Secondo uno studio appena pubblicato l’inquinamento atmosferico sarebbe responsabile di abbreviare la vita media delle persone più del fumo e di malattie parassitarie e virali, come l’AIDS e la malaria, suggerendo che siamo di fronte ha una “pandemia”.
È stato appena diffuso suCardiovascular Research, la Rivista dellaSocietà Europea di Cardiologia(ECS), che viene pubblicata daOxford Journals, loStudio“Loss of life expectancy from air pollution compared to other risk factors: a worldwide perspective” (Perdita dell’aspettativa di vita da inquinamento atmosferico rispetto ad altri fattori di rischio: una prospettiva mondiale) che evidenzia come le conseguenze dell’inquinamento atmosferico sulla vita delle persone a livello globale siano ben superiori a quelle causate da guerre e altre forme di violenza, malattie come malaria e AIDS o abitudini come il fumo.
I ricercatori, utilizzando un modello che simula i processi chimici atmosferici e il modo in cui interagiscono con terra, mare e sostanze chimiche emesse da fonti naturali e di origine umana come produzione di energia, industria, traffico e agricoltura, iricercatori hanno stimato che l’inquinamento atmosferico globale ha causato un 8,8 milioni di morti premature nel 2015,pari adunaccorciamento medio dell’aspettativa di vita di quasi tre anni per ogni individuo.
“È notevole che sia il numero di morti che gli anni di aspettativa di vita persi a causa dell’inquinamento atmosferico rivaleggino con quelli del fumo e sono molto più alti rispetto ad altre cause di morte– ha affermatoJos Lelieveld, del Dipartimento di Chimica dell’Atmosfera del Max Planck Institute di Magonza (Germania) e principale autore dello Studio –L’inquinamento atmosferico supera la malaria come causa globale di morte prematura di un fattore 19, la violenza di un fattore 16, l’AIDS di un fattore 9, l’alcool di un fattore 45 e l’abuso di droghe di un fattore 60“.

I
ricercatori hanno esaminato l’effetto dell’inquinamento atmosferico su6 categorie di malattie:
–infezione del tratto respiratorio
inferiore;
–malattia polmonare ostruttiva cronica;
–cancro ai polmoni;
–malattie cardiache;
–malattie cerebrovascolari che provocano
ictus;
– altremalattie non trasmissibili,
che includono condizioni comeipertensioneediabete.
Tra i risultati, sono da evidenziare, inoltre, che lemalattie cardiovascolari(malattie cardiache e cerebrovascolari combinate) sono responsabili della maggior parte dell’abbreviazione della vita a causa dell’inquinamento atmosferico: il43% della perdita di aspettativa di vita in tutto il mondo.
Hanno anche scoperto che l’inquinamento atmosferico ha avuto uneffetto maggiore sull’accorciamento della vita delle persone anziane, ad eccezione dellemorti nei bambini di età inferiore ai cinque anni in Paesi a basso redditodi Africa e Asia meridionale. A livello globale, circa il75% dei decessiattribuiti all’inquinamento atmosferico si verifica nelle persone dietà superiore ai 60 anni.
“Poiché l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute pubblica nel complesso è molto più grande di quanto finora creduto e che si tratta di un fenomeno mondiale, riteniamo che i nostri risultati dimostrino che esiste una ‘pandemia’ da inquinamento atmosferico– ha aggiunto l’altro coordinatore della ricerca,Thomas Münzeldel Dipartimento di cardiologia del Centro medico universitario di Magonza – I responsabili politici e la comunità medica dovrebbero prestarvi molta più attenzione. Sia l’inquinamento atmosferico che il fumo sono prevenibili, ma negli ultimi decenni è stata prestata molta meno attenzione all’inquinamento atmosferico rispetto al fumo, specialmente tra i cardiologi”.
Questo è il primo studio che mostra gli effetti dell’inquinamento atmosferico sui decessi per età, tipo di malattia e anche i suoi effetti sull’aspettativa di vita a livello di singoli Paesi e regioni, stimando anchegli effetti della riduzione delle emissioni da combustibili fossili:più di un anno e quasi due qualora fossero rimosse completamente.

Tuttavia, sussistono grandi differenze tra le regioni a causa della diversità delle emissioni:
– nell’Asia orientale che ha la più alta perdita di aspettativa di vita a causa dell’inquinamento atmosferico evitabile, tre dei quattro anni di aspettativa di vita persi potrebbero essere evitati eliminando le emissioni prodotte dall’uomo;
– in Africa, dove la crescita della popolazione è più rapida e prevale l’inquinamento da polveri, è possibile prevenire solo la perdita di 0,7 anni sugli oltre 3;
– inEuropa, dove vi è una media di2,2 anni di aspettativa di vita persa, potrebbero esserne evitati1,7;
– in America settentrionale, rispetto agli attuali di 1,4 anni persi di aspettativa di vita perduta, 1,1 potrebbero essere evitati, principalmente eliminando gradualmente i combustibili fossili.
“In questo studio abbiamo distinto tra inquinamento atmosferico evitabile, prodotto dall’uomo, e inquinamento da fonti naturali come polvere del deserto e le emissioni da incendi, che non possono essere evitate– ha concluso Lelieveld –evidenziando che circa i due terzi delle morti premature sono attribuibili all’inquinamento atmosferico causato dall’uomo, principalmente dall’uso di combustibili fossili, che sale all’80% nei Paesi ad alto reddito. Sono cinque milioni e mezzo le morti in tutto il mondo all’anno che potrebbero essere evitate”.
