Un Policy Brief di Local Alliance, la coalizione di reti di enti locali e regionali europei, composta da ACR+, CEMR, Climate Alliance, Energy Cities, Eurocities, FEDARENE, ICLEI Europe e POLIS, basato su un’indagine condotta in 14 Stati membri dell’UE, tra cui l’Italia, denuncia un quadro di inadeguate o mancate consultazioni con gli enti locali e regionali da parte dei Governi nazionali, obbligo previsto dal Regolamento sul Fondo sociale sul clima, nella redazione dei Piani sociali per il clima che devono essere presentati alla Commissione UE entro il 30 giugno 2025, per il sostegno a famiglie, imprese e utenti dei trasporti vulnerabili.
Le famiglie vulnerabili nell’UE rischiano di non essere assistite a sufficienza dal Fondo sociale per il clima (SCF) da 86 miliardi di euro a causa di una consultazione inadeguata degli enti locali e regionali da parte dei Governi nazionali.
È la denuncia contenuta nel Policy bref “Unlocking the Potential of Local and Regional Governments in the Social Climate Fund, redatto da Local Alliance (una coalizione di reti di enti locali e regionali europei, composta da ACR+, CEMR, Climate Alliance, Energy Cities, Eurocities, FEDARENE, ICLEI Europe e POLIS).
L’indagine su cui si basa il briefing, evidenzia una diffusa non conformità ai requisiti fondamentali previsti dalla legislazione sul Fondo Sociale per il Clima (Regolamento UE/2023/955).
Il Regolamento per il Fondo sociale per il clima (FSC), previsto dal Pacchetto “Fit for 55” ed entrato in vigore il 30 giugno 2024, è progettato per essere utilizzato dagli Stati membri dell’UE per:
– sostenere misure e investimenti per ridurre le emissioni nei settori del trasporto stradale e dell’edilizia, riducendo i costi per le famiglie, le microimprese e gli utenti vulnerabili dei trasporti, particolarmente interessati dall’inclusione delle emissioni di gas a effetto serra degli edifici e del trasporto stradale;
– finanziare il sostegno diretto temporaneo al reddito per le famiglie vulnerabili e gli utenti dei trasporti.
Il Regolamento individua 3 gruppi destinatari del Fondo sociale per il clima, poiché significativamente interessati dall’impatto dei costi del nuovo scambio di quote di emissione per gli edifici e il trasporto su strada:
– le famiglie vulnerabili che si trovano ad affrontare la povertà energetica, comprese quelle a reddito basso e medio-basso, e che non hanno i mezzi per ristrutturare l’edificio che occupano;
– le microimprese vulnerabili, ovvero quelle che non dispongono dei mezzi per ristrutturare l’edificio che occupano, acquistare veicoli a zero e a basse emissioni o passare a modi di trasporto alternativi sostenibili, compresi i trasporti pubblici;
– gli utenti vulnerabili dei trasporti, vale a dire persone e famiglie che sperimentano la povertà dei trasporti, comprese quelle a reddito basso e medio-basso, e che non dispongono dei mezzi per acquistare veicoli a zero e a basse emissioni o per passare a modi di trasporto alternativi sostenibili, compresi i trasporti pubblici.
Ciascuno Stato membro deve presentare alla Commissione UE entro il 30 giugno 2025 il proprio Piano sociale per il clima, previa consultazione delle autorità locali e regionali, delle parti economiche e sociali e della società civile I piani devono riguardare misure e investimenti per affrontare l’impatto dei prezzi del carbonio per i settori dell’edilizia e del trasporto stradale sulle famiglie, le microimprese e gli utenti vulnerabili dei trasporti, al fine di garantire riscaldamento, raffrescamento e mobilità accessibili.
L’indagine condotta da Local Alliance, che ha coinvolto città e regioni di 14 Stati membri, tra cui l’Italia, traccia un quadro fosco di consultazioni ritardate, dialogo inadeguato e occasioni mancate di integrare le competenze locali.
“Il Governo nazionale – si legge nel paragrafo dedicato all’Italia – osservano gli intervistati delle città, ha avviato i lavori sul Piano del Fondo sociale per il clima, ma per ora la consultazione è risultata limitata, se non attraverso le associazioni nazionali. Le città che hanno fornito il feedback, hanno fortemente suggerito che la Commissione UE dovrebbe chiedere ai governi nazionali di coinvolgere le città così come i governi locali che hanno un ruolo nella definizione delle priorità e nella loro attuazione. Gli intervistati al sondaggio hanno sottolineato che si rammaricano di perdere questa opportunità per ottenere supporto per sviluppare il Piano locale per la transizione energetica e la povertà nei trasporti, e affrontare il problema attraverso un approccio multilivello. I rispondenti hanno evidenziato la mancanza di informazioni a livello nazionale su come contribuire al Fondo sociale per il clima nazionale in quanto alle città non è stato comunicato alcun processo formale (compresi seminari o consultazioni)”.
L’assenza di una consultazione significativa, sottolinea il briefing, non solo compromette i requisiti legislativi, ma mette anche a repentaglio l’efficacia del Quadro normativo comune.
“Senza una vera collaborazione con i governi locali e regionali, i Piani nazionali per il clima sociale rischiano di essere scollegati dalle diverse realtà sul campo nelle regioni, nelle città e nei paesi – ha osservato , Wolfgang Teubner, Direttore regionale di ICLEI Europe, l’Associazione di oltre 1.200 governi locali che rappresenta gli interessi delle autorità locali all’interno delle Nazioni Unite e nei forum di politica internazionale – Ciò potrebbe portare a politiche dall’alto verso il basso che non riescono a supportare efficacemente le comunità più bisognose“.
I governi locali e regionali sono in una posizione unica per garantire che i fondi UE rispondano alle esigenze specifiche delle loro comunità, avendo competenza, prossimità e comprensione delle priorità locali, che sono fondamentali per adattare le misure per supportare efficacemente le famiglie vulnerabili. Ciò fornirà investimenti UE allineati alle esigenze locali per affrontare la povertà energetica e dei trasporti, garantendo misure mirate alle esigenze di gruppi vulnerabili come donne, anziani e nuclei monogenitoriali.
Per garantire che il Fondo sociale per il clima sostenga efficacemente le famiglie vulnerabili, l’Alleanza locale esorta gli Stati membri a dare priorità a una collaborazione significativa con i governi regionali e locali, attraverso piani sviluppati a livello locale come i SECAP (Sustainable Energy and Climate Action Plans) e i piani per la mobilità urbana sostenibile.
Ciò fornirà investimenti UE allineati alle esigenze locali per affrontare la povertà energetica e dei trasporti, garantendo misure mirate alle esigenze di gruppi vulnerabili come donne, anziani e nuclei monogenitoriali.
Al Fondo è assegnato un massimo di 65 miliardi di euro dal 1o gennaio 2026 al 31 dicembre 2032, provenienti dalla vendita dalla vendita all’asta delle quote ETS. Inoltre, gli Stati membri devono contribuire almeno al 25 % dei costi totali stimati dei loro Piani.
Peraltro, la Commissione UE ha pubblicato lo scorso giugno un Documento, redatto da Ramboll Management Consulting e Wuppertal Institute for Climate, Environment and Energy, che fornisce le best practice che possono essere utilizzate dagli Stati membri per le consultazioni pubbliche da intraprendere nel contesto dei loro Piani sociali per il clima.
