27 Maggio 2022
Demografia Società

Popolazione in calo nel 2020: non solo per il Covid-19

Il Rapporto “Popolazione residente e dinamica demografica al 2020”, pubblicato dall’Istat, attesta il decremento record dei residenti in Italia per effetto dell’elevato numero di decessi, ma anche per il  sempre più basso numero di nascite tra la popolazione Italiana, mentre continua a crescere quello tra la popolazione straniera. Anche il saldo migratorio è stato influenzato dal Covid-19, seppure in misura minore, stante il perdurante espatrio dei nostri connazionali.

L’Istat (Istituto nazionale di statistica) ha rilasciato il 9 dicembre il Rapporto Popolazione residente e dinamica demografica al 2020” che conferma quanto anticipato nel Rapporto La dinamica demografica durante la pandemia di Covid-19. Anno 2020” e nel successivo “Indicatori demografici 2020”, ovvero che la pandemia di Covid-19 ha prodotto effetti su tutte le componenti demografiche.

 
Al 31 dicembre 2020, data di riferimento della terza edizione del Censimento permanente, la popolazione in Italia conta 59.236.213 residenti, in calo dello 0,7% rispetto al 2019 (-405.275 individui), attribuibile prevalentemente alla dinamica demografica tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2020: infatti, il saldo dovuto al movimento demografico totale (saldo naturale più migratorio), desumibile dalle fonti anagrafiche, ha fatto registrare 362.507 unità in meno.

Si tratta del decremento maggiore dall’Unità d’Italia (1861), inferiore solo al 1918 quando si ridusse di 648mila unità, per effetto della “spagnola che “contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni di decessi registrati in quell’anno”. 

Eccesso di mortalità totale rispetto alla media dei decessi 2015-2019 (valori percentuali) e incremento tasso migratorio estero rispetto al 20219 (tassi per mille abitanti). Anno 2020 (Fonte: Istat)

Se è vero che anche in questo caso il calo demografico deve essere ricondotto al “profondo cambiamento a causa dell’eccesso di decessi direttamente o indirettamente riferibili alla pandemia da Covid-19”, sono anni ormai che il tasso di natalità in Italia è in continuo calo. Nel 2020 si sono avute 405mila nascite, un calo di oltre 15mila nati rispetto al 2019 per effetto di fattori che hanno contribuito alla tendenza negativa dell’ultimo decennio (progressiva riduzione della popolazione in età feconda, posticipazione e clima di incertezza per il futuro) a cui si è aggiunto il clima di incertezza correlata alla pandemia che ha fatto rinviare progetti e aspettative.

Il deficit di nascite rispetto ai decessi è tutto dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-386 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale resta ampiamente positivo (+50.584). “Senza il contributo fornito dagli stranieri, che attenua il declino naturale della popolazione residente in Italia, si raggiungerebbero deficit di sostituzione ancora più drammatici”.

Anche il saldo migratorio è stato influenzato dalle restrizioni imposte dalle misure di contenimento della pandemia, anche se non si è arrestato. Come ha rilevato l’ultimo Rapporto https://www.regionieambiente.it/italiani-mondo-migrantes/  “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes sono stati oltre 109 mila connazionali che hanno spostato la loro residenza dall’Italia all’estero nel corso del 2020.

Di contro, come certifica l’Istat, gli stranieri censiti sono 5.171.894; 132.257 in più rispetto al 2019, e vivono prevalentemente al Nord (6 su 10). L’incidenza sulla popolazione totale si attesta a 8,7 stranieri ogni 100 censiti. A fronte di una maggiore presenza della componente straniera rispetto al 2019, la popolazione italiana risulta inferiore di 537.532 unità. I minori stranieri sono 1.047.873, pari al 20,3% del totale della popolazione straniera censita.

Il 47,6% degli stranieri censiti nel 2020 proviene dall’Europa, il 22,2% dall’Africa e una quota di poco superiore dall’Asia mentre gli stranieri del Nuovo continente rappresentano il 7,5%. L’Unione europea è l’area geografica di provenienza più numerosa (27,2%), seguita dall’Europa centro orientale (19,6%), dall’Africa settentrionale (13,3%) e dall’Asia centro meridionale (11,4%).

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