27 Novembre 2022
Politica Società

Indice di corruzione 2019: all’Italia un punto in più ma sufficienza lontana

Secondo l’Indice di corruzione percepita 2019, presentato da Transparency International l’Italia con 53 punti si colloca al 51° posto, ancora lontana dalla media dei Paesi europei di 66 punti. Le raccomandazioni per porre fine alla corruzione e ripristinare la fiducia nella politica.

Transparency International, Organizzazione della società civile che lotta contro la corruzione, ha presentato il 23 gennaio 2020 il suo annuale Rapporto Indice di Percezione della Corruzione 2019 “(Corruption Perception Index  CPI), giunto alla sua XXIV edizione, che vede l’Italia al 51° posto nel mondo con un punteggio di 53 punti su 100, migliore di un solo punto rispetto all’anno precedente, rallentando la sua scalata nella classifica globale dei Paese meno corrotti.

Siamo lieti di vedere un ulteriore miglioramento – ha dichiarato Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia – ma sinceramente speravamo in qualcosa di più. Il rallentamento è dovuto a diversi problemi che il nostro Paese si trascina da sempre senza riuscire a risolverli”.

In particolare, sottolinea in una nota Trasparency International Italia, come dimostrano i recenti fatti di cronaca, da Foggia alle Madonie, da Reggio Calabria a Reggio Emilia, la criminalità organizzata ancora spadroneggia nel nostro Paese, preferendo spesso l’arma della corruzione che oggi ha assunto forme nuove, sempre più difficili da identificare e contrastare efficacemente.

Altra questione rilevante è la regolamentazione del lobbying e dei conflitti di interesse: da anni sentiamo parlare di leggi che dovrebbero finalmente porre un freno e delle regole a due questioni fondamentali nella lotta alla corruzione, ma ancora il Parlamento tace. Solo tante promesse e audizioni che ancora non si sono trasformate in atti concreti.

Non è certo un buon esempio di trasparenza la recente abolizione degli obblighi di comunicazione dei redditi e dei patrimoni dei dirigenti pubblici attuata dall’ultima legge finanziaria.

Dobbiamo menzionare per importanza anche il tema degli appalti pubblici, oggetto di attenzione di funzionari e imprenditori corrotti, il cui nuovo Regolamento annunciato  non è stato ancora emanato, su cui pende anche un procedimento di infrazione della Commissione UE: “un codice più efficace e un maggior coinvolgimento della società civile nelle attività di monitoraggio non potrebbero che giovare alle finanze pubbliche“.

Il CPI è un Indice composito, costruito sulla base di valutazioni di esperti e sondaggi fatti ad imprenditori, realizzati da vari organismi indipendenti, internazionalmente riconosciuti, che valuta le percezioni dei livelli di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e nella classe politica, aggregando dati di 13 fonti diverse (almeno 3 per ogni Paese). Ad ognuno dei 180 Paesi e territori monitorati viene assegnata una valutazione che va da 0 (il livello più alto di corruzione) a 100 (in pratica non esiste la corruzione).

Ma perché si stima la percezione del fenomeno e non il dato reale?
Semplicemente perché un dato reale che non esiste o, meglio, non è calcolabile. La corruzione è infatti un reato difficile, se non impossibile, da rilevare nella sua interezza, soprattutto a causa dell’elevatissima parte sommersa del fenomeno.

Dominano la classifica Danimarca e Nuova Zelanda come già l’anno scorso, e lo stesso vale per il fondo del ranking, dove troviamo ancora Somalia e Sud Sudan.

In Europa oltre alla Danimarca fanno bella figura anche Finlandia e Svezia, mentre Bulgaria, Romania e Ungheria occupano le ultime tre posizioni della classifica continentale. A livello globale spiccano la caduta di Canada (-4 punti), Francia e Regno Unito (-3), mentre colpiscono in positivo la Spagna (+4) e la Grecia (+3). Germania e Russia mantengono lo stesso punteggio, rispettivamente di 80 e di 28, mentre perdono due punti gli USA (69).

Transparency International osserva i Paesi che ottengono i punteggi più elevati sono anche quelli dove le decisioni politiche vengono assunte dopo ampie consultazioni. Inoltre, analogamente agli anni precedenti, i dati mostrano che, nonostante alcuni progressi, la maggior parte dei Paesi non riesce ancora ad affrontare efficacemente la corruzione del settore pubblico. 
I governi devono affrontare con urgenza la capacità di corruzione del denaro nel finanziamento dei partiti politici – ha dichiarato Delia Ferreira Rubio, Presidente di Transparency International – e l’influenza indebita che esso esercita sui nostri sistemi politici”.

Per porre fine alla corruzione e ripristinare la fiducia nella politica, è indispensabile prevenire le possibilità di corruzione della politica e promuovere l’integrità dei sistemi politici. Transparency International raccomanda di: 
gestire i conflitti di interesse; – aumentare i controlli sui finanziamenti ai partiti;
rafforzare l’integrità elettorale;- normare le attività di lobbying;
coinvolgere i cittadini;
contrastare i trattamenti di favore;
rafforzare i sistemi di controllo e verifica.

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