10 Agosto 2022
Diritto e normativa Società

Pacchetto infrazioni maggio: per l’Italia è finita la “pausa elettorale”

pacchetto infrazioni maggio 2018

Nonostante l’ottimismo palesato dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti sulla bontà della documentazione apportata dall’Italia alla riunione di Bruxelles del 30 gennaio 2018, convocata dalla Commissione UE per avere ragguagli sulle misure concrete da intraprendere da parte di 9 Paesi membri (oltre l’Italia erano state convocati Repubblica ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Romania, Slovacchia e i Regno Unito) ovvero di quelli sottoposti alla procedura di infrazione di parere motivato per il superamento dei limiti della normative europee sulla qualità dell’aria ambiente, la Commissione UE ha deferito l’Italia alla Corte europea di Giustizia.

La decisione formale è arrivata oggi (17 maggio 2018) con l’adozione del Pacchetto infrazioni di maggio, dopo la “sospensione” per motivi elettorali come avevamo previsto. In particolare, l’Italia è stata deferita per il superamento di particolato (PM10) i cui limiti stabiliti nella legislazione dell’UE dovevano essere raggiunti nel 2005 (con la stessa motivazione sono state deferite anche Ungheria Romania).

In particolare, segnala la Commissione UE, in 28 zone di qualità dell’aria, comprese le regioni Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto, i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati, arrivando nel 2016 fino a 89 giorni.

In tutti i casi di superamento dei valori limite stabiliti dalla normativa dell’UE sulla qualità dell’aria ambiente (Direttiva 2008/50/CE), gli Stati membri sono tenuti ad adottare piani per la qualità dell’aria e a garantire che tali piani stabiliscano misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile.

Le misure, presentate dal nostro Paese, non sono state giudicate “credibili, efficaci e tempestive per ridurre l’inquinamento entro i limiti concordati e quanto prima possibile, come richiesto dalla normativa dell’UE”.

Invece, sarebbe stata reputata sufficiente per evitare il deferimento la documentazione fornita dal nostro Paese sul superamento dei limiti di biossido di azoto (NO2), per il quale sono state deferite Francia, Germania e Regno Unito.

La decisione di deferire degli Stati membri alla Corte di giustizia dell’UE è stata adottata in nome degli europei – ha dichiarato il Commissario UE all’Ambiente Karmenu Vella – Abbiamo detto che questa è una Commissione che protegge. La nostra decisione dà seguito a questa affermazione. Gli Stati membri deferiti oggi alla Corte hanno ricevuto nell’ultimo decennio un numero sufficiente di ‘ultime possibilità’ per migliorare la situazione. Sono convinto che la decisione di oggi porterà a miglioramenti per i cittadini in tempi molto più rapidi. Ma l’azione legale non risolverà di per sé il problema. È questo il motivo per cui stiamo definendo l’aiuto pratico con cui la Commissione può agevolare gli sforzi delle autorità nazionali volti a promuovere un’aria più pulita per le città e le metropoli europee”.

La Commissione ha deciso, inoltre, di inviare ulteriori lettere di costituzione in mora complementari nei confronti di 4 Stati membri (tra cui l’Italia) per aver violato le norme dell’UE in materia di omologazione dei veicoli a motore. La Commissione ha deciso in data odierna di inviare ulteriori lettere di costituzione in mora a Germania, Italia, Lussemburgo e Regno Unito. Contestualmente, la Commissione UE ha pubblicato il 3° pacchetto di azioni e misure legislative della Strategia “Europe on the Move” per consentire, tra l’altro, di beneficiare dei vantaggi di veicoli meno inquinanti.

La legislazione dell’UE in materia di omologazione impone agli Stati membri di disporre di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per scoraggiare i fabbricanti di automobili dal violare la legge. Laddove si verifichi una tale violazione, ad esempio tramite il ricorso ad impianti di manipolazione per ridurre l’efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni, occorre mettere in atto misure correttive, quali i richiami, e applicare sanzioni.

Avremo successo nella lotta all’inquinamento atmosferico urbano solo se il settore automobilistico farà la sua parte – ha sottolineato Elżbieta Bieńkowska, commissaria per il Mercato interno, l’Industria, l’Imprenditoria e le PMI – I veicoli a emissioni zero sono il futuro. Nel frattempo, rispettare la normativa sulle emissioni è un dovere. I costruttori che continuano a violare la legge dovranno sopportare le conseguenze del loro comportamento illecito”.

Purtroppo per il nostro Paese, il Pacchetto infrazioni di maggio contiene anche altri 3 deferimenti alla Corte europea di Giustizia sono stati adottati dalla Commissione UE nei confronti dell’Italia.

Il primo si riferisce alla mancata trasmissione del programma nazionale definitivo di gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, a norma della Direttiva sulla gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi che impone agli Stati membri di trasmettere il contenuto del loro programma nazionale non oltre il 23 agosto 2015.

La Commissione ha chiesto chiarimenti sulle procedure che ancora dovevano essere intraprese prima dell’adozione del programma nonché le date previste per la relativa adozione e trasmissione. Poiché l’Italia ha trasmesso unicamente versioni provvisorie dei loro programmi, il 29 aprile 2016 l’Italia aveva ricevuto lettera di costituzione in mora, seguita da parere motivato nel luglio 2017. La Commissione ritiene che spetti alle autorità di tali Stati membri prendere tutte le misure necessarie per adottare il programma nazionale definitivo per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi e trasmetterlo alla Commissione.

