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Transizione energetica: in regioni carbonifere valide alternative lavorative

Un nuovo Rapporto del JRC stima che nelle regioni carbonifere dell’UE la transizione energetica low carbon porterà alla creazione di più posti di lavoro di quanti non ne esistano attualmente. In Sardegna, grazie alle potenzialità dell’eolico on shore, si potrebbe raggiungere al 2050 il rapporto di 21:1.

La transizione energetica può fornire un’alternativa ai posti di lavoro a rischio nelle regioni carbonifere: è questo il titolo (Energy transition can provide alternative for jobs at risk in coal regions) del nuovo Rapporto del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE.

Il Rapporto fa seguito all’adozione della Comunicazione della Commissione UE sul Green Deal europeo e all’annuncio del meccanismo della giusta transizione che mira a sostenere le comunità più colpite dalla transizione verso la neutralità climatica entro il 2050, in particolare nelle regioni carbonifere dell’UE.

In un precedente Rapporto, JRC aveva calcolato che circa mezzo milione di persone sono impiegate in attività dirette e indirette nel settore carbonifero, e che entro il 2030, potrebbero andare persi circa 160.000 posti di lavoro diretti

Ora, secondo il nuovo Rapporto che presenta una sintesi del ruolo che le tecnologie energetiche pulite possono svolgere per le regioni identificate nel percorso verso la loro transizione dall’attività di estrazione del carbone a un consumo energetico low carbon, l’implementazione delle tecnologie di energia rinnovabile in più della metà delle aree dedicate attualmente all’industria carbonifera, la transizione verso le fonti energetiche alternative porterà alla creazione di più posti di lavoro di quanti non ne esistano attualmente: fino a 315.000 posti entro il 2030 e fino a 460.000 entro il 2050.

Le regioni carbonifere dell’UE dovrebbero svolgere un ruolo attivo nella transizione energetica europea – ha dichiarato Zoi Kapetaki, principale autore del Rapporto – La maggior parte di queste mostrano un notevole potenziale di energia pulita che in molti casi può spostarle da un modello singolo a un modello multisettoriale“.

Gli scienziati del JRC hanno raggruppato le 42 regioni carbonifere dell’UE (erano incluse anche quelle della Gran Bretagna) in 3 gruppi confrontando l’occupazione nel settore carboniero con quella che ne deriverebbe potenzialmente dalle tecnologie energetiche pulite a livello regionale:
28 regioni mostrano un elevato potenziale per l’impiego di tecnologie energetiche rinnovabili aggiuntive
7 regioni mostrano un potenziale medio;
– le restanti 7 regioni non avrebbero il potenziale sufficiente per compensare l’occupazione nelle attività in corso.

L’attenzione si è focalizzata sulle tecnologie di generazione di energia eolica, fotovoltaica solare, bioenergia, fonti geotermiche, nonché su centrali a carbone con cattura del carbonio. Ad esempio, il massimo potenziale tecnico in queste regioni per la sola energia eolica (821 GW) potrebbe fornire quasi cinque volte la capacità installata della tecnologia del 2017 nell’UE (~ 169 GW).

La Sardegna, unica regione carbonifera italiana viene inclusa tra le regioni HDEP (High Decarbonizing Employment Potential) proprio per le potenzialità offerte soprattutto dall’eolico on-shore (tra le prime 5 regioni carbonifere europee), ma anche da biomasse ed efficienza energetica. Assicurando uno sviluppo favorevole del potenziale disponibile già nel 2020, la Sardegna potrebbe raggiungere un rapporto di 21:1 sul potenziale di decarbonizzazione rispetto all’occupazione legata al carbone entro il 2050 (La scheda di analisi completa dedicata alla regione carbonifera italiana è a pag. 128 del Rapporto).

L’attuale occupazione legata al carbone (a sinistra). Il contributo occupazionale alla decarbonizzazione dei settori (a destra).

Gli investimenti nell’energia pulita nelle regioni carbonifere, inoltre, possono beneficiare della disponibilità di infrastrutture, terreni, competenze e patrimonio industriale già esistenti. Questi investimenti, secondo gli autori del Rapporto, dovrebbero concentrarsi non solo sulla diffusione di ulteriori capacità di energia rinnovabile, ma anche creare opportunità di lavoro per garantire una transizione equa per le regioni e le comunità interessate.

Il rapporto avverte, tuttavia, che sarà necessario uno sforzo reale sulle catene del valore dell’energia pulita per aumentare le possibilità che questo potenziale si materializzi direttamente nelle regioni colpite.

Inoltre, al fine di massimizzare l’impatto delle opportunità future, è necessario avere una stretta cooperazione a tutti i livelli (UE, nazionale, regionale e locale) e coinvolgere tutte le parti interessate (società, autorità di regolamentazione, investitori, pianificatori dell’uso del territorio e locali comunità).

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