Un Rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) sollecita la diversificazione delle fonti proteiche in Europa al fine di rafforzare la sicurezza alimentare e ridurre drasticamente le emissioni, diminuendo al contempo la dipendenza dai mangimi importati.
Ampliare la gamma di proteine prodotte e consumate in Europa potrebbe rafforzare la sicurezza alimentare, migliorare la resilienza, accrescere la competitività e ridurre le pressioni ambientali.
Lo sottolinea l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) nelRapporto“Protein diversification in Europe: risks and opportunities for sustainable food systems” pubblicato il 22 giugno 2026, che evidenzia comeil sistema proteico europeo si basa fortemente sulla produzione zootecnica e sui mangimi importati, generando pressioni ambientali sia in Europa che al di fuori dei suoi confini, e aumentando al contempo l’esposizione a interruzioni della catena di approvvigionamento, volatilità del mercato e rischi geopolitici.
Ladiversificazione delle fonti proteiche non dovrebbe quindi essere intesa come una rapida sostituzione della produzione zootecnica, bensì come un graduale riequilibrio dei modelli di offerta e consumo di proteine in Europa, parallelamente al continuo impegno per migliorare la sostenibilità dell’allevamento.
Le proteine sono essenziali per la nutrizione e la salute umana, e l’interesse per diete più sane e sostenibili è in crescita in tutta Europa.L’assunzione media di proteine tra gli adulti nell’UE si aggira intorno agli 80-85 grammi a persona al giorno, una quantità superiore al fabbisogno della maggior parte della popolazione, e i prodotti di origine animale costituiscono circa il 60% dell’apporto proteico totale. Ciò suggerisce che potrebbe esserci margine perriequilibrare il mix di fonti proteiche, pur mantenendo un adeguato apporto nutrizionale.
L’allevamento rappresenta oltre il 65% delle emissioni di gas serra in agricoltura nell’UE,eil pascolo e la produzione di mangimi occupano insieme più della metà dei terreni agricoli. L’azoto associato all’allevamento e all’uso di fertilizzanti contribuisce all’inquinamento idrico e all’eutrofizzazione, el’agricoltura è stata responsabile di circa il 94% delle emissioni di ammoniaca nell’UE nel 2023, una delle principali fonti di inquinamento atmosferico da particolato fine.

Anche il sistema zootecnico dipende fortemente dai mangimi importati.L’UE importa quasi due terzi dei mangimi ad alto contenuto proteico utilizzati nella produzione zootecnica, con un’offerta concentrata in pochi paesi, principalmente Brasile, Argentina e Stati Uniti. Le soleimportazioni di soia ammontano a circa 30 milioni di tonnellate all’anno, destinate principalmente all’alimentazione animale.L’espansione delle coltivazioni di soia è collegata alla deforestazione e alla perdita di biodiversità in alcune zone del Sud America.
Letensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno ripetutamente fatto aumentare i prezzi dell’energia e dei fertilizzanti, e le interruzioni delle catene di approvvigionamento hanno evidenziato le vulnerabilità associate a queste dipendenze e l’importanza di rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari europei.
Un graduale riequilibrio, non una sostituzione.
Non tutti i sistemi di allevamento hanno lo stesso impatto ambientale. Ilpascolo estensivo sui prati può favorire la conservazione della biodiversità e la gestione del paesaggio, e circaun terzo degli habitat protetti in Europa dipende dal pascolo. Questo è uno dei motivi per cui il rapporto presenta ladiversificazione proteica non come un sostituto dell’allevamento, bensì come un graduale riequilibrio dei modelli di approvvigionamento e consumo di proteine in Europa, da perseguire parallelamente a sistemi di allevamento più sostenibili e concepito per tutelare i mezzi di sussistenza rurali e le economie regionali.
Secondo l’EEA,anche la diversificazione delle fonti proteiche non rappresenta un’unica soluzione, bensì un insieme di percorsi complementari. Accanto agli alimenti vegetali consolidati comelegumi,cerealiealternative a carne e latticini, il rapporto valuta le opzioni emergenti, tra cuiinsetti,fermentazione della biomassa,fermentazione di precisioneecarne coltivata. Questi percorsi differiscono in termini di maturità tecnologica, prestazioni ambientali, redditività economica e accettazione sociale.
