Un’analisi di ClimaMeter, progetto scientifico internazionale ospitato dall’Institut Pierre Simon Laplace (IPSL) e coordinato dal climatologo Davide Faranda, ha rilevato che i venti del Ciclone Harry (19-22 gennaio 2026) sono stati rafforzati principalmente dal cambiamento climatico di origine antropica.
Rispetto ai decenni precedenti, condizioni meteorologiche simili a quelle del ciclone Harry che tra il 19 e il 22 gennaio 2026 ha lasciato una scia di distruzione su vaste zone di Sicilia, Sardegna e Calabria sono sempre più frequenti e non possono essere completamente spiegati dalla sola variabilità naturale, indicando che il cambiamento climatico indotto dall’uomo è un fattore che contribuisce alla gravità della tempesta.
A dirlo è l’analisi “Strong winds in Mediterranean Cyclone Harry mostly strengthened by human-driven climate change”, condotta da ClimaMeter, progetto scientificointernazionale ospitato dall’Institut Pierre Simon Laplace (IPSL) e coordinato dal climatologo Davide Faranda, che analizza in tempo reale gli eventi meteorologici estremi, come cicloni e alluvioni, per determinare se siano stati intensificati dal cambiamento climatico di origine antropica rispetto a situazioni meteorologiche simili del passato.
Il ciclone Harry ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria tra il 19 e il 22 gennaio 2026, portando a condizioni meteorologiche eccezionalmente severe in gran parte delle aree colpite. La tempesta è stata caratterizzata da piogge intense e persistenti, venti molto forti e onde estreme lungo le coste ioniche e tirreniche. Nella Sicilia orientale, le precipitazioni cumulate hanno causato inondazioni improvvise e straripamenti fluviali, allagando aree urbane, danneggiando abitazioni e attività commerciali e costringendo all’evacuazione precauzionale in diversi comuni. Le aree costiere sono state particolarmente esposte, con onde alte fino a 9-10 metri che hanno causato una significativa erosione costiera, danni a lungomare, ferrovie e infrastrutture portuali e allagamenti di quartieri costieri bassi.
L’impatto economico del ciclone Harry è stato grave. Le prime stime delle autorità regionali e dei media nazionali stimano i danni, ad esempio in Sicilia, tra i 700 milioni e oltre 1 miliardo di euro, comprese le perdite alle infrastrutture di trasporto, alle strutture costiere, al turismo, alla pesca e all’agricoltura. Strade e linee ferroviarie sono state temporaneamente chiuse a causa di inondazioni, frane e detriti, mentre aeroporti e porti hanno sospeso le operazioni durante il picco della tempesta. Diversi comuni hanno ordinato la chiusura di scuole, edifici pubblici e attività non essenziali come misura preventiva.
Nonostante la violenza della tempesta, non sono state segnalate vittime. Questo risultato è stato ampiamente attribuito alla tempestiva emissione di allerte meteo rosse e all’efficace coordinamento tra le autorità di protezione civile, i comuni e i servizi di emergenza. Allerte tempestive, restrizioni alla mobilità ed evacuazioni mirate hanno ridotto significativamente l’esposizione alle condizioni più pericolose, dimostrando il ruolo cruciale delle previsioni e della preparazione basate sull’impatto nel limitare le vittime durante gli eventi meteorologici estremi. Le autorità locali hanno descritto alcune aree costiere come temporaneamente irriconoscibili a causa di inondazioni e danni causati dalla tempesta, sottolineando il lungo processo di recupero che ci attende. Il ciclone Harry ha rafforzato le preoccupazioni sulla vulnerabilità delle coste del Mediterraneo ai cicloni invernali intensi e sulla crescente necessità di strategie di adattamento a lungo termine, in particolare nelle zone costiere e soggette a inondazioni.
Le condizioni meteorologiche sono state caratterizzate da persistenti e forti anomalie di pressione negativa superficiale, che hanno raggiunto circa -15 hPa sulla Tunisia. Le anomalie di temperatura in prossimità della superficie hanno mostrato un andamento misto, con valori sparsi positivi e negativi localmente superiori a ±5 °C su ampie parti della regione interessata. Questa struttura spaziale è coerente con la presenza di un sistema frontale ben sviluppato. Le precipitazioni totali giornaliere hanno superato localmente i 150 mm, con le precipitazioni più intense concentrate lungo le zone costiere e sugli altopiani interni. La velocità del vento sostenuta in prossimità della superficie ha raggiunto localmente i 100 km/h durante l’evento. Un pronunciato flusso da est ha svolto un ruolo chiave nel favorire l’avvezione di umidità dal Mar Ionio, contribuendo a precipitazioni prolungate e intense sulla parte orientale dell’isola, esposta allo Ionio.
