Il Rapporto di revisione di medio termine del Piano di azione inquinamento zero, presentato dalla Commissione UE alla VII riunione ZPSP, evidenzia progressi per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, l’uso di pesticidi, le vendite di antimicrobici e l’inquinamento da plastica in mare, rimangono stabili o in peggioramento, non è sulla buona strada la riduzione dell’inquinamento acustico, ma sono soprattutto i costi sociali e economici delle PFAS a destare le maggiori preoccupazioni.
Gli Stati dell’UE devono agire rapidamente e con decisione se si vuole raggiungere gli obiettivi al 2030 di riduzione dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo a livelli considerati non dannosi per la salute e gli ecosistemi naturali, e che rispettino i limiti che il nostro pianeta può sopportare, creando così un ambiente privo di sostanze tossiche.
Lo sottolinea il Rapporto “Mid-term review of the Zero Pollution Action Plan“ che la Commissione UE ha presentato il 29 gennaio 2026, in occasione della VII riunione della Piattaforma delle parti interessate all’Inquinamento zero (ZPSP), lanciata nel 2021 dalla Commissione UE e dal Comitato europeo delle Regioni( CdR), che riunisce attori del settore pubblico, privato e della società civile con l’obiettivo di concorrere all’attuazione del Piano d’azione UE “Inquinamento zero al 2050”.
“L’Europa ha alcune delle leggi più ambiziose al mondo per contrastare l’inquinamento e stanno già producendo benefici concreti per la salute delle persone e per la nostra economia – ha affermato Jessika Roswall, Commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e l’economia circolare competitiva – Ma dobbiamo agire con decisione per tutti gli europei“.
La relazione sottolinea che la sola legislazione non è sufficiente. Un’applicazione e un’attuazione efficaci sono essenziali per raggiungere gli obiettivi del 2030. I Paesi dell’UE devono continuare a investire in innovazione, digitalizzazione e sviluppo delle competenze. Altri settori politici, come energia, trasporti e agricoltura, devono affrontare le problematiche ambientali in modo più efficace.
I progressi verso l’obiettivo “inquinamento zero” sono incoraggianti per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, l’uso di pesticidi, le vendite di antimicrobici e l’inquinamento da plastica in mare, che sono stati significativamente ridotti. Tuttavia, l’inquinamento delle acque, dei rifiuti e l’inquinamento da microplastiche sono stabili o in peggioramento.
L’inquinamento da PFAS spesso definite “sostanze chimiche eterne” perché persistono nell’ambiente, sono state segnalate come una crescente preoccupazione pubblica, e nel rapporto vengono individuate alcune delle azioni, prendendo in considerazione lo Studio “The cost of PFAS pollution for our society”, contestualmente pubblicato e commissionato dalla Direzione generale ambiente (DG ENV) della Commissione UE alle società di consulenza WSP, Ricardo e Trinomics, che fornisce una stima prudente dell’impatto monetario dell’inquinamento da PFAS.
Ne emerge che, se gli attuali livelli di inquinamento da PFAS in Europa dovessero persistere fino al 2050 senza interventi normativi, il costo raggiungerà circa 440 miliardi di euro durante tale periodo. Affrontare alla fonte il problema delle emissioni di PFAS entro il 2040 consentirebbe di risparmiare 110 miliardi di euro, mentre il solo trattamento delle acque inquinate costerebbe oltre 1.000 miliardi di euro.
“Fare chiarezza sulle PFAS, vietandone l’uso da parte dei consumatori, è una priorità assoluta sia per i cittadini che per le imprese – ha dichiarato Roswall – Ecco perché è assolutamente prioritario lavorare su questo tema e coinvolgere tutte le parti interessate. I consumatori sono preoccupati, e giustamente. Questo studio sottolinea l’urgenza di agire“.
Anche per l’inquinamento acustico l’UE non è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di ridurre del 30% entro il 2030 il numero di persone esposte al rumore dei trasporti. La Commissione continuerà a rafforzare le norme per contrastare le fonti di inquinamento acustico, ad esempio riducendo le emissioni sonore di veicoli, treni o aeromobili, e si impegna a migliorare l’attuazione della Direttiva sul rumore ambientale.
