La prima edizione dell’Osservatorio “Digitalizzazione e Decarbonizzazione” di E&S Group che analizza il legame tra i due fenomeni evidenzia come l’Italia abbia fatto progressi soprattutto in termini di infrastrutture e di trasformazione dei business, superando la media UE in alcuni indicatori chiave tra cui la copertura della rete 5G, la diffusione di un livello base di intensità digitale fra le PMI e lo sviluppo del cloud, ma si posiziona al di sotto della media sulle competenze digitali della popolazione e sulla digitalizzazione dei servizi pubblici.
Il cambiamento climatico e il peggioramento delle condizioni ambientali rappresentano una minaccia esistenziale per il mondo intero. Pertanto, i cittadini, le aziende e le istituzioni sono chiamati ad un cambio di paradigma che promuova uno sviluppo economico sostenibile.
Per raggiungere questo obiettivo, l’UE ha avviato latransizione gemella “digitale-decarbonizzazione”attraverso lo sviluppo di specifiche strutture di policy e di governance, quali il Piano per un Decennio Digitalee il “Fit for 55”, il pacchetto di proposte legislative per ridurre le emissioni di gas serra.
Ladigitalizzazione è un elemento cardine per la transizione verde, poiché permette di monitorare e massimizzare le politiche ambientali, ma allo stesso tempo ha un impatto non trascurabile sulle emissioni e richiede piani ad hoc per raggiungere la piena neutralità climatica delle proprie infrastrutture, come data center e reti di telecomunicazione, in particolare promuovendo le fonti rinnovabili per la produzione di energia e incrementando l’efficienza energetica.
Al contempo, ladigitalizzazione ha un impatto non trascurabile sulle emissioni e richiede piani ad hoc per raggiungere la piena neutralità climatica delle proprie infrastrutture, come data center e reti di telecomunicazione, in particolare promuovendo le fonti rinnovabili per la produzione di energia e incrementando l’efficienza energetica
L’Italia ha fattoprogressisoprattutto in termini di infrastrutture e di trasformazione dei business, superando la media UE in alcuni indicatori chiave tra cui lacopertura della rete 5G, ladiffusione di un livello base di intensità digitale fra le PMIe losviluppo del cloud,ma si posizionaal di sottosullecompetenze digitalidella popolazione e sulladigitalizzazione dei servizi pubblici.
In questo contesto si inserisce il primoRapportodell’OsservatorioDigitalization&Decarbonizationalla sua prima edizione, redatto daEnergy&StrategydellaSchool of Management del Politecnico di Milanoe presentato il 24 gennaio 2024, insieme alle aziende partner della ricerca, che approfondisce le principali applicazioni delle tecnologie digitali nei processi energy ebusiness, monitorando l’attuazione del PNRR in questo ambitoe le iniziative adottate ed evidenziate nei bilanci di sostenibilità dalle imprese. L’adozione di un più alto livello di digitalizzazione nei processi aziendali potrebbe supportare la verifica delle emissioni di gas serra e la creazione di passaporti digitali dei prodotti,migliorando la tracciabilità di materiali e componentieabilitando modelli di circular economy.
“Il PNRR è una delle principali leve per finanziare lo sviluppo dell’ambito digitale in differenti settori nevralgici del Paese con stanziamenti complessivi di circa 34 miliardi di euro, già assegnati per oltre il 53%– ha commentatoFederico Frattini, Vicedirettore di E&S e responsabile dello studio –Alcuni esempi di investimento sono la cybersecurity, la migrazione al cloud, il potenziamento della PA e lo sviluppo di reti ultraveloci, mentre nel settore energy, che ha visto assegnati ben 4,5 miliardi di euro su 5, riguardano in particolare lo sviluppo delle smart grid, la realizzazione di sistemi di monitoraggio e la digitalizzazione delle reti di distribuzione dell’acqua, il rafforzamento delle infrastrutture elettriche. Gli investimenti sul digitale, soprattutto nel settore energy, mostrano dei risultati incoraggianti e le assegnazioni dei bandi conclusi o in corso segnalano un notevole fermento e un’opportunità importante per cambiare il volto tecnologico dell’Italia”.

