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Transizione giusta: orientamenti UE per l’utilizzo del Fondo in Italia

I primi orientamenti della Commissione UE sull’utilizzo del Fondo per una transizione giusta nelle aree del Sucis-Iglesiente (Sardegna) e nell’area funzionale di Taranto (Puglia) per la transizione verso la riduzione dell’uso del carbone, sono contenute nella relazione dedicata all’Italia adottata con la Comunicazione sul primo Semestre Europeo.

Nei giorni scorsi con una Comunicazione sulla valutazione dei progressi in materia di riforme strutturali , prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici  e risultati degli esami (il cosiddetto “Pacchetto d’inverno”), la Commissione UE ha presentato i risultati sui progressi compiuti dagli Stati membri nel per seguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030, per realizzare quella che è stata definita la sostenibilità competitiva.

Le relazioni, ovviamente, contengono anche le sfide che si pongono ai singoli Paesi per la transizione climatica ed energetica, in linea con il Green Deal europeo, adottato dalla nuova Commissione UE, indicando anche le priorità a cui destinare il Fondo per una transizione giusta.

Nel documento dedicato all’Italia, a proposito di sostenibilità e di transizione verde, la Commissione UE osserva che il Fondo per una transizione giusta può sostenere la transizione industriale verso la riduzione dell’uso del carbone.
In Italia le attività connesse al carbone sono molto limitate, ma rappresentano una fonte significativa di emissioni di gas a effetto serra e sono concentrate in alcune aree – vi si legge – Le uniche risorse di carbone oggetto di sfruttamento (da Carbosulcis SpA) si trovano in Sardegna e sono ubicate in un contesto socioeconomico sfavorevole. In Puglia esiste un’acciaieria (ILVA) che conta 10 000 dipendenti (il doppio se si considera l’indotto). Nella stessa area è ubicata anche una delle maggiori centrali a carbone d’Italia. L’economia della zona dipende in larga parte dalle centrali a carbone e dalla produzione di ferro/acciaio, che sono fonti significative di emissioni di gas a effetto serra. Alcune misure potrebbero sostenere le PMI e la riconversione professionale con una strategia locale integrata che includa la decontaminazione e la riqualificazione urbana”.

Nell’allegato D sono indicate le principali priorità del Fondo che si basano sull’analisi delle sfide dovute alla transizione e che costituisce la base per un dialogo tra l’Italia e i servizi della Commissione, oltre che pertinenti orientamenti nella preparazione del Piano territoriale per una transizione giusta, che formeranno la base per la programmazione del Fondo per una transizione giusta, i cui investimenti integrano quelli effettuati nell’ambito dei finanziamenti della Politica di coesione.

Per quanto riguarda l’area funzionale di Taranto,la forte dipendenza della zona dai combustibili fossili rappresenta una sfida enorme per quanto riguarda la decarbonizzazione e richiede notevoli sforzi per sostenere una strategia di transizione integrata, che accompagni lo spostamento a lungo termine di Taranto verso alternative economiche e un ulteriore sviluppo del polo siderurgico. In base a questa valutazione preliminare, sembra necessario che il Fondo per una transizione giusta concentri il suo intervento in questa zona. Per far fronte a queste sfide sono stati identificati fabbisogni di investimenti prioritari per rendere più moderne e competitive le economie di questo settore.
Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a:
investimenti nella diffusione di tecnologie e infrastrutture per l’energia pulita a prezzi accessibili, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, anche nei siti industriali con elevate emissioni di gas a effetto serra con l’obiettivo di ridurre queste emissioni (in nota si legge “che la zona di Taranto dovrebbe subire notevoli perdite di posti di lavoro, che potrebbero non essere del tutto compensate dalla creazione e dallo sviluppo delle PMI; potrebbe quindi essere preso in considerazione il sostegno agli investimenti produttivi nelle grandi imprese, a condizione che gli investimenti siano compatibili con il Green Deal europeo”);
investimenti nella rigenerazione e la decontaminazione dei siti, il ripristino del terreno e i progetti di conversione;
investimenti nella creazione di nuove aziende, anche mediante incubatori di imprese e servizi di consulenza, tenendo conto delle strategie di specializzazione intelligente che forniscono un quadro importante per definire le priorità dell’innovazione a sostegno della trasformazione economica;
investimenti produttivi nelle PMI;
miglioramento delle competenze e riqualificazione professionale dei lavoratori;
assistenza nella ricerca di lavoro;
inclusione attiva delle persone in cerca di lavoro.

Nel Sulcis Iglesiente (provincia di Carbonia-Iglesias), l’ultima miniera italiana di carbone di Monte Sinni dovrebbe arrestare gradualmente la produzione di carbone entro il 2025, dà lavoro a 350 dipendenti e la sua produzione è costantemente in calo. L’area è già caratterizzata da un’alta percentuale di abitanti anziani, pochi giovani laureati, alto tasso di disoccupazione giovanile (35,7 %), basso reddito pro capite e una qualità della vita complessivamente bassa. Ciò crea problemi per la transizione e genera relativi fabbisogni di investimenti. In base a questa valutazione preliminare, sembra necessario che il Fondo per una transizione giusta intervenga anche in questa zona. Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a:
investimenti nella rigenerazione e la decontaminazione dei siti, il ripristino del terreno e i progetti di conversione;
investimenti nel potenziamento dell’economia circolare, anche mediante la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, l’uso efficiente delle risorse, il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio;
investimenti produttivi nelle PMI, tra cui le start-up, finalizzati alla diversificazione e alla riconversione economica;
miglioramento delle competenze e riqualificazione professionale dei lavoratori;
assistenza nella ricerca di lavoro;
inclusione attiva delle persone in cerca di lavoro.

In un recente Rapporto del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE dedicato alle alternative ai posti di lavoro a rischio nelle regioni carbonifere dell’Unione, gli investimenti nelle energie pulite potrebbero costituire valide opportunità lavorative e la Sardegna, sotto questo aspetto è stata inclusa tra le regioni HDEP (High Decarbonizing Employment Potential) proprio per le potenzialità offerte soprattutto dall’eolico on-shore (tra le prime 5 regioni carbonifere europee), ma anche per le biomasse e l’ efficienza energetica.

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