L’aggiornamento di Eurostat sui tassi di occupazione dei giovani adulti di età compresa tra 20 e 34 anni che hanno conseguito un diploma di Istruzione secondaria superiore o di Laurea, conferma che l’Italia è il fanalino di coda dell’UE e che non riesce a valorizzare le competenze acquisite.
Nel 2023 l’83,5 % dei neolaureati nell’UE era occupato, con un aumento di 1,1% rispetto al 2022 (82,4 %). L’aumento è in costante aumento dal 2013 con l’eccezione del 2020, anno della pandemia di COVID-19.La performance però cambia molto in base allo Stato membro osservato: il tasso d’occupazione più alto per i neolaureati è a Malta (95,8%), seguita da Paesi Bassi e Germania; l’ultimo gradino della classifica è occupato dall’Italia (67,5%), preceduta anche da Grecia e Romania.
È quanto emerge dall’aggiornamentopubblicato il 21 agosto 2024 daEurostatsuitassi di occupazione dei giovani adulti di età compresa tra 20 e 34 anni che abbiano recentemente conseguito il diploma di istruzione secondaria superiore o laurea triennale e magistrale, come livello di istruzione più alto, che non abbiano ricevuto alcuna istruzione o formazione (formale o non formale) nelle quattro settimane precedenti l’indagine e, in terzo luogo, abbiano completato con successo il loro livello di istruzione più alto nei 3 anni prima dell’indagine.
In generale, negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento del tasso di occupazione dei “neolaureati”.Nel 2013, il tasso era del 74,3% e da allora è in costante aumento. L’eccezione è stata rappresentata dalla pandemia del 2020 (78,7 %), in cui è stata osservata una diminuzione del 2,3% rispetto al 2019 (81,0 %).

Nel 2023 si è registrato un divario di 9,6 punti percentuali nel tasso di occupazione dei “neolaureati” con un Diploma di Laurea (87,7 %) rispetto a quelli con un Diploma di Istruzione secondaria di 2° grado (78,1 %).
Inoltre, il tasso di occupazione UE dei neolaureati maschi era pari all’85,0%, mentre il tasso corrispondente registrato tra le neolaureate era pari all’82,0%, con una differenza di 3,0%. Alcune di queste differenze possono essere spiegate dalla natura del campo di studi, in quanto vi sono differenze nella domanda del mercato del lavoro. Donne e uomini tendono anche a studiare campi diversi, ad esempio, una percentuale maggiore di studenti di scienze e tecnologia tende ad essere di sesso maschile.
Le differenze tra i sessi variano tra gli Stati membri dell’UE, sia in termini di entità che di sesso con il tasso di occupazione più elevato. In18 Stati membri gli uomini avevano un tasso di occupazione più elevato rispetto alle donne. La differenza più grande in assoluto è stata riscontrata nella Repubblica Ceca, dove il tasso di occupazione per i laureati maschi era del 19,4% più alto rispetto alle donne. Le donne laureate avevano nel 2023 un tasso di occupazione più elevato rispetto ai neolaureati maschi in 9 Stati membri. La differenza più grande è stata riscontrata in Bulgaria, dove il tasso di occupazione era del 6,0% più alto tra le donne.

Nel 2023 in22 Paesi dell’UE il tasso di occupazione dei “neolaureati” era pari o superiore all’80%, conMaltaa primeggiare con il 95,8%, seguita daiPaesi Bassi(93,2%) e dallaGermania (91,5%), mentre è l’Italiail paese dell’UE con il tasso di occupazione più basso (67,5%), superata anche da Grecia (72,3%) e Romania (74,8%).
L’istantanea di Eurostat suona come un campanello d’allarme per lo sviluppo economico dell’Italia, terza economia dell’UE, che non appare in grado di valorizzare le competenze acquisite e che è anche in ritardo rispetto all’obiettivo dell’UEdi avereentro il 2030 il 45% degli under 35 laureati.
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