L’Istat ha pubblicato il Rapporto 2025 sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) che aggiorna le misure statistiche per il monitoraggio dell’Agenda ONU al 2030 in Italia, da cui emerge che il nostro Paese presenta un andamento negativo su Vita sulla terra; Pace, giustizia e istituzioni; Acqua; Parità di genere; Salute.
Nel corso di unevento dedicato, l’Istatha diffuso il 10 luglio 2025 ilRapporto SDGs 2025. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030, giunto all’ottava edizione, che include la diffusione di 320 misure statistiche connesse a 148 indicatori tra quelli proposti dall’Inter-Agency and Expert Group on SDG Indicators (UN-IAEG-SDGs) delle Nazioni Unite, per il monitoraggio degli avanzamenti dell’Agenda 2030 a livello globale.
“Anche in Italia, l’evoluzione temporale degli obiettivi di sviluppo sostenibile sottolinea l’esigenza di un’accelerazione– ha dichiarato il Presidente dell’IstatFrancesco Maria Chelli –A distanza di 10 anni dal varo dell’Agenda 2030 e di 5 alla scadenza temporale individuata, i progressi verso gli SDGs pur rilevanti in molti casi non risultano all’altezza delle aspettative. Il percorso dell’ultimo decennio è stato infatti segnato da shock esogeni, la crisi pandemica, l’aumento delle tensioni geopolitiche e dei conflitti, la spirale inflazionistica innescata dall’incremento dei prezzi dei prodotti energetici che hanno condizionato negativamente i percorsi. Le Nazioni Unite hanno di recente suonatoun campanello d’allarme, sottolineando come senza interventi straordinari nei prossimi cinque anni il fallimento su larga scala degli SDGs rappresenti lo scenario più probabile“.
Il Rapporto 2025 arricchisce di nuovi elementi le analisi sull’andamento complessivo delle misure Istat-SDGs rispetto ai target dell’Agenda 2030, ampliando le analisi territoriali acomprendere sia l’evoluzione temporale delle regioni rispetto all’Agenda 2030,sia la loro convergenza o divergenza nel tempo. Il Rapporto è accompagnato da un’infografica, da unadashboardche permette la navigazione interattiva degli indicatori e dalla diffusione dei file di dati e metadati riferiti alle misure statistiche.
I Progressi nel tempo
L’andamento nel tempo verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile in Italia – analizzato a partire dalle 240 misure statistiche che presentano sufficienti informazioni in serie storica – è stata condotta confrontando i dati dell’ultimo anno disponibile (di norma 2023 o 2024) con quelli riferiti all’anno precedente e a 10 anni prima.
L’analisi dell’evoluzione temporale delle misure statistiche Istat-SDGs restituisce un quadro variegato che sottolinea, nel complesso, l’esigenza di un’accelerazione. Nonostante una quota maggioritaria di misure risulti in miglioramento, sia nell’ultimo anno (oltre il 50%) sia nel decennio (oltre il 60%),oltre il 20% delle misure sono caratterizzate da “stagnazione” sia nel breve sia nel lungo periodo e peggioramenti si evidenziano soprattutto nel breve periodo (più di una misura su quattro), ma anche nel lungo (oltre il 15% nell’arco del decennio).

Nell’ultimo anno(immagine a sinistra) i Goal che registrano minori progressi, collocandosi in una situazione di stabilità, quando non di regressione, sono il 15 (Vita sulla terra), il 16 (Pace, giustizia e istituzioni), il 6 (Acqua) e il 5 (Parità di genere), con una percentuale di misure stabili e in peggioramento superiore al 60%, particolarmente elevata per il Goal 15 (89%) e 16 (80%). In particolare, le variazioni negative sono più frequenti nel Goal 16 e nel 3 (Salute), che contano una quota di misure in peggioramento pari, rispettivamente, al 60% e al 40%. I Goal che raccolgono indicatori ambientali si caratterizzano invece per una maggiore inerzia, con un’incidenza di misure stabili pari a oltre i tre quarti nel Goal 15 e di oltre il 70% nel 6 (quest’ultimo in assenza di misure in peggioramento). All’opposto, nell’ultimo anno i Goal 17 (Partnership per gli obiettivi), 8 (Lavoro e crescita economica) e 7 (Energia) registrano un miglioramento più marcato, con oltre i tre quarti di misure in miglioramento, risultato leggermente superiore a quello dei Goal 4 (Istruzione), 12 (Consumo e produzione responsabili) e 11 (Città sostenibili).
Nel confronto subase decennale(immagine di destra), si osserva una situazione generalmente migliore: in 14 Goal su 17, almeno il 50% delle misure registra un progresso. Si conferma la situazione di scarso dinamismo dei Goal 15 e 6, secondo andamenti che solo in parte possono essere attribuiti ai tempi lunghi dei fenomeni ambientali. Il Goal 4, nonostante la performance positiva dell’ultimo anno, presenta oltre 4 misure su 10 in peggioramento. La percentuale di misure in miglioramento è invece elevata per il Goal 7, il Goal 13 (Lotta al cambiamento climatico), il Goal 16, il Goal 5 e il Goal 17.
Gli andamenti territoriali
Il posizionamento delle regioni rispetto alla media nazionale è analizzato a partire da 183 misure, rapportando i valori regionali a quello nazionale, sempre tenendo conto della loro polarità rispetto ai target dell’Agenda 2030 cui si riferiscono e conteggiando, per ciascuna di esse, le misure in posizione “migliore della media”, “prossima alla media” e “peggiore della media”.

