19 Gennaio 2022
Cambiamenti climatici Clima Scelti per voi Sostenibilità

La Scienza unita per informare sul clima i decisori politici

In vista del Summit sul clima di New York, le principali organizzazioni scientifiche, coordinate dal Gruppo di coordinamento scientifico voluto dal Segretario ONU, hanno pubblicato una valutazione unificata dello stato del sistema terrestre sotto la crescente influenza dei cambiamenti climatici di origine antropogenica.  

In occasione dello svolgimento del Vertice dei Capi di Stato e di Governo (Climate Action Summit), convocato dal Segretario delle Nazioni Unite per il 23 settembre 2019, è stato diffuso il 22 settembre 2019 il Rapporto di alto livello “United in Science”, che riunisce i principali risultati scientifici dei recenti lavori intrapresi dalle principali organizzazioni partner nel campo della ricerca globale sui cambiamenti climatici, tra cui l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), il Global Carbon Project (GCP), il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), Future Earth e Earth League, reti globali di ricercatori che mirano a sviluppare la conoscenza degli aspetti ambientali e umani dei cambiamenti climatici e a trovare soluzioni per lo sviluppo sostenibile, e il Global Framework for Climate Services, la partnership globale di Governi e Organizzazioni che producono e utilizzano informazioni e servizi sul clima.

Il Rapporto fornisce una valutazione unificata dello stato del nostro sistema terrestre sotto la crescente influenza dei cambiamenti climatici di origine antropogenica, della risposta che finora la comunità ha approntato per contrastarla e i previsti cambiamenti di ampia portata che la scienza prevede nel sistema climatico terrestre in futuro.

Questo importante documento delle Nazioni Unite e delle organizzazioni partner globali, preparato sotto l’egida del Science Advisory Group del Climate Action Summit, presenta gli ultimi dati essenziali e le scoperte scientifiche sulla crisi climatica. Mostra come il nostro clima sta già cambiando ed evidenzia gli impatti di vasta portata e pericolosi che si manifesteranno per le generazioni future – ha affermato il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres – La scienza supporta i Governi nei loro impegni  processi decisionali i. Esorto i leader a tenere conto di questi dati e ad unirsi alla scienza, intraprendendo azioni ambiziose e urgenti per arrestare il riscaldamento globale e impostare un percorso verso un futuro più sicuro e sostenibile per tutti”.

Lo Science Advisory Group del Segretario ONU, composto da noti scienziati di tutto il mondo, è co-presieduto dal segretario generale della WMO, Petteri Taalas e da leena Srivastava, ex Vice‑rettore dI The Energy and Resources Institute (TERI) di New Delhi e prossimo (15 novembre 2019) Vicedirettore dell’International Institute for Applied Systems Analysis  (IIASA).

Il Rapporto sottolinea l’urgente necessità di sviluppare azioni concrete che arrestino il riscaldamento globale e gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici, presentando i dati aggiornati sullo stato del clima e le attuali tendenze sulle emissioni di gas serra, e sottolineando al contempo la necessità di una radicale trasformazione socio-economica in alcuni settori chiave, come l’uso del territorio e la produzione energetica, se si vuole evitare che l’aumento della temperatura raggiunga punti di non ritorno.

Ecco di seguito gli aspetti principali contenuti nel Rapporto

Il clima globale nel 2015-2019 (WMO)
La temperatura globale media per il 2015-2019 è sulla buona strada per essere il periodo più caldo mai registrato. Attualmente si stima che sarà superiore di 1,1 °C rispetto al periodo preindustriale (1850-1900). Ondate di calore diffuse e di lunga durata, incendi da record e altri eventi devastanti come cicloni tropicali, inondazioni e siccità hanno gravi ripercussioni sullo sviluppo socio-economico e sull’ambiente.

L’estensione del ghiaccio marino artico in estate è diminuita ad un tasso di circa il 12% per decennio nel periodo 1979-2018. I quattro valori più bassi per l’estensione del ghiaccio marino invernale si sono verificati tra il 2015 e il 2019. Nel complesso, la quantità di ghiaccio persa ogni anno dalla calotta glaciale dell’Antartico è aumentata di almeno sei volte tra il 1979 e il 2017. La perdita di massa dei ghiacciai nel 2015-2019 è la più alta di qualsiasi periodo quinquennale.

L’innalzamento medio globale del livello del mare è aumentato da 3,04 millimetri all’anno (mm / anno) nel periodo 1997-2006 a circa 4 mm / anno nel periodo 2007-2016. Ciò è dovuto all’aumento del riscaldamento degli oceani e dello scioglimento delle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide occidentale. Dall’inizio dell’era industriale c’è stato un aumento complessivo del 26% nell’acidità degli oceani.

Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera
I livelli dei principali gas serra di lunga durata, anidride carbonica (CO2), metano (CH4) ) e protossido di azoto (N2O) hanno raggiunto nuovi massimi.

L’ultima volta che l’atmosfera terrestre conteneva 400 parti per milione (ppm), di CO2 è stato circa 3-5 milioni di anni fa, quando la temperatura superficiale media globale era più calda di 2-3 °C rispetto ad oggi, con lo scioglimento delle calotte di ghiaccio in Groenlandia e nell’Antartide occidentale, e quelle dell’Antartide orientale si erano ritirate, causando un aumento del livello globale del mare di 10-20 metri rispetto a oggi.

Nel 2018, la concentrazione globale di CO2 era di 407,8 ppm, 2,2 ppm in più rispetto al 2017. Dati preliminari da un sottogruppo di siti di monitoraggio dei gas a effetto serra indicano che a fine 2019 indicano che le concentrazioni di CO2 sono sulla buona strada per raggiungere o addirittura superare 410 ppm.

Nel 2017, le concentrazioni atmosferiche medie di CO2 su scala globale erano di 405,6 ± 0,1 ppm, per CHa 1859 ± 2 parti per miliardo (ppb) e N2O a 329,9 ± 0,1 ppb. Questi valori costituiscono, rispettivamente, il 146%, il 257% e il 122% in più rispetto ai livelli preindustriali (prima del 1750).

Il tasso di crescita media della CO2 per tre decenni consecutivi (1985-1995, 1995-2005 e 2005-2015) è aumentato da 1,42 ppm/an. a 1,86 ppm/an.e a 2,06 ppm/an.

Il budget globale del carbonio (Global Carbon Project)
Le emissioni di anidride carbonica sono cresciute del 2% e hanno raggiunto il livello record di 37 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2018. Non vi è ancora alcun segno di un picco delle emissioni globali, anche se stanno crescendo più lentamente rispetto all’andamento dell’economia globale.

Le attuali tendenze economiche ed energetiche suggeriscono che le emissioni saranno altrettanto elevate nel 2019 quanto quelle del 2018. Il PIL globale dovrebbe crescere del 3,2% nel 2019 e se l’economia globale si decarbonizzasse con lo stesso ritmo degli ultimi 10 anni, avremmo comunque un aumento delle emissioni globali.

Nonostante la straordinaria crescita delle fonti rinnovabili negli ultimi dieci anni, il sistema energetico globale è ancora dominato dalle fonti fossili. L’aumento annuale del consumo globale di energia è superiore a quello delle energie rinnovabili, il che significa che l’uso di combustibili fossili continua a crescere. Questa crescita deve arrestarsi immediatamente.

Le emissioni nette zero necessarie per stabilizzare il clima richiedono sia un’accelerazione nell’uso delle fonti energetiche carbon free sia un rapido declino della quota globale di combustibili fossili nel mix energetico. Questo duplice requisito illustra la portata della sfida.

I pozzi naturali di CO2, come la vegetazione e gli oceani, che rimuovono circa la metà di tutte le emissioni dalle attività umane, diventeranno meno efficienti, per cui è necessario ridurre la deforestazione ed espandere i pozzi naturali di CO2, in particolare quelli delle foreste e dei suoli che possono essere migliorati con una adeguata gestione e ripristino degli habitat.

Il divario delle emissioni: dove siamo e dove dovremmo essere (UNEP)
I Rapporti annuali sul divario delle emissioni (Emissions Gap Report), la cui X edizione sarà pubblicata in novembre, valutano gli ultimi studi scientifici sulle emissioni di gas serra attuali e previste e confrontano i livelli di emissione per seguire una traiettoria almeno compatibile con l’Accordo di Parigi e, quindi, la differenza tra la probabile situazione futura e la situazione in cui dovremmo essere. Si stima che le emissioni globali non raggiungeranno il picco entro il 2030, per non parlare del 2020, se fossero mantenute le politiche climatiche attuali e i livelli di ambizione dei Contributi determinati a livello nazionale (NDC). I risultati preliminari del Rapporto 2019 indicano che le emissioni di gas a effetto serra hanno continuato ad aumentare nel 2018. Il divario tra i livelli di emissione se fossero attuati i NDC e quelli coerenti con le traiettorie per raggiungere l’obiettivo di +2 °C, sarebbe di 13 GtCO2. Se dovessero essere implementati solo i NDC incondizionati, il divario aumenterebbe a 15 GtCO2 eq. Il divario si allargherebbe rispettivamente di 29 GtCO2 eq. e 32 GtCO2 eq. nel caso rispettivamente dell’obiettivo +1,5 °C  e dell’obiettivo +2 °C.