Particolare attenzione merita poi la forte crescita delle installazioni e dell’uso deidata center, fondamentali per la transizione digitale, che tuttavianon ha comportato un aumento equivalente di consumi e di emissioni: secondo i dati dell’IEA, il carico di lavoro globale associato è salito del 340% nel 2022 rispetto al 2015, mentre i consumi sono cresciuti solo del 20%-70%, sia per l’incremento dell’efficienza della componentistica IT che per una gestione efficace dell’energia di tutte le infrastrutture presenti all’interno del data center, a partire dai sistemi di cooling.
Nei comparti dellaproduzione di energia, dellagestione degli edificie deitrasportici sonograndi margini di miglioramento, sia dal punto di vista normativo che dell’integrazione delle tecnologie digitali nel sistema. Emerge infatti una generale inadeguatezza delle norme attuali, che frena lo sviluppo e l’implementazione delle tecnologie. Al contrario, pratiche come losmart workinge ladematerializzazione dei documentipossono contribuire concretamente allariduzione dell’impatto emissivo delle aziende in diversi settori.
Produzione di energia, digitalizzazione degli edifici e smart transportLadecarbonizzazione della produzione energeticaè certamente una delle priorità a cui possono contribuire soluzioni digitali come lesmart grid, ilmonitoraggio da remotoe l’integrazione di strumenti di manutenzione predittiva degli impianti. L’andamento delle emissioni mostra al 2021 un trend in riduzione (-37%) rispetto al 1990, passando da 137,6 a 86,4 MtCO2: rispetto al picco registrato nel 2006,le emissioni sono calate del 47% principalmente grazie all’aumento della produzione da fonti rinnovabili, le cui installazioni hanno raggiunto nel 2022 i 63,6 GW. Tuttavia, gli operatori del comparto sottolineano una bassa adeguatezza normativa.
Ilsettore degli edifici è molto complesso da decarbonizzare, poiché alla predisposizione digitale ex novo degli stabili in costruzione vanno affiancati interventi profondi ed estesi su unparco edilizio particolarmente vetusto. Leemissioni degli edifici in Italia, infatti, anziché diminuiresono in aumento: +9% nel 2021 rispetto al 1990, da 69,19 a 75,5 MtCO2, per il 67% a causa del settore residenziale e per il 33% del terziario; tuttavia, a fronte del picco del 2010 c’è stato un calo del 14,3% grazie all’aumentata efficienza energetica degli edifici.
Itrasportirappresentano per l’alto potenziale di decarbonizzazioneuno dei settori in piùrapida evoluzione di tutte le tecnologie considerate, e questo crea vivo interesse negli operatori. Tuttavia, occorresviluppare normative ad hoc per integrare al meglio queste tecnologiee abbattere in breve tempo le emissioni di un settore che non riesce a compiere sostanziali passi in avanti: dal 1990 al 2021 i gas serra derivati dai trasporti (per il 60% dovuti a veicoli privati) sono cresciuti dell’1%, da 102,2 a 103,3 MtCO2 (nonostante rispetto al picco del 2004 ci sia stato un calo del 20,5%). Le difficoltà di integrare nel sistema alcune tecnologie come la guida autonoma o l’ottimizzazione delle rotte richiederanno sforzi particolari sia da parte dell’industria che dei decisori, ma non possono essere ignorate. Losmart working può contribuire a evitare, per ogni lavoratore, una percorrenza fino a 42,6 km giornalieri e l’emissione di circa 7,2 kgCO2, nonostante questo possa portare a un aumento energetico nel comparto residenziale fino anche al 30%.
Digitale nelle aziende: numerose le iniziative ma scarsa la rendicontazione dei benefici ambientali
L’analisi dei bilanci di sostenibilità delle aziende dell’indiceMIB ESG, che identifica le società italiane con il miglior approccio di sostenibilità, evidenzia lapervasività della leva digitale in tutti i settori consideratie in tutti i processi aziendali, dalle operations fino alla gestione delle risorse umane (dove efficienta sia raccolta e uso delle informazioni che il monitoraggio delle performance). Tuttavia, nel 2022 la rendicontazione degli impatti in termini di carbon footprint risulta molto limitata, anche a causa della difficoltà a quantificare adeguatamente i benefici: su un totale di 731 iniziative mappate, infatti, si registra un tasso di quantificazione dei risultati conseguiti pari solo al 4,2%. In concreto, però, l’intensità emissiva complessiva è stata ridotta del 13,8% rispetto al 2021,dato ancor più rilevante se si considera che è stato ottenutocon un aumento del fatturato del 27,3%. Le rendicontazioni, inoltre, risultano frammentate, poiché quelle analizzate fanno riferimento allo standard GRI ma con importanti divergenze legate alla denominazione e alla struttura della documentazione prodotta (l’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directiveche porta il totale delle imprese chiamate a rendicontare le performance non finanziarie in UE a circa 50.000 rispetto alle attuali 11.600, potrà rappresentare un punto di svolta con l’introduzione dei formati unici digitali): la maggior parte realizza un documento dedicato alle performance di sostenibilità, mentre il 25% le include in documenti nati con altre finalità, spesso di natura finanziaria.
