Secondo l’Indice di corruzione percepita 2019, presentato da Transparency International l’Italia con 53 punti si colloca al 51° posto, ancora lontana dalla media dei Paesi europei di 66 punti. Le raccomandazioni per porre fine alla corruzione e ripristinare la fiducia nella politica.
Transparency International, Organizzazione della società civile che lotta contro la corruzione, ha presentato il 23 gennaio 2020 il suo annuale Rapporto“Indice di Percezione della Corruzione 2019“(Corruption Perception Index – CPI), giunto alla sua XXIV edizione, che vede l’Italia al 51° posto nel mondo con un punteggio di 53 punti su 100, migliore diun solo punto rispetto all’anno precedente, rallentando la sua scalata nella classifica globale dei Paese meno corrotti.
“Siamo lieti di vedere un ulteriore miglioramento– ha dichiaratoVirginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia –ma sinceramente speravamo in qualcosa di più. Il rallentamento è dovuto a diversi problemi che il nostro Paese si trascina da sempre senza riuscire a risolverli”.
In particolare, sottolinea in una notaTrasparency International Italia, come dimostrano i recenti fatti di cronaca, da Foggia alle Madonie, da Reggio Calabria a Reggio Emilia, lacriminalità organizzata ancora spadroneggia nel nostro Paese, preferendo spesso l’arma della corruzione che oggi ha assunto forme nuove, sempre più difficili da identificare e contrastare efficacemente.
Altra questione rilevante è laregolamentazione del lobbying e dei conflitti di interesse: da anni sentiamo parlare di leggi che dovrebbero finalmente porre un freno e delle regole a due questioni fondamentali nella lotta alla corruzione, ma ancora il Parlamento tace. Solo tante promesse e audizioni che ancora non si sono trasformate in atti concreti.
Non è certo un buon esempio di trasparenza la recente abolizione degli obblighi di comunicazione dei redditi e dei patrimoni dei dirigenti pubblici attuata dall’ultima legge finanziaria.
Dobbiamo menzionare per importanza anche il tema degliappalti pubblici, oggetto di attenzione di funzionari e imprenditori corrotti, il cui nuovo Regolamento annunciato non è stato ancora emanato, su cui pende anche un procedimento diinfrazionedella Commissione UE: “uncodice più efficacee unmaggior coinvolgimento della società civile nelle attività di monitoraggionon potrebbero che giovare alle finanze pubbliche“.
Il CPI è un Indice composito, costruito sulla base di valutazioni di esperti e sondaggi fatti ad imprenditori, realizzati da vari organismi indipendenti, internazionalmente riconosciuti, che valuta le percezioni dei livelli di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e nella classe politica, aggregando dati di 13 fonti diverse (almeno 3 per ogni Paese). Ad ognuno dei 180 Paesi e territori monitorati viene assegnata una valutazione che va da 0 (il livello più alto di corruzione) a 100 (in pratica non esiste la corruzione).
Ma perché si stima la percezione del fenomeno e non il
dato reale?
Semplicemente
perché un dato reale che non esiste o, meglio, non è calcolabile. La corruzione è infatti un reato difficile, se non impossibile, da
rilevare nella sua interezza, soprattutto a causa dell’elevatissima parte
sommersa del fenomeno.

Dominano la classificaDanimarcaeNuova Zelandacome già l’anno scorso, e lo stesso vale per il fondo del ranking, dove troviamo ancoraSomaliaeSud Sudan.
In Europa oltre alla Danimarca fanno bella figura ancheFinlandiaeSvezia, mentreBulgaria,RomaniaeUngheriaoccupano le ultime tre posizioni della classifica continentale. A livello globale spiccano lacaduta diCanada(-4 punti),FranciaeRegno Unito(-3), mentrecolpiscono in positivo la Spagna(+4) e laGrecia(+3).GermaniaeRussiamantengono lo stesso punteggio, rispettivamente di 80 e di 28, mentre perdono due punti gliUSA(69).
Transparency International osserva i Paesi che ottengono
i punteggi più elevati sono anche quelli dove le decisioni politiche vengono
assunte dopo ampie consultazioni. Inoltre, analogamente agli anni precedenti, i
dati mostrano che, nonostante alcuni progressi, la maggior parte dei Paesi non
riesce ancora ad affrontare efficacemente la corruzione del settore
pubblico.
“I governi devono affrontare con urgenza la
capacità di corruzione del denaro nel finanziamento dei partiti politici– ha
dichiaratoDelia Ferreira Rubio, Presidente di Transparency
International –e l’influenza indebita
che esso esercita sui nostri sistemi politici”.
Per porre fine alla corruzione e ripristinare la fiducia nella politica, è indispensabileprevenire le possibilità di corruzione della politicaepromuovere l’integrità dei sistemi politici. Transparency International raccomanda di:
–gestire i conflitti di interesse; –aumentare i controlli sui finanziamenti ai partiti;
–rafforzare l’integrità elettorale;-normare le attività di lobbying;
–coinvolgere i cittadini;
–contrastare i trattamenti di favore;
–rafforzare i sistemi di controllo e verifica.
