27 Novembre 2022
Green economy Sostenibilità

22 aprile 2016: aperta la ratifica dell’Accordo di Parigi

aperta ratifica Accordo di Parigi

Oggi è un giorno storico Sono qui convenuti 175 Paesi per firmare l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Questo è di gran lunga il maggior numero di Paesi che si siano riuniti in un unico giorno per sottoscrivere un accordo internazionale”.

Con queste parole il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon ha salutato il solenne momento in cui i rappresentati dei Governi, il 22 aprile 2016, in concomitanza con il 46° anniversario della celebrazione della “Giornata della Terra”, hanno firmato su un tavolo blu, davanti al podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Accordo di Parigi (Paris Agreement).

Adottato alla Conferenza sui Cambiamenti Climatici dello scorso dicembre, l’Accordo prevede, tra l’altro, di mantenere l’aumento della temperatura media globale entro la fine del secolo ben al di sotto dei 2 °C e di proseguire negli sforzi verso l’obiettivo di +1,5 °C.
 L’Accordo entrerà in vigore il 30° giorno successivo a quello in cui sarà ratificato (periodo di firma dal 22 aprile 2016 al 21 aprile 2017) da almeno il 55% delle Parti della Convenzione UNFCCC, rappresentative di almeno il 55% delle emissioni globali.

Era previsto che la data di inizio dell’Accordo avvenisse nel 2020, ma il testo definitivo predisposto dalla Presidenza francese di turno dell’UNFCCC e approvato dalle Parti, ha lasciato cadere la clausola senza che i vari rappresentanti degli altri Paesi sollevassero obiezioni. Per cui, a differenza del Protocollo di Kyoto che di fatto ha impiegato anni prima di avere attuazione, il Paris Agreement potrebbe entrare in vigore prima del 2020.

La Segretaria esecutiva dell’UNFCCC ha dichiarato che le emissioni globali devono raggiungere il picco entro il 2020 se si vuol avere qualche possibilità di limitare il riscaldamento globale entro +1,5 °C,
C’è l’urgenza di attuare i percorsi visionari dell’Accordo di Parigi ad una velocità e ad una scala tali da rendere cruciali i prossimi passi – ha affermato Christiana Figueres – vale a dire di raggiungere rapidamente il picco delle emissioni globali, un mondo climate neutral nella seconda metà del secolo e la costruzione di Paesi e comunità resilienti”.

A sottolineare l’urgenza dell’azione, la NOAA l’Agenzia federale statunitense che si occupa di meteorologia, ha appena comunicato che anche il mese di marzo è risultato il più caldo di sempre, con una anomalia di 1,22 °C oltre la media del XX secolo, facendo prevedere, in aggiunta ai precedenti record di gennaio e febbraio, che anche il 2016 sarà un anno record della temperatura globale.

A New York dei 175 Paesi firmatari:
– 15 Stati (in particolare quelli che fanno parte dell’Alleanza dei Piccoli Stati insulari in via di sviluppo che sono anche quelli più vulnerabili agli effetti del global warming) hanno presentato le rispettive ratifiche durante la cerimonia della firma;
– diversi Paesi hanno annunciato la volontà di ratificarlo entro l’anno, tra cui Australia, Argentina, Camerun, Canada, Cina, Francia, Mali, Messico, Filippine e Stati Uniti;
– altri Paesi, tra cui Brasile, Unione Europea, e la Federazione russa, si sono impegnati a lavorare rapidamente per completare i passi necessari per la ratifica.

Per l’UE, trattandosi di un Accordo misto, è necessario che il Parlamento europeo confermi il suo sostegno al testo, ma prima la Commissione, su indicazione degli Stati membri, deve presentare una proposta allo stesso Parlamento, che dovrà essere discussa anche in seno al Consiglio.
Il 2 marzo 2016 la Commissione UE ha adottato la Comunicazione “The Road from Paris”, dove vengono esaminate le implicazioni per l’UE del nuovo Accordo e indicate le fasi e i passaggi per la sua attuazione, accompagnata da una proposta di Decisione del Consiglio, che sostanzialmente ribadisce il target del 40% di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030, come previsto nel Pacchetto adottato nel 2014, allorché il limite all’orizzonte 2100 era di mantenere a +2 °C il riscaldamento globale, mentre ora il testo dell’Accordo prevede di compiere sforzi per limitarlo a +1,5 °C. Alcuni Paesi membri premono per obiettivi più ambiziosi (Francia, Germania, Gran Bretagna, Svezia, Portogallo, Belgio e Lussemburgo), ma un altro gruppo di Paesi, più numeroso, costituito da quelli dell’Europa Orientale capeggiati dalla Polonia, a cui si sarebbero accodate anche Italia e Spagna, non sono favorevoli ad un ulteriore aumento della riduzione delle emissioni.

Intervenendo alla cerimonia, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi ha affermato che “L’Italia sarà protagonista di questo accordo storico, per i nostri figli e per i nostri nipoti” e che l’impegno sul clima e l’ambiente “è una priorità per la nostra iniziativa di Governo a livello nazionale, ma sarà una priorità anche per la Presidenza del G7 che prenderemo il prossimo anno e per il nostro impegno in Europa“.

Resta il fatto che la Strategia energetica nazionale è ancora quella fissata con Decreto dai Ministri Clini e Passera (2013), dove si fa grande affidamento sulle risorse petrolifere e di gas, senza che nel frattempo sia intervenuta una sua revisione per scegliere in modo inequivocabile un modello basato su rinnovabili ed efficienza energetica, nonostante le critiche che quel Decreto avesse sollevato negli esponenti dell’attuale maggioranza di Governo e la volontà espressa di volerla cambiare.

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