Leproteine vegetali offrono attualmente i benefici ambientali più immediati. Supportate da sistemi di produzione consolidati, mercati maturi e una relativa familiarità da parte dei consumatori, hanno un potenziale significativo per ridurre le emissioni di gas serra, l’inquinamento da azoto e la pressione sull’uso del suolo, creando al contempo opportunità per il ripristino della natura e la creazione di nuovo valore nei sistemi agricoli e alimentari. Ipercorsi di diversificazione emergenti possono tuttavia offrire vantaggi ambientali, tecnologici o strategici in applicazioni specifiche, tra cui la diversificazione dei mangimi, la riduzione della dipendenza dal suolo e nuove opportunità lungo le filiere alimentari e zootecniche. Tuttavia, molti di essi continuano ad affrontare sfide legate aicosti di produzione, airequisiti infrastrutturali, allacomplessità normativae all’incertezza sull’accettazione da parte dei consumatori.

La tabella fornisce una sintesi comparativa qualitativa dei principali percorsi di diversificazione proteica, basata sul giudizio di esperti e attingendo principalmente a evidenze scientifiche sintetizzate dal Consiglio consultivo scientifico delle Accademie europee (EASAC, 2025).
La diversificazione apre anche nuove opportunità economiche. Il consumo globale di proteine alternative potrebbe aumentare di oltre sette volte entro il 2035, mentre si prevede che il mercato delle sole proteine vegetali crescerà da circa 24 miliardi di dollari nel 2025 a 35 miliardi di dollari entro il 2030. L’Europa è ben posizionata per competere nei segmenti a maggior valore aggiunto, che comprendono alimenti a base vegetale, proteine derivate dalla fermentazione e ingredienti per mangimi più sostenibili.
L’incremento delle colture proteiche autoctone potrebbe inoltre rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari europei. Le simulazioni del Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea suggeriscono che una transizione coordinata verso fonti proteiche più diversificate potrebberidurre la dipendenza dai mangimi importati e diminuire le emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura nell’UE di circa il 5% entro il 2035.
Poiché si prevede che la diversificazione delle fonti proteiche avvenga gradualmente piuttosto che attraverso bruschi cambiamenti strutturali, vi è margine per gestire i costi di adeguamento, sostenere l’innovazione e fornire assistenza mirata alle regioni dipendenti dall’allevamento. Il rapporto sottolinea l’importanza di garantire che la transizione rimanga socialmente equa, economicamente sostenibile e rispettosa dell’ambiente.
Il rapporto indica unaStrategia UE per le proteine, prefigurata nellaVisione UE per l’agricoltura e l’alimentazione, come strumento per fornire un orientamento strategico e coerenza alle politiche. Essa definisce3 priorità:
–Salvaguardare l’integrità ambientale e garantire risultatisostenibili, attraverso gli strumenti della PAC, la normativa ambientale e i quadri di riferimento per la tassonomia, incluse misure per evitare impatti indesiderati derivanti dal cambiamento di destinazione d’uso del suolo, dall’intensificazione delle colture e dall’esternalizzazione delle pressioni ambientali attraverso il commercio.
–Rafforzare la resilienza e l’autonomia strategica, riducendo la dipendenza dai mangimi importati, sostenendo le colture proteiche nazionali, diversificando le catene del valore e adottando una politica commerciale coerente, pur preservando i vantaggi di flussi commerciali aperti e resilienti.
–Sostenere transizioni eque, attraverso un graduale adeguamento nelle regioni dipendenti dall’allevamento, lo sviluppo rurale, il finanziamento dell’innovazione e le politiche di formazione, sostenendo al contempo l’accessibilità economica, l’equità territoriale e l’accettazione sociale.
Una tale strategia dovrebbe bilanciare gli obiettivi tra agricoltura, trasporto e sviluppo.