Secondo le valutazioni sintetizzate nel Rapporto del Gruppo di Lavoro I dell’IPCC – AR6, si prevede che i cicloni mediterranei mostreranno cambiamenti nelle caratteristiche dei loro venti a causa dei cambiamenti climatici. Mentre si prevede che il numero totale di cicloni mediterranei diminuirà o rimarrà stabile, si prevede che i sistemi più intensi produrranno venti più forti in prossimità della superficie. Questa intensificazione è legata all’aumento dei gradienti di pressione orizzontale e alla maggiore instabilità atmosferica associata a un clima più caldo. Si prevede che questi venti più forti, combinati con l’innalzamento del livello del mare e l’aumento della frequenza di eventi estremi che influenzano il livello totale delle acque nel Mar Mediterraneo, aggraveranno le inondazioni costiere, tra cui mareggiate, danni da onde e perdite infrastrutturali legate al vento, in particolare nelle regioni costiere esposte del Mediterraneo centrale e orientale.
L’approccio di analisi di ClimaMeter si basa sulla ricerca di situazioni meteorologiche simili a quelle dell’evento di interesse osservate in passato, ma in questo caso non ci sono dati climatici disponibili, poiché l’evento è estremamente eccezionale nel database.

L’analisi si è concentrata sul cambiamento delle condizioni meteorologiche che hanno portato al ciclone Harry nel presente (1988-2025), rispetto a come sarebbero apparsi se l’evento si fosse verificato in passato (1950-1987) nella regione [9°E-21°E, 31°N-41°N]. Dalle variazioni della pressione superficiale sembra che la forma del minimo di pressione negli analoghi cambi dal passato al presente (estendendosi più a nord nel presente), ma l’intensità del minimo di pressione centrale non è significativamente diversa. Le variazioni di temperatura mostrano un robusto segnale di riscaldamento, con aumenti di circa +1-+2 °C sulla Sicilia e sulle aree circostanti, coerenti con uno stato di fondo più caldo durante l’evento. Le variazioni delle precipitazioni non sono uniformi ma suggeriscono condizioni localmente più umide. Le variazioni della velocità del vento mostrano l’intensificazione dinamica più evidente: il presente meno il passato indica venti più forti sul versante ionico della Sicilia e sul mare adiacente, con aumenti comunemente compresi tra +4 e +8 km/h e massimi locali in prossimità del settore costiero orientale. Questo andamento è coerente con un flusso di bassa quota da est a sud-est potenziato, che favorisce un impatto più forte del vento sulla terraferma e un’advezione di umidità più efficiente verso la Sicilia orientale. Eventi passati simili non indicano un significativo spostamento stagionale. Le variazioni nelle aree urbane (in particolare Catania e Messina, e anche Cosenza nell’Italia meridionale) sono coerenti con il segnale regionale, mostrando condizioni più calde e venti più forti rispetto agli analoghi eventi passati, il che implica una maggiore esposizione ai danni legati al vento e a pericoli costieri aggravati come onde e mareggiate durante configurazioni cicloniche comparabili odierne.
Infine, l’analisi ha scoperto che le fonti di variabilità climatica naturale, in particolare l’Oscillazione Decennale del Pacifico (PDO), un’oscillazione pluridecennale delle temperature superficiali dell’oceano Pacifico settentrionale che influenza l’andamento dei venti, potrebbero aver influenzato solo in parte l’evento. Ciò significa che i cambiamenti osservati nell’evento rispetto al passato potrebbero essere dovuti principalmente ai cambiamenti climatici causati dall’uomo.
Sulla base di quanto sopra, l’analisi conclude che le condizioni meteorologiche associate al ciclone Harry sono state più intense rispetto a eventi passati comparabili, con velocità del vento in prossimità della superficie aumentate fino a 8 km/h (circa il 15%). Questo evento viene interpretato dagli analisti come un evento causato da condizioni meteorologiche eccezionali, la cui intensità è stata amplificata dal cambiamento climatico indotto dall’uomo, attraverso uno stato di fondo più caldo e una circolazione rafforzata.
In copertina: Sopralluogo delle forze dell’ordine sulle isole di Lampedusa e Linosa
