Territorio e paesaggio

Dissesto idrogeologico: Niscemi ci rammenta la fragilità dell’Italia

In occasione dell’evento franoso di Niscemi, l’ISPRA ci rammenta che il territorio del nostro Paese è un territorio fragile, sempre più esposto a frane, alluvioni, erosione costiera e valanghe, con il 94,5% dei comuni italiani presenta almeno una forma di pericolosità legata al dissesto idrogeologico.

In Italia il 94,5% dei comuni italiani (7.463) è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, 1 milione e 280mila abitanti vivono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata; 6 milioni e 800mila sono esposti a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni.

Ce lo rammenta l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) con un Comunicato stampa diramato in occasione dell’evento franoso che ha colpito Niscemi lo scorso 25 gennaio.

Con un fronte lungo 4 chilometri e un abbassamento del terreno di decine di metri lungo la corona, la frana di scivolamento sta interessando il centro abitato in prossimità del quartiere Sante Croci e la strada provincialeSP10. L’abitato di Niscemi sorge su un pianoro delimitato, in prossimità e a margine dell’abitato, da una scarpata. I terreni affioranti sono costituiti da sabbie con livelli di arenaria, poggianti su argille.

L’ISPRA ricorda che la zona di Sante Croci è già stata colpita il 12 ottobre 1997 da una frana di vaste proporzioni e che storicamente Niscemi è interessato da dissesti franosi, così come riportato dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), che contiene ad oggi oltre 684.000 frane sul territorio nazionale. I geologi della Regione Siciliana – Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia – sono impegnati nei sopralluoghi per procedere alla mappatura della frana di Niscemi, per l’aggiornamento dell’Inventario IFFI e del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI).

In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi – ha dichiarato il 29 gennaio dichiarato il Capo dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont“. 

Per fortuna, questa volta non ci sono vittime, mentre la frana del 9 ottobre 1963 causò la morte di circa 2.000 persone.

L’ISPRA, in collaborazione con le Regioni e le Province Autonome, censisce quotidianamente i principali eventi di frana e i danni a edifici, beni culturali, infrastrutture primarie di comunicazione, tessuto economico e produttivo, per pubblicarli sulla piattaforma nazionale IdroGEO.

IdroGEO è uno strumento facile da usare anche con uno smartphone, sviluppato dall’Istituto con l’obiettivo di favorire il coinvolgimento delle comunità e una maggiore consapevolezza sui rischi che interessano il proprio territorio. Con “Verifica pericolosità” l’utente può cercare un indirizzo, oppure geolocalizzarsi in mappa e identificare il livello di pericolosità per frane e alluvioni in un raggio di 500 metri dal punto di interesse (abitazione, attività economica o produttiva), valutando in modo dettagliato la vulnerabilità del bene (tipologia costruttiva) e le condizioni locali di pericolosità (es. altezza idrica nello scenario di riferimento alluvioni, volume/velocità della frana)
Inoltre, IdroGEO presenta Itinerari e storie sulle frane più importanti censite sul territorio nazionale e la navigazione della mappa in 3D.

L’ISPRA, nell’ambito dei compiti istituzionali di raccolta, elaborazione e diffusione di dati e mappe sul dissesto idrogeologico riferiti all’intero territorio nazionale, pubblica, con cadenza triennale il Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia, l’ultima edizione è dello scorso luglio, che costituisce il quadro di riferimento ufficiale sulla pericolosità e sul rischio idrogeologico per il nostro Paese.

Nell’ambito dell’innovazione tecnologica, l’Istituto promuove la sperimentazione di tecnologie innovative per il monitoraggio delle frane, come il fotomonitoraggio basato sull’impiego di sensori fotografici capaci di documentare nel tempo i cambiamenti del territorio, e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per la raccolta, analisi, archiviazione delle notizie sulle frane e per migliorare l’accessibilità e l’usabilità delle informazioni ai cittadini sulla piattaforma IdroGEO mediante l’implementazione di un assistente virtuale che dialoga con l’utente, fornendo informazioni e rispondendo a domande sul dissesto idrogeologico.

Dopo il ciclone Harry e gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, è ormai evidente che i cambiamenti climatici e gli impatti del consumo di suolo, stanno determinando una “nuova normalità”.

In copertina: Fonte ISPRA

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.