A livello di ripartizioni geografiche, emerge una polarizzazione tra Centro-nord e Mezzogiorno: nel Nord il 51,2% delle misure mostra valori migliori della media nazionale (48,4% per la ripartizione centrale); all’opposto nel Mezzogiorno il 52,2% risulta in posizione peggiore. I Goal che contribuiscono maggiormente all’andamento più sfavorevole delle regioni del Mezzogiorno sono l’8 (Lavoro e crescita economica), il 10 (Ridurre le disuguaglianze), l’1 (Povertà zero) e il 4 (Istruzione), con più del 60% di misure in posizione peggiore rispetto alla media. Nelle regioni del Nord, invece, le più ampie criticità si riscontrano per i Goal 2 (Fame zero), 14 (Vita sott’acqua) e 12 (Consumo e produzione responsabili), che registrano andamenti peggiori della media per almeno la metà delle misure.
Nel Nord, Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia presentano la più alta incidenza di misure in posizione di vantaggio rispetto alla media nazionale (Figura 6), grazie al particolare contributo dei Goal 8 e Goal 1. La situazione più sfavorevole, all’opposto, si registra per la Liguria, penalizzata dall’andamento delle misure relative ai Goal 5 (Parità di genere), 13 (Lotta al cambiamento climatico) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni).
Nella ripartizione centrale, le Marche (che si collocano in posizione migliore anche rispetto alla media del Nord) e la Toscana si distinguono per la più consistente incidenza di misure in posizione favorevole rispetto al profilo nazionale (rispettivamente 55% e 50%) attribuibile soprattutto ai Goal 1, 8 e 10 ma anche al Goal 2. Il risultato sfavorevole del Lazio è invece riconducibile ai Goal 5, 10 e, in particolare, al Goal 16. Tra le regioni del Mezzogiorno, infine, dove solo poco più di un quarto delle misure segnala un posizionamento migliore della media nazionale, Abruzzo, Molise e Basilicata evidenziano i risultati più favorevoli (almeno un terzo di misure migliori), attribuibili in particolare ai Goal di matrice ambientale (13, 14 e 15). Le regioni più svantaggiate sono, di contro, la Campania e la Sicilia: a pesare negativamente sono, per entrambe, soprattutto le misure relative al Goal 4 (in particolare l’elevata quota di giovani che abbandonano il sistema di istruzione e formazione) e 1 (bassa intensità di lavoro e deprivazione materiale), che segnalano criticità anche per Basilicata e Calabria.

Per misurare il diverso grado di avanzamento dei territori italiani verso lo sviluppo sostenibile, l’analisi delle misure in miglioramento e in peggioramento è stata effettuata anche a livello regionale. Malgrado le importanti disparità a svantaggio del Mezzogiorno, l’evoluzione temporale degli indicatori mostra una qualche tendenza alla ricomposizione dell’eterogeneità tra le regioni. I contesti storicamente più virtuosi – quali le Province autonome di Trento e Bolzano/Bozen – si contraddistinguono per incidenze più elevate di misure in deterioramento e, al contempo, per una più limitata quota di misure con variazione positiva rispetto sia all’anno precedente (immagine a sinistra), sia a 10 anni prima (a destra).
L’Abruzzo e la Sicilia, all’opposto, mostrano nell’ultimo anno progressi più marcati della media in termini di quota di misure in miglioramento (e, per l’Abruzzo, di incidenza inferiore alla media di misure in deterioramento), insieme alla Liguria e alla Basilicata. D’altra parte, il Molise e la Campania sono ancora fortemente segnate, nell’ultimo anno, da progressi limitati in termini di riduzione delle misure in peggioramento e incremento di quelle in miglioramento. Con riferimento alle evoluzioni di lungo periodo, Emilia-Romagna, Umbria, Marche e Puglia registrano la più elevata percentuale di indicatori in miglioramento e la più contenuta di misure in peggioramento (in quest’ultimo caso con l’eccezione delle Marche).
Il confronto con l’Europa
Dal confronto dei Goal raggruppati secondo la tassonomia delle “5P” (People; Prosperity; Planet; Peace e Partnership) tra l’Italia, la media Ue27 e i principali paesi (Germania, Spagna e Francia) emergono alcuni spunti di interesse.
A partire dal 2015 si registra una situazione di ampio miglioramento sia nel contesto nazionale sia in quello europeo. Nel complesso, si rilevano per l’Italia ritardi rispetto alla media Ue27 per la maggior parte degli indicatori economici dell’area Prosperità e per quelli dell’area Pace e partnership, ma, nel complesso, il nostro Paese presenta una posizione più favorevole nell’area Persone e Pianeta, con una maggiore incidenza di indicatori che superano la media Ue27.

Nel complesso, si rilevano per l’Italia ritardi rispetto alla media UE27 per la maggior parte degli indicatori economici, oltre che per alcuni indicatori in ambito sociale e ambientale, ma non sono rari i casi in cui il nostro Paese presenta un vantaggio rispetto al contesto europeo.
Il confronto del posizionamento tra Italia, Germania, Spagna e Francia dal 2015 mostra come nell’area Persone, i migliori risultati vengono raggiunti dalla Francia e dell’Italia che si collocano in prima posizione per cinque indicatori su 14, la Spagna raggiunge i migliori piazzamenti nell’area Pianeta (sei prime posizioni su 11), mentre la Germania si distingue nell’area Prosperità (10 prime posizioni su 15). L’Italia, pur registrando progressi per alcuni indicatori chiave, resta strutturalmente fragile soprattutto negli ambiti socio-economici dell’area Prosperità.
