Risorse e rifiuti

Rifiuti: mercato in crescita ma margini riciclo compressi

Uno Studio dell’Osservatorio Rifiuti di AGICI evidenzia come il valore della produzione tra il 2017 e il 2024 di un campione analizzato di imprese, rappresentative dei principali operatori per fatturato e capacità impiantistica in varie aree del settore rifiuti speciali sia cresciuto mediamente del 9% annuo, ma le imprese specializzate nel riciclo mostrano marginalità contenute, mentre i modelli multi-filiera confermano una maggiore solidità e le attività terminali, come termovalorizzazione e discarica, intercettano una quota rilevante del valore.

L’industria italiana del riciclo e dei rifiuti continua a crescere, ma la distribuzione del valore lungo la filiera resta fortemente disomogenea. A fronte di un mercato in espansione e di un processo di consolidamento ormai avviato, gli operatori più specializzati nel riciclo, soprattutto nelle filiere legate ai rifiuti urbani, mostrano marginalità ancora contenute. A essere premiati sono invece gli operatori integrati e multi-filiera, capaci di controllare più fasi della catena del valore, dalla raccolta al trattamento, fino alla valorizzazione e allo smaltimento finale.

È questo il quadro che emerge dalloStudio “Il riassetto dei rifiuti urbani e le opportunità di crescita nelle principali tipologie dei rifiuti speciali”, presentato il 24 giugno 2026 daAGICI, Società di ricerca e consulenza specializzata nel settore delle utilities, delle rinnovabili, delle infrastrutture e dell’efficienza energetica, nel corso delConvegno finale dell’Osservatorio Riciclo & Rifiuti“Le nuove geografie del valore nell’industria dei rifiuti. Investimenti e modelli di crescita nelle filiere italiane dei rifiuti urbani e speciali”.

Un settore in crescita, ma con margini sotto pressione
L’analisi dei bilanci di uncampione di 80 imprese, rappresentative dei principali operatori per fatturato e capacità impiantistica in8 aree del comparto, mostra unacrescita strutturale del valore della produzione, passato da circa 7,5 miliardi di euro nel 2017 a 13,8 miliardi nel 2024, con un tasso medio annuo del 9%.

La crescita, tuttavia, non si distribuisce in modo uniforme tra le diverse filiere. Leimprese multi-filiera e quelle integrate con l’industria a valle registrano le dinamiche più rilevanti. Ancora più marcata è la differenza sul fronte della redditività:nel 2024 le filiere del riciclo più legate ai flussi urbani – plastica, vetro, organico, carta e RAEE – registrano marginalità comprese tra -5% e 4%, mentrepreparazione alla termodistruzione dei rifiuti speciali, discariche e operatori multi-filiera si attestano attorno al 10%.

Il dato fotografa un passaggio centrale per l’evoluzione del settore: la crescita del mercato non basta, da sola, a garantire la tenuta economica delle attività di riciclo, soprattutto quando questerestano esposte a mercati volatili e non controllano le fasi più redditizie della filiera.

Il vantaggio degli operatori integrati
La diversa performance tra operatori specializzati e operatori integrati indica una traiettoria sempre più chiara: il valore tende a spostarsi versoconfigurazioni industriali capaci di presidiare più materiali e più fasi del trattamento, riducendo l’esposizione alla volatilità dei singoli mercati.

Gli operatori multi-filiera possono infatti governare con maggiore continuità raccolta, trattamento, riciclo e smaltimento, costruendo modelli più stabili e una migliore capacità di programmazione degli investimenti. In questa prospettiva,l’evoluzione del comparto non appare più guidata soltanto dall’aumento della capacità produttiva, ma dalla costruzione di piattaforme industriali più ampie, in grado di occupare porzioni crescenti della catena del valore.

Fusioni e acquisizioni (M&A) e investimenti ridisegnano il mercato
Le operazioni straordinarie e gli investimenti confermano questa traiettoria. Tra il 2017 e il primo trimestre del 2026, AGICI ha censito 541 operazioni tra investimenti diretti, acquisizioni, cessioni e joint venture. La metà delle operazioni riguarda investimenti diretti in impianti, mentre acquisizioni e cessioni rappresentano il 46% del totale, confermando il ruolo del consolidamento industriale come uno dei principali driver di crescita del settore.

Il dato più significativo riguarda però la concentrazione delle operazioni: circa un quinto delle imprese analizzate ha realizzato l’80% delle acquisizioni censite. Questo significa che ilriassetto del settore è guidato da un numero relativamente limitato di operatori, impegnati nella costruzione di agglomerati ambientali-industriali capaci di presidiare più filiere, più tecnologie e più fasi del ciclo dei rifiuti.

Le direttrici sono diverse ma convergenti: legrandi utility estendono la propria presenza dai rifiuti urbani agli speciali, glioperatori industriali rafforzano il controllo delle materie prime seconde, mentrefondi infrastrutturali, private equity e gruppi italiani di media dimensionecontribuiscono alla costruzione di nuove piattaforme, in particolare nei rifiuti speciali.

