L’atteso Rapporto di sintesi sui Piani nazionali per il clima (NDC) dell’UNFCCC, in vista della COP30 (Belém, 10-21 novembre 2025), segnala che gli attuali sforzi comunicati dai Paesi (solo 64) per ridurre le emissioni di gas serra non sono riusciti a colmare le lacune in termini di ambizione e attuazione, nonostante le prove di progressi in alcuni settori.
Il Segretariato della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ha pubblicato il 28 ottobre 2025 ilRapporto di sintesi“Nationally determined contributions under the Paris Agreement” che sintetizza le informazioni comunicate dasole 64 Partidell’Accordo di Parigi e inserite nel registro dei contributi determinati a livello nazionale (NDC) tra il1° gennaio 2024 e il 30 settembre 2025, mentremancano i nuovi NDC di ben 131 Paesi, in particolare quelli di diversi importanti Paesi comeCinaeUE.
L’impegno dellaCina, annunciato in settembre da Presidente Xi Jinping, di ridurre le sue emissioni di carbonio tra il 7% e il 10% rispetto al picco massimo entro il 2035 viene considerato troppo debole, A su volta, l’UE non è ancora riuscita a trovare un accordo sugli obiettivi per il 2035 da presentare alla COP30. Il Consiglio dei Ministri Ambiente del 21 ottobre 2025 non è riuscito a trovare un’intesa in merito, poiché la questione si intreccia con l’obiettivo vincolante proposto dalla Commissione di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 nell’ambito della Legge europea sul clima dell’Unione che dovrebbe avviare l’UE verso la neutralità climatica entro il 2050, con ripercussioni sulle industrie europee.

Il Rapporto rileva che gli attuali NDC, se pienamente attuati, potrebbero comportare una riduzione delle emissioni inferiore a un terzo di quanto necessario per evitare pericolosi cambiamenti climatici entro il 2035e chela riduzione prevista del 19-24% rispetto ai livelli del 2019 è ben lontana dal calo del 60 % richiesto entro il 2035 per limitare il riscaldamento globale di 1,5 °C stabilito nell’Accordo di Parigi al fine di evitare i più gravi impatti climatici.
Molti obiettivi restano condizionati e dipendono dafinanziamenti esterni, dalla tecnologia o dal supporto per lo sviluppo delle capacità, sollevando dubbi sulla loro piena realizzazione. In particolare, “le persistenti carenze di finanziamento” impediscono che l’ambizione si trasformi in risultati duraturi, con i Paesi in via di sviluppo che continuano a incontrare barriere strutturali nell’accesso ai fondi per il clima, da procedure complesse a richieste di cofinanziamento e dall’elevato debito pubblico. Secondo il report il potenziale del settore privato resta sottoutilizzato. Sebbene il 75% dei paesi faccia riferimento alla mobilitazione finanziaria privata, gli investimenti effettivi sono bassi a causa dell’elevata percezione del rischio e degli incentivi insufficienti.
Al contempo, alcune delle azioni di mitigazione più promettenti, comela riforestazione e l’installazione di impianti solari su larga scala, sono ancora fortemente condizionate al sostegno internazionale.

La cosa più preoccupante è che solo il 41% dei Paesi collega esplicitamente i propri NDC agli obiettivi di temperatura a lungo termine dell’Accordo di Parigi.
“L’umanità sta chiaramente piegando la curva delle emissioni verso il basso per la prima volta, anche se non ancora abbastanza velocemente– ha affermato il Segretario esecutivo dell’UNFCCC,Simon Stiell–Ora tocca alla COP30 e al mondo rispondere e mostrare come si intende accelerare“.
