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Italy 4 Climate: i cambiamenti climatici costeranno all’Italia 130 miliardi di euro

L’iniziativa Italy 4 Climate, promossa dalla FoSS e da alcune imprese ed organizzazioni per promuovere nel nostro Paese un dibattito per sollecitare misure per fronteggiare l’emergenza climatica, ha diffuso il primo Dossier che illustra in modo semplice e diretto i motivi per cui è necessario agire con forza e subito.

La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS) e alcune imprese e organizzazioni impegnate sui temi del clima e dell’energia hanno dato vita all’Iniziativa Italy 4 Climate, che ha l’obiettivo di promuovere in Italia un dibattito informato e di spingere verso azioni più incisive per arrestare il cambiamento climatico.

In occasione dello svolgimento a New York del Climate Action Summit indetto dal Segretario delle Nazioni Unite per sollecitare i Capi di Stato e di Governo ad assumere azioni concrete per contrastare la crisi climatica, è stato diffuso in 27 settembre 2019 il primo Dossier nell’ambito dell’iniziativa Italy 4 Future, che illustra in modo semplice e diretto i motivi per cui è necessario agire con forza e subito.

Questo Dossier cerca di proporre in modo semplice e chiaro anche ai non addetti ai lavori, i motivi per cui è venuto il momento di mettersi veramente in marcia per contrastare il cambiamento climatico e intraprendere un ambizioso programma di rilancio dell’economia e della società attraverso quello che alcuni anni or sono era stato chiamato Green New Dealscrive nella Presentazione il Presidente della FoSS, Edo Ronchi – Sono cinque buoni motivi per agire, ma soprattutto cinque opportunità per migliorare l’ambiente, l’economia e la società in cui viviamo che non possiamo perdere, per noi e per le nuove generazioni che anche oggi per le strade di tutto il mondo ci chiedono di passare dalle parole ai fatti”.

I 5 motivi per cui è necessario agire subito per affrontare la crisi climatica:
1. Perché è necessario prevenire e ridurre gli ingenti danni economici legati ai cambiamenti climatici.
2. Perché si deve arrivare ad azzerare le emissioni nette al 2050 con impegni sicuramente maggiori di quelli attuali per evitare aumenti catastrofici delle temperature.
3. Perché il mix energetico mondiale è ancora dominato dai combustibili fossili che soddisfano l’80% della domanda di energia e che continuano ad essere fortemente sussidiati con risorse pubbliche.
4. Perché in Italia dal 2014 le emissioni di gas serra non scendono e serve un cambio di rotta, tagliando le emissioni di 10 milioni di tonnellate di CO2eq ogni anno, migliorando gli interventi di efficienza energetica e raddoppiando la produzione di energie rinnovabili nei prossimi 10 anni.
5. Perché le politiche climatiche avanzate possono alimentare un Green New Deal per l’Italia che potrebbe portare in pochi anni circa 200 miliardi di euro di nuovi investimenti e oltre 800 mila nuovi posti di lavoro.

Il Dossier contiene anche una anticipazione dello studio, condotto dallaFondazione in collaborazione con l’European Institute on Economics and the Environment (EIEE), che sarà presentato in versione integrale nel mese di novembre, che, sulla base di un approccio innovativo basato su migliaia di osservazioni climatiche ed economiche, stima per l’Italia una perdita progressiva di PIL fino all’8% nella seconda metà del secolo: ai valori attuali un danno di circa 130 miliardi di euro ogni anno.

Gli stessi autori avvertono, peraltro, che tale dato potrebbe essere anche sensibilmente sottostimato a causa, ad esempio, dell’aumento degli eventi catastrofici legati al clima. Grazie alla disponibilità di dati ad alta risoluzione spaziale e all’approccio innovativo adottato, lo Studio ha potuto valutare anche in che modo il riscaldamento terrestre potrà incidere sulle diverse aree del Paese, scoprendo che questo avrebbe anche effetti drammatici anche in termini di coesione sociale e territoriale: analizzando l’andamento della distribuzione delle ricchezze, lo studio stima un aumento del 60% della disuguaglianza regionale in Italia.

Secondo i dati riportati nel Dossier, i cambiamenti climatici rappresentano, tuttavia, già oggi una seria minaccia alle opportunità di uno sviluppo economico sano ed inclusivo, tanto da essere stato messo in testa nella top 5 dei rischi globali per l’economia stilata dal World Economic Forum (WEF). Munich Re stima in 160 miliardi di dollari i danni all’economia mondiale da disastri naturali nel 2018, per almeno l’80% direttamente riconducibili a eventi meteorologici e climatici. L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) conferma che l’Italia è il Paese più colpito in Europa dai cambiamenti climatici, con danni stimati in oltre 65 miliardi di euro e più di 20 mila vittime tra il 1980 e il 2017.

Incamminarsi sulla strada di un Green New Deal significa anche promuovere un reale progresso sociale, con una migliore qualità della vita e una maggiore inclusione, e una economia prospera e in grado di generare nuovo benessere e occupazione, non solo sul lungo periodo ma anche a breve termine.

Per questo la FoSS, in collaborazione con l’Istituto di ricerche economiche (Cles) , ha presentato uno studio per valutare gli effetti sull’economia e sull’occupazione che un green new deal allineato con gli impegni sul clima di Parigi avrebbe in Italia nei prossimi cinque anni, al 2025. La crescita prevista per le fonti rinnovabili, con quelle elettriche che dovrebbero passare dal 35% al 50% della produzione nazionale e con aumenti molto significativi anche di quelle termiche e del biometano per i trasporti, in cinque anni arriverebbe ad attivare investimenti per 105 miliardi di euro, generando un valore aggiunto di oltre 115 miliardi di euro e oltre 310 mila occupati.

Un piano ambizioso di riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico e privato secondo i criteri della deep renovation che prevede tagli del fabbisogno energetico di almeno il 50-60% su edifici esistenti, potrebbe portare a ristrutturare oltre 35 milioni di m2 ogni anno attivando 20 miliardi di euro di investimenti e generando un valore aggiunto di 23 miliardi e 130 mila unità di lavoro, sempre in cinque anni. Aggiungendo a queste misure dirette per il clima anche quelle per la circular economy, per la rigenerazione urbana in chiave green city e per la mobilità sostenibile, tutte con impatti positivi anche in termini di lotta ai cambiamenti climatici, secondo lo studio grazie a un Green New Deal nel 2025 si arriverebbe ad attivare in Italia investimenti annui di 190 miliardi di euro con oltre 240 miliardi di valore aggiunto generato e quasi 800 mila occupati.

In Italia, nonostante i proclami, le cose non vanno meglio. Dopo aver tagliato le emissioni di gas serra del 25% in appena un decennio, tra il 2005 e il 2014 (ovviamente anche a causa della crisi economica, ma certamente non solo), da allora in Italia il processo di decarbonizzazione si è arrestato e siamo rimasti praticamente fermi a 426 milioni di tonnellate di CO2eq.

Inoltre, le stime preliminari 2019 fornite dallISPRA mostrano un quadro ancora più preoccupante, con le emissioni in crescita nel primo semestre nonostante il calo del PIL. Anche in questo caso nel Dossier si analizzano le cause di questa situazione, evidenziando i rallentamenti registrati in questi anni proprio sulla crescita delle fonti rinnovabili come sui miglioramenti dell’efficienza energetica. Oltre a questo, in Italia sono stati 16,8 i miliardi di euro destinati al sostegno dei combustibili fossili, come si evidenzia dal Catalogo dei sussidi ambientali messo on line in estate dal MATTM.

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