UE che vieta, tra l’altro, la distruzione di capi di abbigliamento, accessori di abbigliamento e scarpe, con alcune esenzioni previste per le PMI.
Il briefing è l’ultimo di una serie che l’EEA ha dedicato al settore tessile nell’ambito dell’economia circolare europea, tra cui: “Textiles in Europe’s circular economy”; “Textiles and the environment: The role of design in Europe’s circular economy”; “EU exports of used textiles in Europe’s circular economy”
Foto di copertina: Nick De Partee su Unsplash
