La Commissione UE ha adottato nuove misure, implementate nel Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR), il quadro normativo per la definizione di requisiti di sostenibilità e durabilità per i prodotti immessi sul mercato dell’UE, che imporranno alle aziende di grandi dimensioni (dal 19 luglio 2026)e medie (nel 2030) il divieto di gettare via vestiti e scarpe invenduti.
Impedire la distruzione di indumenti, vestiti, accessori e calzature invenduti, limitare i danni ambientali e creare condizioni di parità per le aziende che adottano modelli di business sostenibili, consentendo loro di raccogliere i frutti di un’economia più circolare.
Sono gli obiettivi che la Commissione UE si prefigge con le nuove misure adottate il 9 febbraio 2026 nell’ambito del Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR ).
La distruzione di beni invenduti è una pratica dannosa. Secondo un briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) Ogni anno in Europa, si stima che dal 4 al 9% dei tessuti invenduti venga distrutto prima ancora di essere indossato. Questi rifiuti generano circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, quasi pari alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021. Solo in Francia, ogni anno vengono distrutti prodotti invenduti per un valore di circa 630 milioni di euro. Anche lo shopping online alimenta il problema: in Germania, ogni anno vengono scartati quasi 20 milioni di articoli resi. 06
Il settore tessile è una parte importante del problema e un punto chiave su cui intervenire. Per ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale del settore, la Commissione UE sta promuovendo una produzione più sostenibile, aiutando al contempo le aziende europee a rimanere competitive.
Per contribuire a ridurre questa pratica dispendiosa, l’ESPR è fondamentale per questo sforzo., rendendo i prodotti sul mercato dell’UE più durevoli, riutilizzabili e riciclabili, aumentando al contempo l’efficienza e la circolarità.
“Il settore tessile è all’avanguardia nella transizione verso la sostenibilità, ma permangono ancora delle sfide – ha sottolineato Jessika Roswall, Commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva – I numeri sui rifiuti dimostrano la necessità di agire. Con queste nuove misure, il settore tessile sarà in grado di orientarsi verso pratiche sostenibili e circolari, e potremo aumentare la nostra competitività e ridurre le nostre dipendenze“.
A tal fine, la Commissione UE ha adottato:
– il Regolamento delegato che stabilisce deroghe al divieto di distruzione dei prodotti di consumo invenduti;
– il Regolamento di esecuzione sui dettagli e il formato per la divulgazione di informazioni sui prodotti di consumo invenduti e scartati, accompagnato da un Allegato.
I 2 Atti adottati, secondo la Commissione UE, aiuteranno le aziende a conformarsi a tali requisiti:
– Chiarimento delle deroghe, delineando circostanze specifiche e giustificate in cui la distruzione sarà consentita, ad esempio per motivi di sicurezza o danni al prodotto, sul cui rispetto vigileranno le autorità nazionali.
– Facilitazione della divulgazione, introducendo un formato standardizzato per le imprese che intendono comunicare i volumi di beni di consumo invenduti di cui si disfano. Tale norma si applica a partire da febbraio 2027, dando alle imprese tempo sufficiente per adeguarsi.
Con questi Regolamenti, invece di scartare le scorte, le aziende sono incoraggiate a gestirle in modo più efficace, a governare i resi e a valutare alternative come la rivendita, la rigenerazione, le donazioni o il riutilizzo.
Il divieto di distruzione di indumenti, accessori di abbigliamento e calzature invenduti e le relative deroghe si applicheranno alle grandi aziende a partire dal 19 luglio 2026. Si prevede che le medie aziende seguiranno l’esempio nel 2030. Le norme sulla divulgazione previste dall’ESPR si applicano già alle grandi aziende e si applicheranno anche alle medie aziende nel 2030.
