Società

Perdita di natura e cambiamento climatico: il divario assicurativo

In un nuovo report, WWF International evidenzia come la perdita di natura, combinata con il cambiamento climatico, contribuisce alle perdite non assicurate e formula proposte per colmare le lacune tra i costi dei disastri climatici e i rimborsi assicurativi e mettere la natura al centro delle strategie di resilienza.

Il nuovo Libro Bianco, pubblicato il 15 gennaio 2026 dal WWF International,dal titolo “Tackling the insurance protection gap. Leveraging climate mitigation and nature to increase resilience” (Affrontare il divario di protezione assicurativa. Sfruttare il clima e la natura per aumentare la resilienza), avverte che il degrado degli ecosistemi sta amplificando i rischi climatici e causando perdite non assicurate nelle economie avanzate.

Il documento esamina il legame tra cambiamento climatico e perdita di natura e il divario di protezione assicurativa globale, mentre un policy brief complementare traduce questi risultati in raccomandazioni mirate per governi, autorità di regolamentazione finanziaria e compagnie assicurative per rafforzare la resilienza e mantenere le società assicurabili

Mentre molte analisi tradizionali identificano il cambiamento climatico come il principale fattore ambientale dell’aumento dei premi assicurativi e dell’ampliamento delle lacune nella protezione, il rapporto mostra che la perdita di natura è una forza spesso trascurata ma potente che amplifica i rischi fisici del cambiamento climatico e che proteggere e ripristinare la natura è uno dei modi più efficaci per rafforzare la resilienza e ridurre tali rischi. Gli ecosistemi degradati sono meno in grado di fungere da cuscinetti naturali contro gli impatti meteorologici estremi, rafforzando un ciclo distruttivo autoperpetuante in cui eventi sempre più frequenti e gravi colpiscono comunità sempre meno resilienti. Ad esempio, nelle aree di diffusa deforestazione, il rischio di un evento alluvionale su larga scala può aumentare fino al 700%. Le conseguenze economiche e finanziarie derivanti da eventi meteorologici estremi e da rischi climatici cronici stanno aumentando rapidamente. Le perdite globali legate ai disastri hanno raggiunto una stima di 2,3 trilioni di dollari nel 2023, inclusi i costi indiretti e quelli ecosistemici. 

Il white paper analizza la sfida dell’assicurabilità oltre l’assicurazione sulla proprietà, dimostrando come i rischi climatici e naturali stiano causando perdite anche nei settori della sanità, dell’agricoltura, della responsabilità civile, dell’interruzione dell’attività e delle infrastrutture, aumentando i costi sanitari, riducendo la produttività, facendo salire i prezzi dei prodotti alimentari e lasciando senza assicurazione le interruzioni della catena di approvvigionamento.  

Mentre le compagnie assicurative rispondono aumentando i premi, limitando la copertura o ritirandosi dalle aree ad alto rischio, sempre più persone e aziende rimangono esposte. Negli Stati Uniti, il divario di protezione assicurativa è stato in media di 64 miliardi di dollari all’anno tra il 2021 e il 2024, mentre nell’UE ha raggiunto i 59 miliardi di euro all’anno tra il 2021 e il 2023.  

In Italia, tra il 1980 e il 2023, i danni complessivi provocati da eventi climatici estremi hanno superato i 135 miliardi di euro, posizionando il nostro Paese come il secondo in Europa per perdite economiche legate al clima. Tuttavia, il divario di protezione assicurativa è tra i più alti in Europa: solo il 20% delle perdite da eventi estremi è coperto da polizze, mentre l’80% resta a carico di famiglie, imprese e Stato. Anche il settore turistico è sotto pressione: i premi assicurativi per le strutture ricettive sono aumentati del 10-15% negli ultimi cinque anni, a causa di alluvioni, ondate di calore e altri eventi estremi che colpiscono sempre più spesso le destinazioni turistiche. Dal 2025 è entrato in vigore l’obbligo per le imprese di stipulare polizze contro rischi catastrofali. Dopo una prima proroga prevista dal DL milleproroghe 2025, un nuovo Decreto Legge introduceva uno scaglionamento temporale rispetto al termine entro il quale le imprese hanno l’obbligo di stipulare la polizza distinguendo la platea tra piccole, medie e grandi imprese. Da ultimo, con il DL Milleproroghe 2026, n. 200 in corso di conversione un’ulteriore proroga al 31 marzo 2026 è stato stabilita per le imprese della pesca e dell’acquacoltura, di somministrazione di alimenti, e quelle piccole turistico-ricettive.

Il Libro Bianco rileva che gli eventi meteorologici estremi e l’aumento delle lacune nella copertura assicurativa stanno influenzando sempre più i redditi, i prezzi delle attività, i mercati del credito e dei mutui e le finanze pubbliche, ponendo rischi crescenti per la stabilità economica e la coesione sociale. I bilanci pubblici sono particolarmente esposti, poiché i governi devono far fronte a costi crescenti per la risposta alle emergenze e la ricostruzione, a una maggiore pressione sui sistemi assicurativi pubblici e a un calo delle entrate fiscali, mentre i danni alla natura rimangono sottofinanziati e i costi di ripristino ricadono in gran parte sui contribuenti.

“Le perdite e i danni in crescita esponenziale causati da eventi meteorologici estremi, che stanno minando il mercato assicurativo, sono causati sia dall’aumento delle temperature sia dalla distruzione degli ecosistemi che ci proteggono – ha dichiarato Kirsten Schuijt, Direttore generale di WWF International – Foreste, mangrovie o zone umide sono fondamentali per ridurre l’impatto devastante di questi eventi estremi e pertanto devono essere al centro delle strategie per aumentare la nostra resilienza e mantenere le regioni assicurabili”.

Lo studio dimostra inoltre che la prevenzione offre un valore di gran lunga superiore rispetto agli interventi di soccorso post-catastrofe. Negli Stati Uniti, ogni dollaro investito nella resilienza climatica può far risparmiare fino a 13 dollari, mentre nel Regno Unito ogni sterlina spesa per la gestione del rischio di alluvione evita danni per 8 sterline. Proteggere e ripristinare la natura è tra le misure preventive più efficaci: ecosistemi sani come foreste, zone umide e mangrovie riducono i rischi di alluvioni, tempeste e calore. Nelle Alpi, le foreste protettive offrono benefici per circa 4 miliardi di franchi svizzeri all’anno e possono essere fino a 25 volte più convenienti rispetto alle soluzioni ingegneristiche.

Sulla base dei risultati del rapporto, il policy brief del WWF chiede un cambiamento strategico nel modo in cui governi e autorità di regolamentazione finanziaria affrontano il divario nella protezione assicurativa, ponendo sullo stesso piano la mitigazione del cambiamento climatico, il ripristino della natura e le polizze assicurative. Senza affrontare le cause profonde del rischio, gli sforzi per rafforzare la resilienza finanziaria rimarranno incompleti e lasceranno le persone vulnerabili. 

Le raccomandazioni chiave, per colmare il divario di protezione e rafforzare la resilienza di persone, natura, aziende, governi e autorità di regolamentazione finanziaria, si concentrano su:
valorizzazione della natura e delle soluzioni basate sulla natura nelle valutazioni del rischio;
integrazione degli ecosistemi nella pianificazione dell’adattamento e del recupero;
allineamento  della regolamentazione assicurativa con gli incentivi alla riduzione del rischio;
accelerazione delle azioni per ridurre le emissioni e arrestare la perdita di natura

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