28 Gennaio 2022
Infrastrutture e mobilità Inquinamenti e bonifiche Territorio e paesaggio

CittàMez: la mobilità a zero emissioni dei capoluoghi di provincia

Il Rapporto CittàMEZ di Legambiente, in collaborazione con MOTUS-E, riporta i dati e la classifica dei capoluoghi di provincia verso forme di mobilità che non producono inquinamento, prima del lockdown per la mitigazione della pandemia che ha evidenziato, peraltro, la necessità di abbattere l’inquinamento delle nostre città e la decarbonizzazione dell’industria.

In cinque grandi città italiane (Milano, Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Firenze), più di un terzo degli spostamenti – tra il 34 e il 58% – si compie a piedi, in bici, in tram o bus elettrico, in treno, in metropolitana o con mezzi elettrici, dal monopattino all’auto, privati o in condivisione. Una pattuglia di città di medie dimensioni (Ferrara, Bolzano, Padova, Trento, Bergamo, Ravenna, Pesaro e Brescia) dimostra, poi, con numeri interessanti, come sia possibile la transizione verso un futuro senza inquinamento e traffico automobilistico.

Questa è la buona notizia che ci offre CittàMEZ, il Rapporto 2020 di Legambiente, in collaborazione con MOTUS-E, sulla mobilità a emissioni zero, che ha fotografato i cambiamenti in corso nei nostri capoluoghi di provincia, prima del lockdown, attraverso indicatori che evidenziano le forme di mobilità che non producono inquinamento.

I dati dimostrano che la mobilità delle persone in città sta cambiando, con una sempre maggiore propensione a scegliere modalità a “emissioni zero”. Ad aprile, il comprensibile timore della promiscuità sui mezzi pubblici ha indotto tante persone a usare l’automobile, alcune la bicicletta, ma solo nelle città più grandi; nella nuova normalità post-covid19, le politiche adottate dai Comuni e dal Governo saranno determinanti.

Con la riapertura autunnale di uffici e scuole dobbiamo evitare l’aumento di congestione e smog, per questo è indispensabile rafforzare spostamenti ciclabili e intermodalità nelle città italiane. Ossia la migliore combinazione tra Trasporto pubblico locale e le diverse forme di sharing, spostamenti sicuri in bici, monopattini e a piedidichiara Edoardo Zanchini, Vicepresidente Legambiente – Al Governo chiediamo che gli investimenti previsti nei Piani della mobilità sostenibile (PUMS) delle città italiane diventino una priorità del Recovery plan che l’esecutivo dovrà approvare nei prossimi mesi, per accelerare nella direzione di città a inquinamento e emissioni zero, realizzando subito nuove piste ciclabili, aprendo i cantieri di linee metropolitane e tram, rafforzando l’offerta di sharing mobility a emissioni zero. È una ricetta che fa bene alle città, all’ambiente e che aiuta i cittadini”.

Dal Rapporto emerge che alcune città già puntano con decisione all’elettrificazione dei mezzi entro il 2030: il TPL di Milano sarà tutto elettrico per quell’anno, nel centro di Bologna saranno consentiti solo mezzi elettrici, pubblici o privati. Torino si è lanciata all’inseguimento.

In tutta Italia, nel corso del 2019 le auto elettriche e i mezzi elettrici targati (ciclomotori) sono passati da 36 a 61 mila, soprattutto immatricolati nelle città capoluogo. Sono raddoppiati (a marzo 2020 rispetto a gennaio 2019) anche i punti di ricarica pubblici, oggi 13 mila. Le e-bike e i “personal transporter elettrici” (come i monopattini) in circolazione nel Paese sono ormai ben oltre il milione, anche se mancano i dati delle singole città non essendo targati.

Anche dopo la crisi che abbiamo vissuto, pochi pensano di cambiare l’auto, ma tra coloro che debbono acquistarsi un mezzo nuovo (anche flotte di mezzi condivisi), i mezzi elettrici continuano a crescere nelle vendite: auto elettriche, scooter, ma soprattutto ebike e monopattini, ulteriormente incentivati dall’ecobonus (200 mila mezzi venduti nel solo mese di maggio!).

