22 Settembre 2021
Cambiamenti climatici Politica Società

Il neo-Presidente della Commissione UE e gli impegni climatici

Predsidente Commissione UE

Per assicurarsi il quorum necessario per la sua elezione, Ursula Von der Leyen avrebbe assunto importanti impegni sulla neutralità climatica dell’UE al 2050, rassicurando al contempo i Paesi dell’Est con una “Giusta transizione”.

Ursula Von der Leyen è il nuovo Presidente della Commissione europea. L’ex-Ministro della Difesa della Germania ha ottenuto il 16 luglio 2019 il quorum necessario per la sua elezione (374 voti) da parte del Parlamento europeo (voti favorevoli 383, contrari 327, astenuti 22).

Tralasciando tutte le altre considerazioni politiche sulla sua elezione, ci soffermiamo sugli impegni a favore del clima che la Von der Leyen negli ultimi giorni avrebbe assunto per assicurarsi la pur risicata maggioranza.

Secondo quanto riferisce l’Agenzia Euractiv, solitamente ben informata sugli avvenimenti di Bruxelles, avrebbe rassicurato alcuni gruppi parlamentari ancora dubbiosi sulla sua elezione che avrebbe rafforzato gli obiettivi climatici e la relativa strategia net-zero di decarbonizzazione, entro 100 giorni dall’insediamento della nuova Commissione.

Nell scorso giugno, nell’ultimo Consiglio europeo la Strategia a lungo termine “Un Pianeta pulito per tutti”, proposta dalla Commissione Juncker, era stata bloccata da alcuni Paesi dell’Europa dell’Est (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria ed Estonia) contrari ad un obiettivo legale per la neutralità climatica al 2050, nonostante il sostegno dichiarato degli altri Paesi, tra cui Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Spagna.

La Von der Leyen per sbloccare la situazione avrebbe anticipato la presentazione di un Piano per una riduzione del 55% delle emissioni di CO2 entro il 2030, sulla base di una valutazione dell’impatto sociale, economico e ambientale che garantisca condizioni eque, perché non tutte le regioni e gli Stati membri condividono lo stesso punto di partenza. 

In altri termini, la neo-Presidente avrebbe tranquilizzato i Paesi che sono contrari poiché le loro economie fanno ancora ricorso in modo massiccio ai combustibili fossili, di implementare la “Just transition”, peraltro prevista dall’Accordo di Parigi e ribadita con l’adozione all’ultima Conferenza ONU sul Clima (COP24 di Katowice) con adozione da parte dei Capi di Stato di 53 Paesi, tra cui UE, Germania, Francia, Italia, della “Dichiarazione di Slesia per la solidarietà e la giusta transizione”  in cui si sottolinea  che “affrontare i cambiamenti climatici richiede un cambio di paradigma verso la creazione di economie a basse emissioni di gas serra e società resilienti per tutti, offre opportunità sostanziali e assicura una crescita elevata e uno sviluppo sostenibile, garantendo al tempo stesso una transizione della forza lavoro che crei lavoro dignitoso e di qualità”.

Per facilitare la transizione, la Von der Leyen avrebbe proposto un “Just Transition Fund” in cui il denaro pubblico sarà integrato da fondi privati, e convogliato attraverso un nuovo “Piano di investimenti europei sostenibili“, trasformando parti della Banca europea per gli investimenti (BEI) in una Banca climatica, introducendo una tassa sul carbonio e allargando ad altri settori il sistema europeo di scambio delle emissioni (EU-ETS).

Se dovesse tener fede a questi impegni, la neo-Presidente della Commissione UE troverebbe un valido alleato nell’attuale Presidenza finlandese di turno che ha posto come motto alla sua attività semestrale il motto “Un’Europa sostenibile per un futuro sostenibile”, mentre il Governo di  Helsinki persegue l’ambizioso obiettivo di diventare il primo Paese a emissioni zero entro il 2035.

Staremo a vedere!

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