ISPRA e SNPA hanno presentato tre rapporti ambientali: il rapporto europeo “Europe’s Environment 2025” dell’EEA, e i due Rapporti nazionali “Stato dell’Ambiente in Italia 2025” e “Rapporto Ambiente SNPA, fornendo un quadro multilivello dello stato dell’ambiente in Europa e in Italia.
L’ultimoRapporto quinquennalesullo Stato dell’ambiente in Europapubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) il 29 settembre 2025 ha evidenziato che l’Europa si conferma leader mondiale nell’impegno per il clima: riduce le emissioni di gas serra e l’uso di combustibili fossili, mentre raddoppia la quota di energie rinnovabili dal 2005. Passi significativi sono stati compiuti sulla qualità dell’aria, l’economia circolare e l’efficienza delle risorse. Ulteriori progressi sono stati raggiunti su una serie di fattori che consentono la transizione verso la sostenibilità, quali l’innovazione, il lavoro verde e la finanza sostenibile, che sono motivo di ottimismo. Viceversa più complessa è la situazione della biodiversità che denuncia crisi in tutti gli ecosistemi: terrestri, di acqua dolce e marini a causa delle persistenti pressioni esercitate da modelli di produzione e consumo non sostenibili. Anche per quanto attiene i cambiamenti climatici l’Europa è sotto stress: è il continente che si riscalda più rapidamente nell’intero pianeta.
In questo quadro come si colloca l’Italia?
Per avere una visione multilivello sulla situazione ambientale europea, nazionale e regionale, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) hanno presentato il 28 ottobre 2025 nel corso di unevento in streaming3 Rapporti:
– “Europe’s Environment 2025” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA);
– “Stato dell’Ambiente in Italia 2025: Indicatori e Analisi” dell’ISPRA;
– “Rapporto Ambiente SNPA 2025”del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente
L’iniziativa ha offerto unavisione multilivello della situazione ambientale europea, nazionale e regionale, evidenziando la necessità di una rete istituzionale basata su conoscenza condivisa e responsabilità. I 3 Rapporti non sono studi isolati, ma parte di un’unica cornice conoscitiva fondata su indicatori ambientali ufficiali, costantemente aggiornati da ISPRA e SNPA, che garantiscono coerenza, comparabilità e trasparenza, consentendo dimonitorare i progressi e misurare l’efficacia delle politiche pubbliche.
“In Italia come nel resto d’Europa ad alcune positività: per esempio, nel nostro Paese il tasso di economia circolare è sicuramente rilevante e nettamente superiore rispetto alla media europea e questo è testimonianza anche dell’impegno delle imprese, questo è giusto ricordarlo– ha dichiaratoStefano Laporta, presidente dell’ISPRA – D’altro canto, abbiamo ancora alcune situazioni su cui dobbiamo lavorare per affrontare in maniera adeguata la perdita di biodiversità, ma anche un uso complessivamente più sostenibile e responsabile di alcune risorse importantissime come il suolo e l’acqua e, purtroppo, ancora l’inquinamento che genera preoccupazione in tutta Europa. Oggi abbiamo sentito come, per l’Organizzazione mondiale della sanità, i decessi da inquinamento rappresentino complessivamente la terza o quarta causa dei decessi prematuri in Europa. Su questi aspetti dobbiamo ancora lavorare perché l’Italia è un Paese che ha fatto grandi passi in avanti sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, ma dobbiamo ancora fare molto per quanto riguarda il particolato, anche perché ci sono delle condizioni climatiche e orogeografiche di alcune Regioni italiane che sono particolarmente complicate”.
Ne emerge chel’Italia è leader nell’economia circolare, con un tasso di utilizzo circolare dei materiali del 20,8% nel 2023, quasi il doppio della media UE (11,8%), che la colloca al 2° posto in UE.Le emissioni di gas serra si sono ridottedel 26,4% tra 1990 e 2023 ecresce l’agricoltura biologica. Aumenta ilconsumo di energia da fonti rinnovabili, che supera il traguardo 2020 e puntaal 38,7% entro il 2030.
Biodiversità,consumo del suoloe clima sono le sfide che sono ancora aperte.
Continua ad essere sotto pressione la biodiversità italiana, una delle più ricche in Europa:solo l’8% degli habitat naturali risulta in uno stato di conservazione favorevole, mentre il28% delle specie di vertebrati e il 24% delle piante vascolari valutate sono a rischio di estinzione.
Ilconsumo di suoloresta una criticità, come peraltro testimoniato dall’ultimoRapporto:nel 2024 sono stati persi 7.850 ettari, pari a 21,5 ettari al giorno. Preoccupa ilclima: il 2024 è stato l’anno più caldo di tutta la serie dal 1961. Ighiacciai alpini osservati perdono massa ad un ritmo sostenutoe l’innalzamento del livello del mare, pur di pochi millimetri l’anno,è continuoe dunque necessita di attenzione. Leperdite economiche pro capite dovute a eventi estremi sono quintuplicate in sette anni, dal 2017 l’Italia si colloca stabilmente sulivelli superiori alla media europea. Sul fronte della qualità ambientale, l’Italia mostra risultati contrastanti: da un lato sonoin aumento i corpi idrici superficiali in stato chimico buono, che raggiungono il 78% dei fiumi; dall’altro, nonostante l’inquinamento atmosfericopresenti un generale miglioramento, avvicinandosi al rispetto dei valori limite di legge, sono necessari ulteriori interventi per raggiungere pienamente i valori di riferimento OMS.

“Il Rapporto sullo stato dell’ambiente ci consegna una fotografia dell’Italia che registra un miglioramento nella gestione delle risorse ambientali, ma dobbiamo fare molto di più –ha sottolineatoMaria Siclari, Direttrice generale dell’ISPRA –Diminuiscono le emissioni di gas serra del 26% rispetto al 1990, ma dobbiamo fare di più per ridurre le emissioni sui settori dei trasporti e dei riscaldamenti. Anche la biodiversità è sotto pressione, perché abbiamo solo l’8% degli habitat che sono in buone condizioni e per questo è importante un monitoraggio attento del territorio, così come incrementare le aree protette per arrivare al target fissato dall’Unione europea. La grande sfida è combattere gli impatti dei cambiamenti climatici, serve avere conoscenza e previsione e Ispra sta sviluppando, grazie al progetto di ricerca MER, strumenti che ci permetteranno di costruire modelli previsionali dei cambiamenti climatici per essere in grado di affrontarne gli impatti non più con uno scenario di 10-20 anni, ma almeno di cinque anni”.

Dopo il quadro europeo e nazionale, com’è la situazione a livello regionale?
Il quadro è di un Paese in movimento, dove le politiche ambientali iniziano a produrre effetti tangibili, ma persistonodisuguaglianze territoriali e ritardi da colmare. Per l’economia circolare, performance di raccolta differenziata particolarmente positive inVeneto(77,7%),Emilia-Romagna(77,2%) eSardegna(76,3%).Valle d’Aosta,TrentinoeBasilicatasi distinguono per l’elevato consumo di energia prodotta dafonti energetiche rinnovabili. Molto vicine al target UE per l’agricoltura biologicale regioni del Centro e del Mezzogiorno, ancora distanti quelle del Nord. Solo 7 regioni hanno ad oggi approvato formalmente unaStrategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, ma tutte hanno inseritoil tema dell’adattamento climatico tra le priorità della propria programmazione ambientale.