Lo sconvolgimento radicale causato dalla pandemia da Covid-19 interessa in modo particolare la mobilità per i suoi riflessi sociali ed economici e per la creazione di nuovi paradigmi che stanno modificando regole e comportamenti anche nel nostro approccio alle città e alla mobilità – sottolinea Dino Marcozzi, Segretario generale di MOTUS-E, l’Associazione composta da operatori industriali, rappresentanti della filiera automotive, del mondo accademico e dei movimenti di opinione, – L’opportunità che si presenta è quella di riprogettare il nostro rapporto con lo sviluppo, avendo sperimentato la vulnerabilità di un modello globale finora basato su risorse infinite e senza impatti sulla salute e qualità ‘vera’ della vita. L’abbattimento dell’inquinamento delle nostre città e la decarbonizzazione dell’industria non rappresentano più una scelta, ma una necessità e un’opportunità anche di tipo economico. In questo progetto ambizioso la mobilità gioca un ruolo determinante”.

Se adesso ci muoviamo ancora poco, a settembre le città dovranno farsi trovare pronte a ripartire multimodali e sostenibili. E si deve agire subito: meno spazio stradale per le auto (sosta e careggiate) e più corsie preferenziali per mezzi pubblici e percorsi ciclabili aperti anche a mezzi di micromobilità, 30km all’ora, stazioni e fermate di interscambio tra mezzi pubblici e sharing mobility, acquistare bus elettrici e veicoli di servizio elettrici (consegne, raccolta rifiuti, pulizia urbana…), soprattutto ammodernati, puliti, efficienti, adatti all’intermodalità (bici+treno, bus+monopattino), e stazioni e fermate che diventano centro di interscambio, di noleggio, di servizi di sharing mobility.

Costruire localmente un nuovo welfare che comprende anche mobilità dei singoli, nelle comunità, con le stesse scuole, le università, le aziende, gli enti pubblici, le comunità (quartieri, condomini) che diventano luoghi dove si organizza la MEZ.

La gran parte dei 60 mila veicoli elettrici targati circolanti in Italia si alimenta alla spina di casa o nei parcheggi aziendali. Scarseggiano vicino ai bar e ristoranti, al supermercato o nei parcheggi in struttura, dove ci si ferma comunque e volentieri. Colonnine di ricarica veloce quasi del tutto assenti nelle autostrade (Fonte: Motus-e)

“La MEZ, mobilità emissioni zero non è solo né tanto auto elettrica, ma spostamenti e viaggi che si avvalgono di tanti mezzi e servizi di mobilità sostenibile: piedi, bici, micromobilità elettrica, auto elettrica, in sharing o di proprietà, bus elettrici, tram, treni, metro, ascensori, scale mobili, funivie, cremagliere – spiega Andrea Poggio, Responsabile mobilità di Legambiente, che ha curato il Rapporto CittàMEZ – Il mezzo o il servizio di mobilità più utile, comodo, efficiente, economico disponibile: purché a emissioni (inquinanti e CO2) basse o nulle. Tra le città, l’alta posizione in classifica, nel dossier di Legambiente, non si conquista con singole politiche settoriali: non basta una forte spinta alla ciclopedonalità o una attenzione prioritaria al trasporto pubblico o alla sharing mobility, per cambiare la mobilità si devono integrare e innovare tutte queste modalità in modo da offrire diverse possibilità di scelta ai cittadini. Questi mesi hanno tagliato redditi, ridotto la mobilità, esacerbato le differenze. Non si può chiedere alle famiglie impoverite dalla crisi di comprarsi un’auto nuova, ma gli si deve offrire un’alternativa sostenibile, integrata e efficiente per muoversi nelle città rilanciare l’economia e ridurre le disuguaglianze”.

Anche quest’anno, a chiudere il Rapporto CittàMEZ ci sono le “Elettrostorie”, alcuni esempi virtuosi di sviluppo e innovazione che stanno attraversando il nostro Paese, spaziando dallo sviluppo di un turismo elettrico, anche su acqua, ai programmi di elettrificazione delle flotte di trasporto pubblico locale (TPL).

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