Anche in questo caso, sono state notificate all’Italia 2 lettere di costituzione in mora complementari:
– per mancato corretto recepimento di determinate prescrizioni della Direttiva sul combustibile esaurito e sui rifiuti radioattivi, al fine di garantire una loro gestione responsabile e sicura in modo da evitare di imporre oneri indebiti sulle generazioni future;
– per mancato recepimento della nuova Direttiva 2013/59/Euratom che aggiorna e consolida la normativa europea in materia di radioprotezione, stabilendo norme fondamentali di sicurezza per la protezione dei lavoratori, della popolazione, dei pazienti contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti.

Un altro deferimento dell’Italia alla Corte europea di Giustizia, contenuto nel Pacchetto infrazioni, attiene alle mancate misure necessarie all’eradicazione dell’organismo nocivo da quarantena Xylella fastidiosa in Puglia e, di conseguenza, che di conseguenza non hanno arrestato la sua diffusione.

In seguito alla prima notifica di focolaio nell’ottobre 2013, le autorità italiane non si sono pienamente conformate alla normativa dell’UE sugli organismi da quarantena nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e non ne hanno impedito l’ulteriore diffusione nella regione.

Le norme comprendono, tra le altre disposizioni, la rimozione delle piante infette in alcune parti delle zone delimitate immediatamente dopo che la presenza di Xylella fastidiosa è stata confermata per la prima volta, nonché il monitoraggio e il campionamento delle piante nelle pertinenti parti della zona delimitata. Il calendario trasmesso dall’Italia non è stato ritenuto efficace per garantire l’immediata rimozione degli alberi infetti, come prescritto dalla normativa dell’UE.

La mancanza di misure adeguate aumenta il rischio di un’ulteriore diffusione dell’organismo al di fuori dell’attuale zona delimitata, nel resto del territorio italiano e al di fuori dell’Italia.

La Commissione ha ripetutamente esortato l’Italia ad assolvere i propri obblighi. Nel dicembre 2015 è stata inviata una lettera di costituzione in mora e nel luglio 2016 è stata inviata una lettera complementare di costituzione in mora, seguita da un parere motivato nel luglio 2017.

La prossima settimana, la Commissione potrebbe proporre al Comitato sulla salute delle piante formato dagli esperti degli stati membri modifiche alla decisione UE, come l’aggiornamento dell’area di quarantena, spostando di una ventina di chilometri verso nord la fascia di territorio dove vanno applicate le misure più drastiche per la lotta al batterio patogeno.

Infine, l’ultimo deferimento del Pacchetto infrazioni per il nostro Paese si riferisce alla mancata notifica delle misure di recepimento delle norme dell’UE che modificano le prescrizioni esistenti applicabili agli esami effettuati su tessuti e cellule umani (Direttiva 2012/39/UE). Tali modifiche sono essenziali per tutti i soggetti coinvolti e in particolare per i donatori e le loro famiglie nel quadro della definizione di norme di qualità e di sicurezza per la donazione, l’approvvigionamento, l’esame, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani. Finora l’Italia non ha notificato alla Commissione le misure di recepimento di tale direttiva di modifica nel suo ordinamento nazionale, nonostante l’obbligo di provvedervi entro il 17 giugno 2014.

La Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora nel luglio 2014 e un parere motivato nel febbraio 2018, invitandola a notificare le misure di recepimento della Direttiva. L’Italia tuttavia non si è ancora conformata al parere motivato della Commissione.

Ma c’è ancora dell’altro.
Nel Pacchetto di infrazioni c’è pure un parere motivato nei confronti dell’Italia per il mancato recepimento delle norme dell’UE (Direttiva 2015/1794/UE) che garantiscono ai lavoratori marittimi il diritto a condizioni di lavoro giuste ed eque e il diritto all’informazione e alla consultazione.

Il termine per il recepimento di tali norme nell’ordinamento nazionale era il 10 ottobre 2017, ma finora l’Italia non ha comunicato alla Commissione le misure adottate in tal senso. Nel novembre 2017 la Commissione ha pertanto inviato le lettere di costituzione in mora, a cui il nostro Paese non ha tuttavia risposto. Pertanto la Commissione invita ora l’Italia ad adottare entro 2 mesi le misure necessarie per conformarsi alla Direttiva, pena il deferimento alla Corte.

Una lettera di costituzione in mora, inoltre, è stata inviata all’Italia per invitarla a conformarsi pienamente alla sentenza della Corte di giustizia che aveva riconosciuto la nostra inadempienza agli obblighi incombenti in forza della Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (Direttiva 91/271/CEE), non avendo garantito la raccolta e il trattamento adeguati delle acque reflue urbane.

L’Italia dispone di due mesi per rispondere alla lettera di costituzione in mora; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

Infine, un’ulteriore lettera di costituzione in mora è stata inviata al nostro Paese in cui si chiede di allineare le norme relative all’impiego di carburante in esenzione da accisa per la navigazione nelle acque dell’UE, dal momento che l’Italia equipara le imbarcazioni da diporto noleggiate alle imbarcazioni commerciali, violando le norme fiscali dell’UE (Direttiva 2003/96/CE).

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