Rifiuti urbani: il valore si concentra a valle
L’analisi modellistica condotta da AGICI consente di osservare più nel dettaglio dove si concentra il valore lungo le filiere. Per i rifiuti urbani, lamaterial flow analysismostra che, agli attuali tassi di raccolta differenziata e recupero, circa un terzo della materia raccolta viene destinato al mercato delle materie prime seconde, unaltro terzo ai mercati dell’energia– attraverso termovalorizzazione o produzione di biometano – e il 22% allo smaltimento finale in discarica.

La distribuzione economica del valore, però, non segue necessariamente la centralità ambientale attribuita al riciclo. Gli impianti che intercettano la quota maggiore di valore e registranoredditività più elevatesono la discarica, il termovalorizzatore e, nel caso della carta,l’industria a valle del rifiuto. Gliimpianti di ricicloin senso proprio – come riciclo delle plastiche, trattamento del rottame di vetro, riciclo dei RAEE e biodigestione –rappresentano invece una quota più contenuta del valore complessivo e presentano marginalità inferiori al 10%.

La ragione è nella struttura economica della filiera:il riciclo resta esposto al prezzo delle materie prime seconde, al costo dell’energia e al costo degli smaltimenti, mentre gli impianti di chiusura del ciclo beneficiano di una maggiore scarsità infrastrutturale e, quindi, di unpiù elevato potere di prezzo.

Rifiuti speciali: discariche e termovalorizzazione guidano la redditività
Una dinamica analoga emerge anche nelle principali filiere dei rifiuti speciali analizzate dallo studio:rifiuti da costruzione e demolizione,rifiuti da pannelli fotovoltaicierifiuti solidi avviati a termovalorizzazione o incenerimento. In questo caso, la destinazione finale dei flussi è per il 47% al mercato delle materie prime seconde, per il 21% aimercati dell’energiae per il 24% alla discarica.

Anche qui il valore economico si concentra soprattutto nelle fasi terminali. Termovalorizzatore e discarica sono gliimpianti che presentano marginalità superiori al 10% e generano più del 20% del valore complessivo della filiera. Al contrario, ilriciclo dei pannelli fotovoltaici e quello dei rifiuti da costruzione e demolizione si collocano oggi in un’area di minore redditività e minor valore intercettato, pur per ragioni diverse: nel primo caso pesa la scala ancora limitata dei flussi disponibili, destinati però a crescere con il revamping degli impianti fotovoltaici; nel secondo, il valore delle materie prime seconde resta basso, trattandosi di materiali assimilabili a commodity.

Il quadro conferma quindi che,anche nei rifiuti speciali, le opportunità di crescita non dipendono solo dai volumi trattati, ma dalla capacità di presidiare le fasi più strategiche e di costruire integrazioni industriali con i settori a valle.

Riequilibrare il valore verso il riciclo
Le evidenze dello studio indicano cheil sistema italiano dei rifiuti funziona ancora in larga parte secondo una logica di copertura dei costi, tipica dell’economia lineare, più che secondo una piena valorizzazione degli output, propria dell’economia circolare. Il valore tende infatti a concentrarsi negli impianti di smaltimento e nelle fasi terminali, mentre il riciclo, pur centrale negli obiettivi ambientali, intercetta oggiuna quota più contenuta della redditività complessiva.

Per questo, secondo AGICI, una politica industriale peril settore dovrebbe agire su due fronti complementari:
– da un lato, è necessariocostruire un quadro istituzionale capace di valorizzare le materie riciclate, anche attraverso meccanismi di mercato che riconoscano il contributo ambientale del riciclo, ad esempio in termini di emissioni evitate o energia risparmiata;
– dall’altro, occorreadeguare l’infrastruttura di smaltimento all’effettiva domanda di trattamento del Paese, riducendo la scarsità degli impianti elimitando il rischio che il costo dello smaltimento si trasferisca a valle su riciclatori, cittadini e imprese.

“Lo studio mostra che l’industria dei rifiuti è entrata in una fase nuova: il mercato cresce, ma il valore non si distribuisce in modo uniforme lungo la filiera– ha commentato Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI –Il riciclo resta il perno dell’economia circolare, ma oggi è anche una delle attività più esposte alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde, dell’energia e degli smaltimenti. Il valore tende invece a concentrarsi negli operatori integrati e nelle fasi terminali, anche per effetto della scarsità infrastrutturale del Paese. Per rafforzare davvero il riciclo serve quindi una politica industriale capace di riequilibrare questa distribuzione: valorizzando meglio le materie riciclate e adeguando la capacità di trattamento alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti, così da evitare che il costo dello smaltimento continui a comprimere i margini dei riciclatori e a ricadere su cittadini e imprese”.

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