30 Novembre 2021
Consumi e risparmio Energia Fonti rinnovabili

Sistema elettrico italiano: la sfida della decarbonizzazione

Il secondo appuntamento con modalità web con cui si è articolata quest’anno la presentazione dell’annuale IREX Report di Althesys, ha preso in esame gli scenari del sistema elettrico italiano, con l’analisi dettagliata dei PNIEC dei principali paesi europei, da cui emerge che quello del nostro Paese è il più avanzato.

Il 22 giugno 2020 si è svolto il secondo evento web previsto in programma per la presentazione dell’annuale IREX Report 2020 di Althesys, Società professionale indipendente specializzata nella consulenza strategica e nello sviluppo di conoscenza, che opera con competenze di eccellenza nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utility, dedicato a “Il futuro del sistema elettrico italiano” che ha preso in esame gli scenari del mercato elettrico, con un’analisi dettagliata dei piani energetici nazionali dei diversi Paesi europei.

Il primo appuntamento, svoltosi il 9 giugno 2020 si era occupato degli investimenti utility scale fatti in Italia dalle imprese italiane ed estere nelle rinnovabili, nella smart energy e nell’efficienza energetica e degli investimenti condotti fuori dai confini dai soli operatori italiani.

Servono segnali di prezzo efficaci per aiutare chi investe in rinnovabili e per rendere flessibile il sistema elettrico – ha detto Alessandro Marangoni, Amministratore delegato di Althesys, a capo del team di ricerca – Bisogna ridurre le distorsioni generate da un mercato concepito ormai vent’anni addietro. Il recepimento degli indirizzi europei sul mercato interno dell’energia elettrica sarà un’opportunità per innovare, ma poi bisognerà andare oltre. L’obiettivo è mettere in pratica quel piano energia e ambiente che, dal confronto internazionale, appare fra i più avanzati in Europa”.

Il Report di Althesys ha comparato Piani nazionali integrati energia-clima (PNIEC) di quattro Paesi europei: Italia, Francia, Germania e Spagna, per esaminare le strategie dei Governi in merito alla decisione di rendere l’UE climaticamente neutrale entro il 2050.

L’Italia, nel suo percorso di chiusura degli impianti a carbone, la cui conclusione è prevista per il 2025, conferma gli obiettivi per le rinnovabili al 30% (elettriche al 55% e termiche al 33,9%). Il PNIECitaliano privilegia il fotovoltaico, con complessità per la sicurezza del sistema e per i segnali di prezzo dati al mercato.

La Spagna è più ambiziosa per quota di energia rinnovabili nel mix energetico: il Plan Nacional Integrado de Energía y Clima 2021-2030 prevede la dismissione del carbone nel 2030, il 42,1% da fonti non programmabili e rinnovabili elettriche all’85%.

La Francia, nel Plan National Intégré Énergie-Climat prevede il phase out del carbone al 2022, fissa al 44% i consumi primari coperti dal nucleare, mentre il contributo delle rinnovabili è fissato al 33%.

Il piano della Germania, consegnato a Bruxelles soltanto pochi giorni fa, evidenzia invece come il Paese sia partito in ritardo, a causa delle dispute interne sull’abbandono del carbone che copre tuttora oltre il 30% della capacità e che è stato fissato al 2038. Gli obiettivi per il 2030 prevedono un ricorso alle FER elettriche del 65% e per le rinnovabili termiche del 27%

L’Italia si pone all’avanguardia nella corsa alla decarbonizzazione del sistema energetico, con un piano di chiusura delle centrali a carbone entro cinque anni, ma restano aperte diverse questioni che il sistema energetico è chiamato ad affrontare – ha sottolineato Marangoni – Prima fra tutte quella degli impianti di generazione, delle reti e degli accumuli, per le quali è necessario uno sblocco autorizzativo al fine di accelerare i progetti”. 

L’adeguatezza del sistema elettrico potrebbe evidenziare qualche criticità, soprattutto nei mesi estivi già nel 2021 a fronte di un picco di domanda di 63 GW. Al tempo stesso, l’emergenza sanitaria ha mostrato un sistema elettrico affidabile e flessibile, nonostante una drastica riduzione dei carichi tra marzo, aprile e maggio, con il nuovo minimo storico, inferiore a 17 GW, registrato lunedì 13 aprile e il picco del 62% di energia erogata da fonti eoliche, solari e idroelettriche il 21 maggio 2020.

Il Covid ci ha mostrato l’impostazione di un sistema che conosce il contributo delle rinnovabili e la necessità degli interventi che porta con sé – ha affermato il Presidente dell’ARERA, Stefano Besseghini intervenuto con una Key-note – L’accettabilità sociale è fatta di aspetti di natura culturale e di adesione ad un percorso di evoluzione del sistema (costi compresi). È fondamentale dare coerenza agli strumenti di implementazione per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. Siamo in una situazione in cui abbiamo il massimo della potenzialità, questo è il momento in cui orientare le nostre scelte. Accettabilità sociale, cicli di autorizzazione e coordinamento tra i piani di sviluppo favoriranno insieme una lettura armonizzata del tema”.

La decarbonizzazione richiede di rafforzare le infrastrutture di rete e sviluppare gli accumuli, sia batterie che pompaggi idroelettrici. Nei prossimi 20 anni più di un terzo degli investimenti nel settore elettrico in tutta Europa sarà rivolto proprio alle reti, per un ammontare di circa 1.100 miliardi di euro.

Per questo, sarà necessario affiancare un ripensamento del market design, introducendo novità, come per esempio i prezzi dinamici o il superamento del PUN, date le criticità evidenziate dalle analisi del modello NET (New Electricity Trends) sviluppato da Althesys che costituisce uno strumento avanzato di simulazione e forecast. 

Gli accumuli vedono il mercato ancora in fase di avvio, dati gli alti costi di investimento e una regolazione in evoluzione. Le nuove tecnologie consentiranno, poi, di ripensare lo scenario energetico futuro, con lo sviluppo del biometano, del P2G (acronimo di Power to Gas, produrre gas utilizzando energia elettrica) e dell’idrogeno, che potranno dare un contributo alla decarbonizzazione sia con l’immissione in rete che favorendo la mobilità sostenibile

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