Economia e finanza

Rischi climatici e insolvenza delle imprese: uno Studio di Bankitalia

Uno Studio pubblicato dalla Banca d’Italia analizza il rapporto sempre più stretto tra il livello delle emissioni di carbonio prodotte dalle imprese e le probabilità di una loro insolvenza del credito, specie per quelle dell’UE che ha adottato da tempo strumenti stringenti, come l’ETS, che penalizzano direttamente i grandi emettitori.

I rischi legati al cambiamento climatico, in particolare quelli derivanti dalla transizione verso politiche ambientali più stringenti, non sono solo una questione etica o ambientale, ma hanno un peso rilevante anche nel campo della finanza, con le aziende dalle elevate emissioni dirette totali sono diventate più rischiose, principalmente a causa della maggiore volatilità degli asset.

È quanto messo in evidenza dalloStudio“L’aumento dei rischi climatici: evidenze empiriche sulle probabilità attese di insolvenza delle imprese”, pubblicato l’8 luglio 2025 daBanca d’Italianella collana “Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento” e redatto daMatilde Farallidell’Imperial College Business SchooleFrancesco Ruggierodella DirezioneFinancial Risk Managementdi Banca d’Italia.

Il lavoro analizza larelazione tra rischio di transizione climatica e rischio di credito, esaminando le emissioni di carbonio delle imprese e le Expected Default Frequencies (EDFs), misura del merito creditizio sviluppata daMoody’s Analytics, come probabilità che un’azienda non adempia ai pagamenti entro un determinato periodo di tempo.

I risultati suggeriscono che l’Accordo di Parigi ha rappresentato un punto di svolta nella relazione tra emissioni e rischio di credito: successivamente a quell’’Accordo la correlazione tra livelli delle emissioni ed EDFs è divenuta positiva e statisticamente significativa. Scomponendo le EDFs nelle loro componenti fondamentali, la maggiore volatilità degli attivi viene identificato come il principale canale attraverso cui il rischio di transizione incide sul rischio di credito per le imprese ad alte emissioni. L’analisi contribuisce a chiarire i meccanismi che collegano il rischio climatico di transizione al rischio finanziario.

I risultati si mostrano robusti rispetto a diverse specificazioni del modello, variabili di controllo e aree geografiche, e indicano chei rischi finanziari legati al clima hanno assunto una crescente rilevanza per i mercati del credito.

Il dataset finale comprende1308 aziende, offrendo un’ampia copertura geografica e settoriale. Geograficamente, il campione includeil 58% delle aziende degli Stati Uniti, il30% dell’Area Euroe il12% del Regno Unito. A livello settoriale, circa il46% delle aziende appartiene al settore manifatturiero, seguito dal 9% dal settore dell’informazione, con ilminor numero di aziende nei settori dell’agricoltura, del management e dell’istruzione.

In linea con l’ipotesi secondo cui una regolamentazione più flessibile non penalizza le aziende inquinanti, negli Stati Uniti non si osserva una correlazione significativa tra emissioni e rischio di credito. Secondo gli autori, è il riflesso delle differenze nei livelli di regolamentazione e compliance ambientale. Mentre l’UEha adottato da tempo strumenti stringenti come l’Emission Trading System (ETS), che penalizzano direttamente i grandi emettitori, gli Stati Uniti presentano un sistema frammentato e meno vincolante, con iniziative dicap-and-trade attivesolo a livello statale. L’assenza di un sistema federale come l’EU-ETS fa sì che le imprese americane subiscano minori pressioni regolatorie, risultando meno esposte finanziariamente al rischio climatico di transizione.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.