Cambiamenti climatici

COP30: tra aspettative e frammentazione degli impegni

La COP30 (Belém, 10-21 novembre 2025) si tiene 33 anni dopo il Vertice di Rio, che ha istituito il primo trattato internazionale per combattere il cambiamento climatico causato dall’uomo, un decennio dopo l’Accordo di Parigi, che mira a rafforzare l’azione globale per il clima, dopo due anni consecutivi di temperature globali record e di continuo aumento delle emissioni di gas serra, torna dopo 3 anni in cui le precedenti edizioni si sono svolte in Paesi grandi produttori ed esportatori di petrolio, che hanno limitato le manifestazioni della società civile durante l’avvenimento. Al contempo avviene in un momento in cui le relazioni internazionali, fondamentali per la diplomazia climatica, sono messe a dura prova da guerre, controversie commerciali, visioni divergenti sul futuro del sistema energetico globale, nonché da Capi di stato e di Governo che negano l’esistenza del cambiamento climatico. Nonostante tutto potrebbe rivelarsi una delle più importanti dell’ultimo decennio.

Si apre oggi (10 novembre 2025) a Belém in Brasile la XXX Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata 33 anni fa al Vertice della Terra di Rio de Janeiro, riconoscendo la necessità di contrastare il riscaldamento globale di origine antropica con la riduzione delle emissioni di gas serra. Dieci anni fa, alla COP21 di Parigi veniva approvato uno storico Accordo che impegnava quasi 200 Paesi sottoscrittori ad agire per limitare l’aumento della temperatura al 2100ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali”, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 °C”.

Dopo decenni di negazioni e ritardi, la scienza ora ci dice che un temporaneo superamento del limite di 1,5°C, a partire al più tardi dall’inizio degli anni 2030, è inevitabile – ha affermato il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres nel suo messaggio ai Leader politici riuniti il 6 novembre 2025 per un incontro ad alto livello pre-COP, facendo riferimento al Rapporto di aggiornamento sullo Stato del Clima diffuso dall’ Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) il 4 novembre 2025 e predisposto per alimentare le discussioni della COP30 con informazioni autorevoli e aggiornate sullo stato del clima globale – Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma per limitare l’entità e la durata di un superamento temporaneo e ridurlo rapidamente. L’incapacità di contenere il riscaldamento globale equivale a un fallimento morale e una negligenza mortale. Ogni anno più caldo, colpirà duramente le economie, acuirà le disuguaglianze e avrà un impatto più duro sui paesi in via di sviluppo, anche se sono stati i meno responsabili”.

Parte fondamentale dell’Accordi di Parigi è l’obbligo per le parti di assumere ogni 5 anni impegni (Contributi Determinati a Livello Nazionale – NDC) su come ridurre le emissioni e adattarsi al riscaldamento globale. Per le nazioni più ricche del mondo, tali impegni devono includere le modalità con cui intendono aiutare i paesi in via di sviluppo in prima linea nell’impatto climatico, finanziare la transizione e a far fronte ai costi e alle perdite derivanti dal peggioramento degli impatti climatici.

All’epoca dell’Accordo di Parigi, l’annuale Rapporto “Emissions Gap Report” dell’UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni Unite) che viene stilato da 38 eminenti scienziati provenienti da 22 Gruppi di ricerca di 14 Paesi e pubblicato qualche giorno dell’apertura della COP, con lo scopo di monitorare se gli impegni assunti a Copenaghen (2009) di mantenere entro i +2 °C il riscaldamento globale, siano nella giusta traiettoria per raggiungere l’obiettivo, aveva rivelato che con gli impegni assunti fino a quel momento si sarebbe raggiunta una temperatura superiore a +3,5 °C.

Tuttavia, dal 2015 l’impiego delle energie rinnovabili ha avuto un successo travolgente, poiché i costi di queste tecnologie – in particolare eolico e solare – sono diminuiti drasticamente. Così un’impresa che sembrava comportare costi insormontabili si è trasformata in un’opportunità misurata in migliaia di miliardi di dollari a livello globale.