Nel 2022 le aziende con almeno una iniziativa di digitalizzazione riportata nel bilancio di sostenibilitàsuperano il 75% in tutti gli ambiti analizzati tranne la logistica (45%), in particolare nelle risorse umane e nelle operations: nel primo caso, il digitale viene adottato nella formazione del personale (57%), nello smart working e in altri strumenti di lavoro ibrido (14%) e nell’automazione di attività ripetitive (13%); nel secondo, viene visto come una leva competitiva per aumentare l’efficienza, dunque per ottimizzare i processi produttivi (44%) ma anche per intervenire sugli asset aziendali e sulle reti distributive (35%) e per la manutenzione predittiva (7%).
Data center in forte ascesa ma i consumi energetici e le emissioni crescono in maniera più contenuta
Nonostante la forte crescita delle installazioni e dell’uso dei data center in Italia,consumi ed emissioni sono inferiori alle attese: secondo i dati dell’IEA, infatti, il workload globale associato è aumentato del 340% nel 2022 rispetto al 2015, mentre i consumi sono cresciuti solo tra il 20% e il 70%, sia per l’incremento dell’efficienza della componentistica IT che per una gestione efficace dell’energia di tutte le infrastrutture presenti all’interno del data center, a partire dai sistemi di cooling. Inoltre, sebbene il consumo energetico associato ai data center costituisca nel 2022 l’1% del totale, le emissioni di CO2 derivanti sono solo lo 0,5%, testimoniando letendenze degli operatori di dotarsi di un mix energetico meno carbon intensive.
Tuttavia,per realizzare gli obiettivi legati alla transizione gemella è necessario raggiungere la piena decarbonizzazione di queste infrastrutture. Le opzioni sono numerose e classificabili lungo quattro ambiti:approvvigionamento di energia elettrica rinnovabile;decarbonizzazione della generazione di backup;iniziative a supporto della rete;ottimizzazione dei sistemi di cooling.In particolare, si osserva come l’adozione del free cooling, in combinazione con l’aumento delle temperature all’interno delle sale server, sia oramai diventato uno standard tra gli operatori grazie anche a tempi di ritorno dell’investimento estremamente bassi. Ilriutilizzo del calore di scarto invece, soprattutto nel contesto italiano, è limitato dalla ridotta diffusione delle reti di teleriscaldamento.
L’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili rimane di estremo interesse per gli operatori, ma, viste le difficoltà di installare rinnovabili in loco, al momento vengono utilizzati maggiormente strumenti quali legaranzie di originee icontratti PPA per compensare le emissioni a livello annuale. Solo gli operatori più avanzati hanno come obiettivo la compensazione su base oraria dei consumi, tramite l’adozione di unastrategia carbon free 24/7ovvero 24 ore su 24, 7 giorni su 7. I data center presentano poi un ottimo potenziale, attualmente poco sfruttato, nell’adeguare la propria richiesta di energia alla disponibilità di quella rinnovabilee nelfornire supporto alla rete in casi di instabilità.
Come già riscontrato nelle rinnovabili, anche per i data center mancano percorsi ad hoc pervelocizzare le procedure di autorizzazione, chiesto dagli operatori insieme all’introduzione di un codice ATECO specifico. Quanto all’allacciamento alla rete elettrica, l’analisi di città europee come Amsterdam, Dublino e Londra mostra come questa sia troppo satura per permettere a nuovi data center di connettersi, mentrein Italia non ci sono sostanziali criticità: fino a maggio 2023 sono state ricevute circa 4,2 GW di richieste di connessione per installare data center soprattutto al Nord.