Si stima che gli attuali NDC ridurranno le emissioni globali nel 2030 fino a 6 GtCO2 e rispetto al proseguimento delle politiche attuali. Questo livello di ambizione deve essere approssimativamente triplicato per allinearsi al limite di 2 °C e deve essere aumentato di circa cinque volte per allinearsi al limite di 1,5 °C.

Qualora fossero attuati i NDC incondizionati, e supponendo che l’azione per il clima continui costantemente nel corso del ventunesimo secolo, entro il 2100 la temperatura media globale aumenterebbe tra i 2,9 °C e 3,4 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Se le ambizioni dei NDC non saranno immediatamente aumentate e supportate dall’azione, non sarà più possibile evitare il superamento dell’obiettivo di 1,5 °C. Se il divario delle emissioni non sarà chiuso entro il 2030, è molto plausibile che anche l’obiettivo di un aumento della temperatura ben al di sotto di 2 °C non sarà raggiungibile.

Una parte sostanziale delle potenzialità tecnologiche può essere realizzata attraverso l’incremento e la replicazione su ampia scala delle politiche esistenti e ben collaudate, come il passaggio alle energie rinnovabili e il rimboschimento, che contribuiscono anche al conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC)
I 3 Rapporti speciali dell’IPCC pubblicati nel 2018 e nel 2019 valutano aspetti complementari e specifici dei cambiamenti climatici, in vista del VI Rapporto di valutazione.

La Relazione speciale sul riscaldamento globale a+1,5 °C (SR15) afferma che limitare il riscaldamento all’obiettivo prefissato nell’Accordo di Parigi non è fisicamente impossibile, ma ciò richiederebbe cambiamenti senza precedenti in tutti gli aspetti della società. Ci sono chiari vantaggi nel mantenere il riscaldamento a +1,5 °C rispetto a +2 °C. Ogni frazione di grado di riscaldamento è importante.

Limitare il riscaldamento a +1,5 °C può andare di pari passo con il conseguimento di altri obiettivi globali come il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile e l’eliminazione della povertà.

La Relazione speciale sui cambiamenti climatici e il territorio (SRCCL) sottolinea che la terra è già sottoposta a una crescente pressione umana, a cui si aggiungono i cambiamenti climatici. Allo stesso tempo, mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C può essere raggiunto solo riducendo le emissioni di gas a effetto serra di tutti i settori, compresi l’utilizzo del territorio e l’alimentazione. Il rapporto mostra che una migliore gestione del territorio può contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici, ma la terra non è l’unica soluzione. Ridurre le emissioni di gas a effetto serra da tutti i settori, compresa l’energia, è essenziale per mantenere il riscaldamento globale il più vicino possibile a 1,5 ° C al di sopra dei livelli pre-industriali.

Il Rapporto speciale sugli oceani e la criosfera in un clima che cambia (SROCC) che valuta gli impatti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi oceanici, costieri, polari e montani, le conseguenze per le comunità umane che dipendono da questi e le opzioni per l’adattamento e lo sviluppo resiliente al clima è previsto per il 25 settembre 2019.

Analisi del clima (Future Earth e Earth League)
I dati scientifici globali rafforzano il ruolo predominante dell’uomo come causa dei cambiamenti nel sistema terrestre, nel contesto di una nuova epoca geologica, l’Antropocene. I crescenti impatti climatici aumentano i rischi di oltrepassare i punti di non ritorno (tipping point), le soglie che, qualora superate, determinano cambiamenti di vasta portata, in alcuni casi bruschi e/o irreversibili.

Vi è un crescente riconoscimento che gli impatti climatici stanno colpendo più duramente e prima di quanto non fosse stato previsto da precedenti valutazioni climatiche anche di appena 10 anni fa.

Con l’intensificarsi dei cambiamenti climatici, le città sono particolarmente vulnerabili a loro impatti come lo stress da calore, ma possono svolgere un ruolo chiave nel ridurre le emissioni a livello locale e globale.

Le strategie per mitigare e migliorare la gestione adattiva del rischio saranno determinanti in futuro, ma se attuate isolatamente saranno inadeguate a fronte della rapidità dei cambiamenti climatici e l’entità dei loro impatti. 

Solo un’azione globale e immediata che comprenda una profonda decarbonizzazione integrata da misure politiche ambiziose, la protezione e il potenziamento dei pozzi di assorbimento del carbonio e della biodiversità, e la rimozione della CO2 dall’atmosfera, consentirà di rispettare l’Accordo di Parigi.

Servizi di allarme climatico
I servizi di informazione sul clima e di allerta rapida dovrebbero essere alla base del processo decisionale relativo all’azione per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Il Gruppo di consulenza scientifica rimarrà impegnato a fornire le proprie competenze per sostenere la comunità globale nella lotta ai cambiamenti climatici lungo il percorso verso la COP 25 (Santiago,  2-13 dicembre 2019) ed oltre.

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