Ora, infatti, le proiezioni sul riscaldamento globale per questo secolo, basate sulla piena attuazione dei  nuovi NDC, sono a 2,3-2,5 °C, mentre quelle basate sulle politiche attuali sono di 2,8 °C, L’Agenzia Internazionale per l’Energia globali l’ultimo EGR , diffuso anche questo il 4 novembre 2025, le proiezioni sul riscaldamento globale per questo secolo, basate sulla piena attuazione dei Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC), sono ora di 2,3-2,5 °C, mentre quelle basate sulle politiche attuali sono di 2,8 °C, sotto la spinta dell’impiego delle energie rinnovabili che hanno avuto un successo travolgente, poiché i costi di queste tecnologie – in particolare eolico e solare – sono diminuiti drasticamente.  Comunque, quel livello di riscaldamento sarebbe comunque catastrofico, esistenziale per troppe parti del mondo, anche perché le emissioni di gas serra hanno raggiunto nel 2024 nuovi record.

Il Segretariato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ha potuto pubblicare solo il 28 ottobre 2025 il Rapporto Nationally determined contributions under the Paris Agreement” che segnala gli sforzi annunciati dai Paesi per ridurre le emissioni, dopo che la scadenza per la loro presentazione, inizialmente fissata al 28 febbraio, era stata prorogata a settembre perché solo poche Parti avevano adempiuto all’obbligo, Ciononostante al 30 settembre solo 64 Parti avevano inserito nell’apposito Registro i propri NDC, mentre risultavano ancora mancanti quelli di ben 131 Paesi, tra cui quelli di diversi importanti Paesi  che sintetizza le informazioni comunicate da sole 64 Parti dell’Accordo di Parigi e inserite nel registro dei contributi determinati a livello nazionale (NDC) tra il 1° gennaio 2024 e il 30 settembre 2025, mentre mancano i nuovi NDC di ben 131 Paesi, in particolare quelli di diversi importanti Paesi come Cina e UE (gli Stati Uniti, come noto, si sono dichiarati fuori dall’Accordo di Parigi dal 1° gennaio 2026 per la seconda volta sotto l’Amministrazione di Donald Trump che in settembre all’Assemblea delle Nazioni Unite ha dichiarato che il cambiamento climatico è “la più grande truffa mai perpetrata” e che la scienza del clima è opera di “persone stupide”.

L’impegno della Cina, annunciato in settembre dal Presidente Xi Jinping, di ridurre le sue emissioni di carbonio tra il 7% e il 10% rispetto al picco massimo entro il 2035 viene considerato troppo debole, A su volta, l’UE è riuscita all’ultimo momento nel Consiglio Ambiente del 4 novembre ad evitare un’imbarazzante perdita di leadership, trovando un accordo sugli obiettivi per il 2035 da presentare alla COP30, che prevedeuna riduzione delle emissioni tra il 66,25% e il 72,5% rispetto ai livelli del 1990 e la possibilità dal 3 al 5% di compensazione con i crediti di carbonio internazionali, obiettivo meno ambizioso di quello inizialmente proposto dalla Commissione UE.

Inoltre, l’impegno assunto dalle Parti alla COP28 di Dubai di triplicare l’energia rinnovabile e raddoppiare i miglioramenti dell’efficienza energetica entro il 2030, non sta facendo progressi, come ha rilevato il Rapporto pubblicato dall’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), designata dalla Conferenza delle Parti per il monitoraggio e la rendicontazione ogni anno fino al 2030 verso gli obiettivi,

Il Rapporto sottolinea che nel 2024, l’aumento della capacità rinnovabile globale ha raggiunto il livello senza precedenti di 582 GW, tuttavia non è ancora sufficiente per rimanere in linea con i target stabiliti alla COP28 che prevedono al 2030 un utilizzo di energia rinnovabile pari a 11,2 TW. Raggiungere tale traguardo richiede ora l’aggiunta di 1 122 GW di nuova capacità ogni anno a partire dal 2025, il che significa un’accelerazione della crescita annuale del 16,6% nel corso del decennio. Preoccupazione altrettanto importante è il trend di crescita dell’efficienza energetica migliorata solo dell’1% nel 2024ben al di sotto dei 4% annuali necessari per raggiungere l’obiettivo del Consenso degli Emirati Arabi Uniti.

