2 Dicembre 2021
Cibo e alimentazione Salute Sostenibilità

ONU: 820 milioni alla fame e 2 miliardi con cibo insufficiente

Secondo l’annuale Rapporto ONU sullo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione, per il terzo anno consecutivo il numero degli individui che hanno sofferto la fame è aumentato, mettendo fuori portata l’obiettivo di sviluppo sostenibile di Fame Zero al 2030.

Per il terzo anno consecutivo, il numero di individui che hanno sofferto la fame nel mondo è aumentato, passando da 811 milioni del 2017 a 820 milioni nel 2018. Il ritmo dei progressi nel dimezzare il numero di bambini che sono rachitici e nel ridurre il numero di bambini nati con basso peso alla nascita è troppo lento, il che mette fuori dalla portata il conseguimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 2. Fame Zero che mira a porre fine alla fame, promuovere la sicurezza alimentare e far cessare tutte le forme di malnutrizione entro il 2030. Allo stesso tempo a queste sfide si aggiungono sovrappeso e obesità, che continuano ad aumentare in tutto il mondo, in particolare tra i bambini in età scolare e gli adulti. Le probabilità di insicurezza alimentare sono più alte per le donne rispetto agli uomini in tutti i continenti, con il maggiore divario in America Latina.

È quanto emerge dall’annuale RapportoThe State of Food Security and Nutrition in the World 2019”, redatto congiuntamente da 5 Agenzie delle Nazioni Unite (FAOIFADWFPUNICEF, OMS) e diffuso il 15 luglio 2019, che ha per focus “Salvaguardarsi dai rallentamenti e dalle recessioni economiche”.

Le nostre azioni per contrastare queste tendenze inquietanti dovranno essere più decise, non solo in termini di grandezza, ma anche di collaborazione multisettoriale – scrivono nella prefazione i responsabili dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (José Graziano da Silva), del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Gilbert F. Houngbo), del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Henrietta H. Fore), del Programma alimentare mondiale (David Beasley) e dell’Organizzazione mondiale della sanità (Tedros Adhanom Ghebreyesus) – Dobbiamo promuovere una trasformazione strutturale inclusiva pro-poveri, incentrata sulle persone, e mettere le comunità al centro per ridurre le vulnerabilità economiche e metterci sulla strada per porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e a tutte le forme di malnutrizione”.

Secondo il Rapporto, la fame sta aumentando in molti Paesi in cui la crescita economica è in ritardo, in particolare nei Paesi a reddito medio e quelli che fanno molto affidamento sul commercio internazionale di materie prime. 

Il Rapporto ha anche rilevato che la disparità di reddito è in aumento in molti dei Paesi in cui la fame è in aumento, rendendo ancora più difficile per i poveri, i vulnerabili o gli emarginati far fronte a crisi e rallentamenti dell’economia.

La situazione più allarmante si registra in Africa, poiché la regione ha i più alti tassi di fame nel mondo e continua a crescere lentamente ma costantemente in quasi tutte le sottoregioni. In Africa orientale in particolare, quasi un terzo della popolazione (30,8%) è denutrita. Oltre al clima e ai conflitti, stanno guidando tale ascesa i rallentamenti e le recessioni dell’economia. Dal 2011, quasi la metà dei Paesi in cui l’aumento della fame è stato causato rallentamenti o stasi economici erano africani.

Tuttavia, il maggior numero di persone denutrite (514 milioni) vive in Asia, soprattutto nei paesi dell’Asia meridionale. Insieme, Africa e Asia detengono la quota maggiore di tutte le forme di malnutrizione, con oltre nove bambini rachitici su dieci i e oltre nove su dieci di quelli deperiti in tutto il mondo. Paradossalmente in queste regioni vivono i tre quarti di tutti i bambini in sovrappeso del mondo, per lo più per effetto di alimentazione scorretta.

Il Rapporto di quest’anno introduce un nuovo indicatore per misurare l’insicurezza alimentare a diversi livelli di gravità e monitorare i progressi verso l’OSS 2: la prevalenza dell’insicurezza alimentare moderata o grave.
Questo indicatore si basa su dati ottenuti direttamente dalle persone attraverso indagini sul loro accesso al cibo negli ultimi 12 mesi, utilizzando la Food Insecurity Experience Scale (FIES). Le persone che soffrono di moderata insicurezza alimentare affrontano incertezze riguardo alla loro capacità di ottenere cibo e hanno dovuto ridurre la qualità e/o la quantità di cibo che consumano per sopravvivere”.

Oltre 2 miliardi di persone, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, non hanno accesso regolare a cibo sicuro, nutriente e sufficiente. Ma l’accesso irregolare è anche una sfida per i Paesi ad alto reddito, tra cui l’8% della popolazione in Nord America e in Europa. Ciò richiede una profonda trasformazione dei sistemi alimentari affinché forniscano diete sane e prodotte in modo sostenibile ad una popolazione mondiale in aumento.

Alcune cifre del Rapporto
– Numero di persone affamate nel mondo nel 2018: 821,6 milioni (o 1 su 9 persone): 
· in Asia: 513,9 milioni 
· in Africa: 256,1 milioni 
· in America Latina e nei Caraibi: 42,5 milioni.
– Numero di individui afflitti da  insicurezza alimentare moderata o grave: 2 miliardi (26,4%). 
– Neonati con basso peso alla nascita: 20,5 milioni (uno su sette). 
– Bambini sotto i 5 anni affetti da crescita ritardata (altezza bassa in relazione all’età: 148,9 milioni (21,9 %).
– Bambini sotto i 5 anni affetti da deperimento (peso basso in relazione all’altezza): 49,5 milioni (7,3%). 
– Bambini sotto i 5 anni in sovrappeso (peso elevato per altezza): 40 milioni (5,9%). 
– Bambini in età scolare e adolescenti in sovrappeso: 338 milioni 
–  Adulti obesi: 672 milioni (13% o 1 su 8 adulti).

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