Un’altra questione dirimente è la finanza, alla base per un piano di gestione dei cambiamenti climatici e dei suoi disastrosi effetti. La COP29 aveva concordato che i Paesi sviluppati avrebbero stanziato almeno 300 miliardi di dollari all’anno per l’azione per il clima nei paesi in via di sviluppo entro il 2035. Secondo il Rapporto Adaptation Gap Report 2025, pubblicato anche questo dall’UNEP lo scorso ottobre, tale cifra è insufficiente per colmare il divario per 2 motivi:
in primo luogo, se si estendesse il tasso di inflazione dell’ultimo decennio al 2035, il finanziamento stimato per l’adattamento necessario ai paesi in via di sviluppo passerebbe da 310-365 miliardi di dollari all’anno ai prezzi del 2023 a 440-520 miliardi di dollari all’anno;
in secondo luogo, l’obiettivo di 300 miliardi di dollari è destinato sia alla mitigazione che all’adattamento, il che significa che l’adattamento riceverebbe una quota inferiore.
Inoltre, i flussi finanziari pubblici internazionali per l’adattamento verso i paesi in via di sviluppo ammontavano a 26 miliardi di dollari nel 2023, in calo rispetto ai 28 miliardi di dollari dell’anno precedente. Ciò lascia un divario nei finanziamenti per l’adattamento di 284-339 miliardi di dollari all’anno, ovvero da 12 a 14 volte superiore ai flussi attuali.

I progressi su questa tabella di marcia, fondamentali per ricostruire maggior fiducia nei Paesi in via di sviluppo che si sono sentiti traditi dall’inattendibile Accordo raggiunto a Baku (COP29), dovrebbero essere chiariti nel corso della COP30,

Da Belém dovrà uscire anche una visione chiara su come l’agenda d’azione si esprimerà oltre il 2025 nei 6 ambiti individuati dal Presidente designato della COP30, il diplomatico veterano André Aranha Correa do Lago,che potrebbero avere un impatto concreto sui risultati della Conferenza:
1. Transizione energetica, industriale e dei trasporti;
2. Gestione di foreste, oceani e biodiversità;
3. Trasformazione dell’agricoltura e dei sistemi alimentari;
4. Resilienza di città, infrastrutture e acqua;
5. Promozione dello sviluppo umano e sociale;
6. Attivazione di finanza, tecnologia e capacity building come fattori abilitanti e acceleratori essenziali.

Infine, non si può negare che la scelta di Belém, nel cuore dell’Amazzonia, creerà disagi logistici e strutturali per i partecipanti, soprattutto alle Ong e alla società civile a causa della scarsità di alloggi e dei costi che sono aumentati notevolmente. Al riguardo, il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, nell’inaugurare il 6 ottobre 2025 alcune delle strutture che ospiteranno l’evento, ha riconosciuto le difficoltà logistiche della città amazzonica, ma ha ribadito che l’obiettivo è trasformare la COP in un appuntamento di concretezza e trasparenza, lontano dai formalismi delle precedenti edizioni.

Non sarà la COP del lusso, ma la COP della verità – ha affermato il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, rispondendo indirettamente alle critiche per la scelta della città nel cuore dell’Amazzonia, con difficoltà logistiche e di ospitalità per i numerosi partecipanti – Conosco i problemi, la povertà e le carenze di Belém. Ma abbiamo accettato la sfida per mostrare al mondo cos’è davvero l’Amazzonia. Se qualche gringo sarà punto dalle zanzare non c’è problema: devono sapere come viviamo. Non ci sono lavori solo per la COP. La COP è un evento che durerà al massimo 20 giorni. Dopodiché, tutti questi lavori rimarranno per la popolazione dello stato del Pará, per la popolazione della città di Belém. Quando la COP se ne andrà, ogni centesimo che investiamo qui apparterrà alla popolazione di Belém e nessuno ce lo porterà via”.

Per questo motivo, il Parlamento brasiliano ha deciso di cambiare simbolicamente la sua capitale durante l’evento: non sarà Brasilia, ma Belém ad assumerne il ruolo, mirando a focalizzare l’attenzione sulla COP30 e sui dibattiti ambientali che ne seguiranno durante il suo svolgimento.

Il Parco Lineare di Nova Doca, situato lungo l’omonimo canale, che è stato inaugurato dal Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva il 3 ottobre 2025, sarà una delle principali eredità della COP 30. Il progetto migliora le condizioni di percorrenza e la fluidità del traffico, con l’installazione di una strada sopraelevata pedonale. L’area è stata inoltre dotata di aree verdi, strutture ricreative, impianti sportivi e punti di osservazione, una palestra all’aperto, chioschi di ristorazione e un parco giochi per bambini. Sono stati ripristinati e installati marciapiedi e pavimentazioni, e una pista ciclabile è stata integrata nel parco, costeggiando aiuole alberate (Fonte: Governo brasiliano, foto di Ricardo Stuckert).

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